FRANCO BATTIATO No Time No Space

Da «Mondi lontanissimi» (1985)

Parlami dell’esistenza di mondi lontanissimi
Di civiltà sepolte, di continenti alla deriva
Parlami dell’amore che si fa in mezzo agli uomini
Di viaggiatori anomali in territori mistici, di più

Seguimmo per istinto le scie delle Comete
Come avanguardie di un altro sistema solare

No time, no space
Another race of vibrations
The sea of the simulation

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Ghigliottina

«Sapete una cosa?» replicò con calore il principe. «Ecco, voi avete notato questo, e tutti fanno proprio la stessa vostra osservazione, e quella macchina, la ghigliottina, è stata inventata con questo fine. Ma a me allora è venuto in mente un pensiero: e se ciò fosse persino peggio? Vi sembrerà ridicolo, assurdo, ma a chi ha una certa immaginazione può saltare in mente anche un’idea simile. Pensate: quando per esempio c’è la tortura, ci sono sofferenze e ferite, dolore fisico, e perciò tutto questo allevia le sofferenze dello spirito, così che soffri soltanto per le ferite, finché non muori. Eppure il dolore maggiore, il più acuto, forse non sta nelle ferite, ma nel fatto che hai la certezza che ecco, tra un’ora, e poi tra dieci, e poi tra mezzo minuto, e poi adesso, ecco, subito, l’anima volerà via dal corpo, e tu non sarai più un uomo, e questo è ormai certezza: la cosa fondamentale è che sia certezza».

Fëdor Dostoevskij, L’idiota

PAOLA CAPRIOLO Il dio narrante

Da «Italiana. Antologia dei nuovi narratori»

Innanzitutto dovrei decidere chi sono. Forse il cadavere del lord disteso sul pavimento della biblioteca con una pallottola in corpo, proprio all’altezza del cuore. Ben si comprende però come da un tale punto di vista, a meno di non ricorrere a ipotesi indimostrabili circa la sopravvivenza dell’anima, mi rimarrebbe assai poco da raccontare. Potrei essere invece l’assassino che a cauti passi abbandona non visto la scena del delitto, ma in questo caso, è evidente, incorrerei nell’inconveniente opposto e avrei non già poco, ma troppo da dire, e troppo presto.

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FABRIZIO DE ANDRÈ La guerra di Piero

Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
Ma son mille papaveri rossi

Lungo le sponde del mio torrente
Voglio che scendano i lucci argentati
Non più i cadaveri dei soldati
Portati in braccio dalla corrente

Così dicevi ed era d’inverno
E come gli altri verso l’inferno
Te ne vai triste come chi deve
Il vento ti sputa in faccia la neve

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Di ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere

[La solitudine del satiro, 15 febbraio 2014]

Oggi, sabato 8 febbraio 2014, alle ore 10, avrei dovuto scrivere un verbale, ma, rinuncio, perché, mi vengono, troppe, virgole.

Oggi anche se ho «superato» la «virgolite» non posso «mettere mano» al verbale perché mi è presa la «virgolettite».

Vorrei tanto
cominciare
a scrivere
il verbale
ma siccome
il mio dito
schiaccia
continuamente
il tasto
a capo
preferisco
cominciare
un’altra volta
per paura
di sprecare
troppa
carta.

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Radicali

Alcuni dicono che siamo troppo radicali, ma la verità è che quelli radicali sono loro. Combattere per salvare i sistemi da cui dipende la nostra sopravvivenza non è radicale. Invece credere che la nostra civiltà possa resistere a un aumento di 2,7-3 gradi centigradi è estremamente radicale, è pura follia.

Greta Thunberg, Glasgow, 5 dicembre 2021

Essenzializz-azione

Mia nonna voleva che io ricevessi un’educazione; per questo mi tenne lontana dalla scuola.
Margaret Mead

Ogni ristruttur-azione del ministero dell’istr-uzione (e sue ramific-azioni) ha (avuto) la sua buona retorica, basata su parole che escono in -azione (razionalizz-azione, digitalizz-azione, smaterializz-azione, invalsizz-azione) e prefigurano la conquista di una frontiera, un far west dove i nativi (non digitali) sono rimasti in una condizione primitiva, novecentesca (gentiliana). La riduzione del percorso liceale da cinque a quattro anni evoca la necessità dell’essenzializz-azione. Ora, se ciò presuppone che al netto dei cinque anni del percorso attuale un anno è stato dedicato sostanzialmente a perdere tempo, io rivendico che il perdere tempo è didatticamente più valido che impiegare il tempo in modo proficuo. Ma osservo che il perdere tempo, in tutte le forme (test, questionari, prove comuni, pcto…), ha connotato tutte le fasi della ristruttur-azione della scuola pubblica, da Berlinguer a oggi.

GIANNI RODARI La guerra delle campane

Da «Favole al telefono»

C’era una volta una guerra, una grande e terribile guerra, che faceva morire molti soldati da una parte e dall’altra. Noi stavamo di qua e i nostri nemici stavano di là, e ci sparavano addosso giorno e notte, ma la guerra era tanto lunga che a un certo punto ci venne a mancare il bronzo per i cannoni, non avevamo più ferro per le baionette, eccetera.
Il nostro comandante, lo Stragenerale Bombone Sparone Pestafracassone, ordinò di tirar giù tutte le campane dai campanili e di fonderle tutte insieme per fabbricare un grossissimo cannone: uno solo, ma grosso abbastanza da vincere tutta la guerra con un sol colpo.

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