PIETRO CATALDI Cosa ci insegna la Resistenza

[Volerelaluna, 24 aprile 2022]

«Senza i morti, i loro e i nostri, nulla avrebbe senso». Sono parole del partigiano Johnny, il protagonista del romanzo più importante sulla Resistenza italiana; e sono parole terribili, che costringono a misurarsi con il tragico implicito in ogni gesto di guerra. In giorni nei quali molti parlano con incomprensibile leggerezza di guerra e di morte, è assente questo richiamo tragico, centrale invece nell’opera di Beppe Fenoglio, partigiano badogliano: sta forse di nuovo prevalendo l’istinto di morte denunciato con sgomento da Freud nelle Considerazioni attuali sulla guerra e la morte nel 1915?

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FËDOR DOSTOEVSKIJ Bisogna cercare di passare inosservati

Da «Delitto e castigo»

Per strada faceva un caldo terribile, non si respirava, la gente spingeva, c’erano dappertutto impalcature, mattoni, calce, polvere e quel tanfo tipicamente estivo ben noto ai pietroburghesi che non possono permettersi una casa fuori città. Tutto ciò aveva scosso i nervi già provati del giovane. L’odore insopportabile che proveniva dalle bettole, che in quella parte della città erano particolarmente numerose, e gli ubriachi che gli capitavano di continuo sotto gli occhi, benché fosse ancora giorno, completavano quello spettacolo triste e desolante. Per un istante sui tratti delicati del suo viso s’impresse una smorfia di profondo disgusto. A proposito, era un giovane molto bello, aveva magnifici occhi scuri, capelli castani, era più alto della media, snello, slanciato. Continua a leggere “FËDOR DOSTOEVSKIJ Bisogna cercare di passare inosservati”

Uomo (buono?)

Homo sum. Homini nihil a me alienum puto.
Terenzio

Sappia che l’uomo è naturalmente buono, lo capisca a fondo, giudichi il prossimo da quello che egli stesso è; ma si renda anche conto che la società corrompe e perverte gli uomini; trovi nei loro pregiudizi la fonte di tutti i loro vizi; sia portato a stimare l’individuo ma disprezzi la moltitudine; si renda conto che tutti gli uomini portano all’incirca la stessa maschera, ma sappia anche che vi sono visi più belli della maschera che li ricopre.
Jean-Jacques Rousseau, Émile

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Congiuntivo

Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
Umberto Eco, Le 40 regole per parlare bene l’italiano

[Il] congiuntivo […] ormai viene usato in maniera rigorosa e intransigente solo nel libri per bambini, con la speranza che a forza di leggerlo lo introducano anche nel modo di parlare.
Deborah Borca, Curare le parole degli altri, in «Aut aut», 388, dicembre 2020

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TOM PAXTON La recluta volenterosa

Sergente, sono una recluta e sono appena arrivato in caserma
Vengo a portare l’uniforme e ad unirmi alle esercitazioni.
Voglio fare il mio dovere, ma c’è una cosa di cui la prego:
Lei deve darmi lezioni, sergente, perché io non ho mai ammazzato nessuno.

Fare il mio dovere disciplinatamente è il mio solo desiderio:
Imparare ad uccidere il nemico e ad ammazzare ancora;
Avrò bisogno di addestramento, perché io non ho mai ammazzato nessuno.

Ho sentito delle chiacchiere in caserma, sul conto del nemico:
dicono che, a vederlo, è proprio uguale a uno di noi.
Ma lei lo nega, sergente, e lei è un uomo di guerra:
Perciò dovrà darmi lezioni sergente, perché io non ho mai ammazzato nessuno.

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LEV GOLINKIN Il secolo ucraino

Da «The New York Times», tradotto da «Internazionale», 1451, 21 marzo 2022

Per tutto il novecento l’Ucraina è stata segnata dalla violenza. E la sua identità è stata calpestata. I ricordi di uno scrittore

Sono cresciuto in una terra di bugie e di ossa, in cui le morti erano cancellate o nascoste dal Cremlino. Una terra dove il potere si rifiutava di riconoscere l’Ucraina come una nazione. A tutti era imposta l’identità sovietica. Oggi assistiamo al ritorno della stessa violenza nichilista. “Sto bene”, mi ripetono amici terrorizzati a Charkiv e Kiev. Che altro potrebbero dire? Questa guerra non è nuova, e in un certo senso abbiamo sempre saputo che sarebbe ricominciata. Continua a leggere “LEV GOLINKIN Il secolo ucraino”

Public Speaking

Mi hanno invitato a iscrivermi a un corso sull’uso della voce nel public speaking (che secondo me vuol dire parlare in pubblico). Ma invece un corso sulla differenza tra gricia e carbonara? O imparare a fare un buco con il trapano al centro di una mattonella? O potenziare la capacità di stare zitti quando non si ha nulla da dire?

GIORGIO CAPRONI Per lei

Da «Il seme del piangere» (1959)

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era cosí schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

HEINRICH BÖLL Tutti i giorni Natale

Da «Racconti umoristici e satirici»

1

Si cominciano a notare nella nostra parentela dei fenomeni di decadenza che per un certo periodo ci siamo sforzati in silenzio di non vedere; ma ora siamo decisi a guardare in faccia il pericolo.
Non vorrei già azzardare la parola crollo, ma gli avvenimenti preoccupanti si moltiplicano in tal maniera da rappresentare un pericolo e mi costringono a raccontare cose che suoneranno certo sorprendenti alle orecchie dei miei contemporanei, ma che nessuno può mettere in dubbio. Le muffe della decomposizione si sono annidate sotto la crosta spessa e dura del decoro, colonie di mortali parassiti che annunciano la fine dell’integrità di tutta una razza.
Oggi dobbiamo rimpiangere di non aver ascoltato la voce di nostro cugino Franz Continua a leggere “HEINRICH BÖLL Tutti i giorni Natale”