Non violenza

La non violenza è uno stile di vita.
Martin Luther King Jr

Martin ha sempre avuto una forte propensione ad aiutare il prossimo. Mi aveva confessato che la svolta nella riflessione su come conciliare il pacifismo cristiano con l’attività pratica era avvenuta mentre frequentava il seminario, quando entrò in contatto con l’insegnamento del leader indiano, il Mahatma Gandhi. Martin scrisse in seguito, in Marcia verso la libertà: «Gandhi è stato probabilmente il primo uomo nella storia a innalzare l’etica dell’amore di Gesù da mera interazione tra gli individui a una potente effettiva forza sociale su larga scala… Continua a leggere “Non violenza”

CHARLES PERRAULT Cappuccetto rosso

[traduzione di Carlo Collodi]

C’era una volta in un villaggio una bambina, la più carina che si potesse mai vedere. La sua mamma n’era matta, e la sua nonna anche di pìù.
La mamma che era molto buona le aveva fatto fare un cappuccetto rosso, il quale le tornava così bene al viso, che la chiamavano dappertutto Cappuccetto Rosso.
Un giorno sua madre, avendo sfornato delle frittelle, le disse:
«Va’ un po’ a vedere come sta la tua nonna, perché mi hanno detto che era un po’ ammalata: e intanto portale queste frittelle e questo vasetto di burro».

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JACOB E WILHELM GRIMM Cappuccetto rosso

[Traduzione di Tommaso Landolfi]

C’era una volta una piccola, dolce bimba di campagna, e l’aveva cara ciascuno che solo la vedesse, ma sopra tutti sua nonna, la quale non sapeva più che cosa regalarle. Un giorno le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché le stava a pennello ed essa non volle più portare nient’altro, la chiamarono soltanto Cappuccetto Rosso.
Una volta la mamma le disse: «Guarda, Cappuccetto Rosso, c’è qui un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; essa è malata e debole e questa roba le farà bene. Avviati prima che faccia troppo caldo, e quando sarai fuori, cammina seria e perbenino e non correre fuori della strada, sennò caschi e rompi la bottiglia e la nonna non avrà nulla. E quando entrerai nella sua stanza, non dimenticare di dir buongiorno, e non andar ficcando il naso in tutti gli angoli».

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Lasciamoli lavorare (6)

Bussetti, il ministro, è andato al congresso della Fidae (federazione di scuole cattoliche). Ha detto che va garantita la libertà di scelta tra scuola pubblica e paritaria (la solita solfa). Che l’insegnante ha una missione (roba forte). Che è impensabile fare riforme della scuola (si trova tutto il lavoro già fatto) e che la scuola non deve mettere sulla bancarella tutto quello che può offrire agli studenti per farli iscrivere. In netta controtendenza rispetto alla linea seguita dall’autonomia in avanti. Riflessione lodevole. Tra le righe: comprimere, livellare, standardizzare. Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (6)”

Flipper

Non l’avevo mica comprato il flipper, si capisce. Ma ci sono cose, nella vita, che ti appartengono per abito, per censo, per sacro e inalienabile diritto. E il flipper del bar Pedro, sin dai remoti tempi in cui riuscivo a malapena ad arrivare alle manopole, era una di queste.

Carlo D’Amicis, La guerra dei cafoni

Lasciamoli lavorare (5)

Premessa: il nuovo esame di Stato è regolato dal decreto 62 del 2017, nel quadro delle deleghe alla 107. Quindi è stato il PD. Il governo del cambiamento si è solo limitato a passarlo. Probabilmente il ministro non l’ha nemmeno letto. Qualcuno ha scritto cosa doveva dire.

Una novità importante è che il nuovo esame, finalmente, sarà aderente ai programmi scolastici: «Prosegue il lavoro di accompagnamento verso il nuovo Esame – ha detto il ministro Marco Bussetti -. Il Miur, anche alla luce delle nuove regole, lavorerà affinché le tracce siano davvero corrispondenti con quanto fatto dai ragazzi durante il percorso di studi Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (5)”

RENATA PULEO Perché la valutazione standardizzata – e oltre… – piace agli economisti

[La scuola delle 3 i, 24 novembre 2018]

Padova, convegno «Riaccendiamo il fuoco nella scuola», 10 novembre 2018

Il realismo capitalista di cui scrisse Mark Fisher, è legato alla convinzione che il processo di soggettivizzazione necessario alla produzione di capitale umano, passi attraverso la formazione ricorrente, alternante (teniamo presente questo aggettivo, Gigi Rossi ha parlato di cosa può voler dire in ambito di istruzione), per tutta la vita. Anche Michael Young ne descrisse gli effetti che collocò – a differenza di Fisher – in un grigio fanta-futuro, sempre britannico. Continua a leggere “RENATA PULEO Perché la valutazione standardizzata – e oltre… – piace agli economisti”

UGO FOSCOLO A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Tribalismo

Resta la domanda: che fare?

Ritorniamo da capo. Si sarà notato che tutti gli elementi del tribalismo stanno anzitutto nel «substrato» delle azioni e dei convincimenti sociali. Da lì occorre procedere. A chi pretende di parlare a nome degli «italiani» e della loro «identità», si opponga il dissenso; a chi esalta la forza, si oppongano il rispetto e la mitezza; a chi burocratizza la scuola e l’università per trasformarle in avviamento professionale, si oppongano i diritti della cultura; alle illegalità, si reagisca senza timore con la denuncia; alla cultura della discriminazione e della violenza, si contrappongano iniziative di solidarietà. Agli ignoranti che usano la vuota e spesso oscena neo-lingua, si chieda: ma che cosa dici mai, come parli? eccetera, eccetera. Fino al limite della resistenza ai soprusi e della disobbedienza civile che, in casi estremi, come ha insegnato don Milani, sono virtù.

Gustavo Zagrebelsky

FABIO GEDA In famiglia

Da Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari

La famiglia abitava fuori Torino, in una casa isolata, oltre le colline. Sceso dalla macchina — Danila era venuta a prenderci alla fermata di un autobus — sono stato circondato da tre cani, che tra tutti gli animali è forse il mio preferito, e ho pensato: Qui mi sa che andiamo d’accordo.

Marco era il padre, e di lui, anche se è un padre, posso pronunciare il nome, non come del mio, che ho chiamato solo padre. Danila era la madre, e anche di lei, e dei figli, Matteo e Francesco, mi sento di dire i nomi. Non sono nomi che mi fanno stare male, anzi. Continua a leggere “FABIO GEDA In famiglia”