Telecamere

Già s’è visto negli anni precedenti che, prendendo a pretesto qualche disdicevole episodio, si è perorata la causa dell’installazione di telecamere di sorveglianza negli asili, perché le maestre potrebbero abusare dei minori; negli ospedali, perché medici e infermiere potrebbero approfittare dei degenti; nei supermercati perché i clienti potrebbero rubare le sardine; nelle metropolitane perché i ragazzacci altrimenti scavalcano i tornelli; negli spogliatoi delle aziende perché i lavoratori non perdono occasione per perdere tempo o assaltare le macchinette del caffè; lungo le facciate dei palazzi, perché i graffitisti altrimenti sporcano gli intonaci; nei parchi pubblici, perché potrebbero trasformarsi in luoghi di spaccio della droga; nei centri urbani, perché i migranti importunano ricchi e turisti; nei varchi urbani, per sapere chi entra e chi esce e a che ora lo fa; nei luoghi di lavoro, per documentare cali di produttività.

Renato Curcio, La società artificiale