Dematerializzazione (3)

Nella più completa indifferenza si legge di soffitti che crollano sulla testa degli studenti (ma per fortuna è successo di sabato, ha fatto solo un po’ di rumore), di topi che scorrazzano indisturbati mentre i bimbi fanno lezione. In media un articolo sul Messaggero e Roma Today alla settimana, qualche volta segue la derattizzazione, quasi sempre ci sono genitori allarmati che protestano davanti al Municipio, polemiche sulle risorse economiche che mancano e così il baraccone continua a tenersi in piedi.

Abbiamo imparato dai terremotati questa raffinata forma di dematerializzazione dell’intervento pubblico. Consoliamoci: alcuni sono solo innocui topolini di campagna. Pensa se fossero stati serpenti a sonagli.

Dematerializzazione (2)

Venerdì gli studenti medi, in tutta Italia, hanno manifestato contro la #buonascuola, in particolare contro il modo in cui è stata attuata l’alternanza scuola-lavoro. Gli studenti, proprio perché sono i primi destinatari della riforma, meritano delle risposte.

La Fedeli, proprio perché è la Fedeli, ha risposto che l’alternanza scuola lavoro è un’innovazione (infatti prima non c’era) e eleva la qualità della scuola. Avrebbe potuto dire che l’alternanza scuola lavoro è bella. E divertitevi. O parlare del tempo che farà questo fine settimana. O tacere.

Il Miur non si spreca più nemmeno per fare un discorso compiuto. Hanno tagliato anche l’ufficio stampa. Dematerializzazione anche questa?

Veterinario

Alla fine il veterinario arrivò. E non era come Jacob se l’era immaginato o come aveva sperato che fosse: un goy anziano e affabile, una specie di nonno. Tanto per cominciare, era una donna. Nell’esperienza di Jacob, i veterinari erano come i piloti di aerei: virtualmente tutti maschi, grigi (o con un principio di grigio) e tranqullizzanti. La dottoressa Schelling aveva l’aria di una troppo giovane per offrirgli da bere – e comunque non si sarebbe mai presentata la situazione giusta -, era tonica, soda e indossava un camice che sembrava fatto su misura.

Jonathan Safran Foer, Eccomi

Progetto

Sono anni ormai che questa parola, progetto, mi rimanda immediatamente a un’idea di inconcludenza. Una persona che ha un progetto, è una persona di solito che non ha mai fatto niente nella sua vita e io all’epoca, appunto, avevo un progetto. Il mio progetto era l’ampliamento della trilogia La morte dell’arte a una novantanovologia.

Paolo Nori, Pancetta

Dematerializzazione

Crolla un soffitto in un liceo (famoso) del centro di Roma. E quindi fa un po’ di rumore. Nonostante la propaganda sulle #scuolebelle e sulle #scuolesicure ci abbia fatto credere tutta un’altra cosa. Ci sono dei precedenti? Ma la colpa è di chi c’era prima. Ma prima prima, Berlusconi, il malgoverno democristiano, baffino. Forse è un complotto contro Renzi. Forse addirittura ha stata la Raggi. Evitiamo di dire che “Quest’anno (nell’ultima legge di bilancio del governo Renzi, ndr)  le province, che hanno la competenza dell’edilizia scolastica, hanno subito 3 miliardi di tagli”.

Ma nessuno si è fatto male, rassicurano, è la dematerializzazione, bellezze!

ROBERTO CALOGIURI Registro elettronico. Bellezza e tristezza della scuola digitale

[Ilfriuliveneziagiulia, 20 novembre 2016]

Chi ha visto Wargames, correva l’anno 1983, ricorderà che Matthew Broderick entrava nel supercomputer del sistema di difesa aerospaziale del Nord America rischiando di scatenare la guerra termonucleare globale totale! Ma prima si era fatto le ossa violando il registro elettronico della sua scuola. Ovviamente per capovolgere i giudizi negativi dei suoi insegnanti.

Trent’anni dopo (è circa questo il ritardo tecnologico dell’Italia rispetto gli USA) accade anche in Italia, per la soddisfazione dei giovani hacker nostrani. Continua a leggere “ROBERTO CALOGIURI Registro elettronico. Bellezza e tristezza della scuola digitale”

Amici

Miei amici sono anche coloro che non mi abbandonano nelle ore oscure, nei giorni di sconforto; che ritrovo al mio fianco allorché l’ombra si stende sopra la mia strada, anche quando mi sono ingannato, anche quando ho torto, il che non significa del resto che essi rinuncino a criticarmi. Tutti coloro che professano idee simili o equivalenti alle mie, sono miei compagni, non già necessariamente miei amici.
Émile Armand, Iniziazione individualista anarchica (1956) Continua a leggere “Amici”