C’era una volta un re che aveva tre figli: due erano intelligenti e avveduti, mentre il terzo parlava poco, era semplice, e lo chiamavano il Grullo. Quando il re diventò vecchio e pensò alla sua fine, non sapeva quale dei figli dovesse ereditare il regno dopo la sua morte. Allora disse loro: “Andate, colui che mi porterà il tappeto più sottile diventerà re dopo la mia morte.” E perché‚ non litigassero fra di loro, li condusse davanti al castello, soffiando fece volare in aria tre piume e disse: “Dovete seguire il loro volo.” Una piuma volò verso oriente, l’altra verso occidente, mentre la terza se ne volò diritto e non arrivò molto lontano, ma cadde a terra ben presto. Così un fratello andò a destra, l’altro se ne andò a sinistra; il Grullo invece fu deriso perché‚ dovette fermarsi là dov’era caduta la terza piuma.
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FRANCESCO GUCCINI Cyrano
Da «D’amore di morte e di altre sciocchezze» (1996)
Venite pure avanti, voi con il naso corto
Signori imbellettati, io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada vi uccido quando voglio
Venite pure avanti poeti sgangherati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe
ELEONORA CADELLI Cenerentola: il destino è nel nome
[Da Linguaenauti, 20 gennaio 2016]
Cenerentola è una delle fiabe immortali della tradizione di tutto il mondo. Ne esistono decine di varianti, dall’Egitto alla Cina (un paese in cui i piedi piccoli “come fiori di loto” avevano un particolare significato), dalla nostrana Gatta cenerentola inclusa in Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (1634) alle celebri versioni di Perrault nei Racconti di mamma oca (1697) o dei fratelli Grimm (1812-22). Chi non conosce la storia della povera fanciulla condannata a occuparsi del focolare, che con l’aiuto della dolce fata madrina riesce a farsi notare dal principe, a conquistarlo e, infine, a cambiare completamente vita? Dalla fiaba si evince chiaramente che Cenerentola non è un’arrampicatrice: in fondo lei va al ballo solo per svagarsi, per uscire una volta tanto dalla grigia (è il caso di dirlo) quotidianità in cui è relegata. Ma è una ragazza speciale e la sua unicità sgorga proprio dal compito apparentemente umile che le è stato affidato, ovvero la cura del focolare domestico. Continua a leggere “ELEONORA CADELLI Cenerentola: il destino è nel nome”
FLAVIO MARACCHIA Tachipirina 1000
[Gli opliti di Aristotele, 16 marzo 2021]
Oggi mi è venuta la febbre. È il minimo che possa capitare in momenti come questo. All’ora stabilita non riesci a connetterti per vedere a distanza i bambini della tua classe. Provi con tutti i router possibili, ma è inutile. Fino a ieri tutto andava liscio, ma alla legge di Murphy non si può sfuggire. Oggi che ti serviva perfettamente funzionante la rotellina gira all’infinito, stolida davanti alle tue imprecazioni.
Continua a leggere “FLAVIO MARACCHIA Tachipirina 1000”Moneta
Dischetto di metallo coniato, al fine di favorire gli scambî, da autorità statali che ne garantiscono la lega, il titolo, il peso e il valore stabilito.
Vocabolario Treccani
La ragione per cui gli antropologi non sono mai riusciti a trovare una storia semplice e persuasiva sulle origini del denaro è che non ne esiste una. La «moneta», come la musica, la matematica o la gioielleria, non mai stata «inventata». Quel che chiamiamo «denaro» non è una cosa, ma un modo per comprare matematicamente le cose, come proporzioni.
David Graeber, Debito
CECCO ANGIOLIERI Tre cose solamente m’ènno in grado
Tre cose solamente m’ènno in grado,
le quali posso non ben ben fornire,
cioè la donna, la taverna e ’l dado:
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire.
Ma sì·mme le convene usar di rado,
ché la mie borsa mi mett’ al mentire;
e quando mi sovien, tutto mi sbrado,
ch’i’ perdo per moneta ’l mie disire.
E dico: «Dato li sia d’una lancia!»,
ciò a mi’ padre, che·mmi tien sì magro,
che tornare’ senza logro di Francia.
GIGGI ZANAZZO Trestevere de maggio
È l’alba.
Dagli orti situati dietro le case che fiancheggiano la via Garibaldi, un gallo fa sentire la sua stentorea voce cui, dal prossimo giardino, fa subito eco quella di un altro, e di un altro: e, dopo un breve intervallo di silenzio, ancora quella d’un altro lontano lontano.
Poi silenzio ancora.
Per la strada un vecchietto, dalle spalle rese curve dagli anni, passa frettoloso, gridando con voce monotona:
– Aquavitaro!
Don, don, don; una campana quella, di santa Maria in Trastevere, suona l’avemaria del giorno. Ai suoi primi rintocchi, come deste di soprassalto, tutte le campane del rione, quella di san Francesco a Ripa, di san Grisogono, di san Calisto, di santa Dorotea, di santa Cecilia e cento altre, quali vicine, quali più lontane, si risvegliano spandendo la eco dei loro suoni su per il cielo sereno.
FABRIZIO DE ANDRÈ Giugno ’73
Da Volume 8 (1975)
Tua madre ce l’ha molto con me
perché sono sposato e in più canto
però canto bene e non so se tua madre
sia altrettanto capace a vergognarsi di me.
La gazza che ti ho regalato
è morta, tua sorella ne ha pianto,
quel giorno non avevano fiori, peccato,
quel giorno vendevano gazze parlanti.
E speravo che avrebbe insegnato a tua madre
A dirmi «Ciao come stai»,
insomma non proprio a cantare
per quello ci sono già io come sai.
DANIELE LO VETERE In partibus infidelium ovvero delle lezioni di didattica apprese insegnando latino ai margini
[La scuola e noi), 15 marzo 2021]
In partibus infidelium: «espressione usata in passato […], per indicare i vescovi […], le cui diocesi, puramente onorifiche, si trovavano in paesi occupati dai Turchi»; «L’espressione pare sia originata dalla distruzione od occupazione, da parte d’infedeli, di città sedi residenziali di vescovi: questi, fuggiti o lontani, conservavano il titolo» (Treccani, Vocabolario ed Enciclopedia italiana)
Barbaro e vescovo abusivo
Parlerò dell’insegnamento del latino, più precisamente di alcuni suoi aspetti, più precisamente di quello che mi è capitato durante una specifica lezione di letteratura. Continua a leggere “DANIELE LO VETERE In partibus infidelium ovvero delle lezioni di didattica apprese insegnando latino ai margini”
JACOPONE DA TODI Donna de Paradiso
«Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato.
Accurre, donna e vide
che la gente l’allide;
credo che lo s’occide,
tanto l’ò flagellato».
«Come essere porria,
che non fece follia,
Cristo, la spene mia,
om l’avesse pigliato?».