Collettivismo

Il collettivismo è impotente a produrre quella rivoluzione, quella profonda trasformazione morale dell’uomo, in seguito alla quale ciascuno non farà e non vorrà fare una cosa che potrebbe portar danni ad altri […]. Esso è incompatibile con l’anarchia: avrebbe bisogno di un potere regolatore e moderatore, che poi viceversa diventerebbe oppressore e sfruttatore.

Errico Malatesta, Programma e organizzazione dell’Associazione internazionale dei lavoratori, 1884

Libertà di stampa

In Italia crescono le minacce contro i giornalisti, soprattutto nel Mezzogiorno, ma anche a Roma: è l’allarme lanciato da Reporters sans frontières che nel rapporto 2018 sulla libertà di stampa come l’anno scorso punta il dito contro il Movimento 5 Stelle. Nonostante questo, nella classifica realizzata annualmente dall’Ong il nostro Paese progredisce di 6 punti rispetto al ranking dello scorso anno sulla libertà di stampa, in 46/a posizione sui 180 Paesi esaminati. Al primo posto c’è la Norvegia, mentre la Corea del Nord figura in ultima posizione […]. L’Ong parigina deplora un «sempre più marcato clima di odio” al livello globale. «L’ostilità dei dirigenti politici nei confronti dei media non è più appannaggio esclusivo dei Paesi autoritari come la Turchia (157/a posizione) o l’Egitto (161/a), sprofondati nella ‘mediafobia’ al punto da generalizzare le accuse di ‘terrorismo’ contro i giornalisti e incarcerare arbitrariamente tutti coloro che non prestano fedeltà». «Sempre più leader democraticamente eletti – fa osservare l’Ong – vedono la stampa non più come fondamento essenziale della democrazia bensì come un avversario al quale mostrano apertamente la loro avversione. Paese del primo emendamento, gli Usa di Donald Trump figurano ormai in 45/a posizione, indietro di due punti. E il presidente Usa abbonato al ‘media-bashing’ bolla senza complessi i reporter come ‘nemici del popolo’, formula usata a suo tempo da Stalin».
Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2018

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Amore

Se Guido degli Anastagi s’era ammazzato, peggio per lui! L’amore è una passione spontanea che vive di libertà. E la donna, che si ostina a dirmi di no, mi farà infelice; ma della mia infelicità ella non può essere né accusata né condannata da legge veruna. La massima che le donne sieno in obbligo di riamare chi le ama, è uno de’ sofismi usati da’ seduttori.
Giovanni Berchet, Lettera semiseria (1816) Continua a leggere “Amore”

ANTONIO VIGILANTE La scuola della tradizione (su “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola)

Paola Mastrocola ha raccolto diligentemente le chiacchiere da sala docenti e le ha esposte con stile brillante (trapuntato di punti sospensivi, come si conviene ad una scrittrice): così ha costruito per tre quarti un libro che si intitola “La scuola raccontata al mio cane” (Guanda, Modena 2004, pp. 194). Un libro che è ormai la Bibbia del docente italiano, il Manifesto degli scontenti, il Rapporto impietoso sullo sfascio della scuola riformata. Sfascio che sarebbe cominciato con l’introduzione del recupero. Prima, con l’esame di riparazione a settembre, c’era la scuola; dopo, una bolgia. Prima l’alunno studiava, si preoccupava, si responsabilizzava: riparava. Oggi l’alunno viene recuperato, quasi contro la sua volontà. E si porta dietro lacune che non colmerà mai. Nelle parole dell’autrice, è una catastrofe morale e civile, per così dire: “Al grido di ‘io ti recupero’ abbiamo incrinato, nei nostri giovani, il senso della responsabilità individuale, il dovere di rispondere delle proprie azioni, la certezza di pagare, in qualche modo, un prezzo” (p. 20). Addirittura. Nell’ormai lontano ’86 fui rimandato a settembre, tra l’altro, in francese. Non aprii il libro per tutta l’estate. Continua a leggere “ANTONIO VIGILANTE La scuola della tradizione (su “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola)”

Re

I vestiti nuovi dell’imperatore
una favola di H. C. Andersen

Molti anni fa viveva un imperatore, il quale amava tanto possedere abiti nuovi e belli, che spendeva tutti i suoi soldi per abbigliarsi con la massima eleganza. Non si curava dei suoi soldati, non si curava di sentir le commedie, o di far passeggiate nel bosco, se non per sfoggiare i suoi vestiti nuovi; aveva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un rè si dice: “È in Consiglio!” di lui si diceva sempre: ” È nello spogliatoio!”

Nella grande città dove egli abitava, ci si divertiva molto; ogni giorno arrivavano stranieri, e una volta vennero due impostori; si spacciarono per tessitori e dissero che sapevano tessere la stoffa più straordinaria che si poteva immaginare. Non solo i disegni e i colori erano di singolare bellezza, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili a quegli uomini che non erano all’altezza della loro carica o che erano imperdonabilmente stupidi.
“Sarebbero davvero vestiti meravigliosi! – pensò l’imperatore; – con quelli indosso, io potrei scoprire quali uomini nel mio regno non sono degni della carica che hanno; potrei distinguere gli intelligenti dagli stupidi, ah! si! mi si deve tessere subito questa stoffa!” E diede molti soldi in mano ai due impostori perché cominciassero a lavorare.

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Il mio primo giorno di scuola

A quest’ora, oggi, sono 18 anni che sono rientrato in una scuola da insegnante. Questo è il diario postumo della mia prima esperienza, 35 giorni da commissario di maturità in un istituto tecnico dell’Eur.

Arrivo con un’ora di ritardo. I candidati stanno svolgendo il compito. La presidente di commissione, d’ora in poi Angela Boncristiano, dice: siccome siamo colleghi ci smezziamo i compiti di italiano così si fa prima. Al termine della prova si formano due sottocommissioni. Io sto con una collega di meteorologia e uno di elettronica. Dico: la presidente, siccome è una collega… Dicono: che collega, insegna inglese.

Nel frattempo Angela Boncristiano mi ha nominato segretario. Dice che il verbale lo fa lei e io lo firmo alla fine della giornata. Legge una lettera della scuola. Il succo è: il commissario di italiano è gentilmente pregato di valutare i temi per il loro contenuto e non per la loro forma, tenendo presente che in questa scuola si formano dei periti. Non ho capito periti di cosa. Continua a leggere “Il mio primo giorno di scuola”