TOMMASO MARINIELLO Frammenti di assurdi colloqui e relative risposte giuste da dare… Mai date

[La scuola deve cambiare, 13 settembre 2016]

Prima di cominciare un nuovo anno scolastico, dopo una riposante estate trascorsa con i suoceri, o dopo una o due decadi vissute come anfibi nelle località balneari, a scuola si organizzano un bel po’ di cosette da fare insieme ai nostri amabili e amorevoli compagni di viaggio minorenni o neo-adulti. In queste due settimane di sorrisi esibiti e malcelate preoccupazioni, di facili battutine sempre simpatiche e insostenibile stress da riavvio dei lavori, ci rendiamo conto di quanto sia stato perlopiù fallimentare tutto quel lavoro scrupoloso portato avanti durante le ferie per recuperare qualcosa di debilitato dall’usura connessa al nostro lavoro. Continua a leggere “TOMMASO MARINIELLO Frammenti di assurdi colloqui e relative risposte giuste da dare… Mai date”

SERGIO LUZZATTO Se la memoria è senza storia

[«Corriere della Sera», 24 gennaio 2006, in I popoli felici non hanno storia, il manifesto, Roma 2009]

Come Alessandro Piperno, anch’io sono ostile al Giorno della memoria. Ma lo sono per ragioni diverse dalle sue, esposte sul «Corriere» dell’altro giorno. Piu che il contenuto estetizzante del 27 gennaio (la «commozione delle scolaresche sgambettanti sui prati di Auschwitz»), mi disturba il suo contenuto fuorviante. La retorica sul cosiddetto «dovere della memoria» è sbagliata per due motivi. Anzitutto, perché la memoria della storia non è mai un dovere. Continua a leggere “SERGIO LUZZATTO Se la memoria è senza storia”

DANIEL PENNAC Ne ha dette di stupidaggini, la mia generazione

[Diario di scuola, p. 112]

Ne ha dette, di stupidaggini, la mia generazione, sui rituali considerati segno di cieca sottomissione, sulla valutazione ritenuta umiliante, il dettato reazionario, il calcolo mentale degradante, la memorizzazione dei testi infantile, proclami del genere…

Nella pedagogia è come in tutto il resto: appena smettiamo di riflettere sui casi particolari (e, in questo ambito, tutti i casi sono particolari), per regolarci nelle nostre azioni, ne cerchiamo l’ombra della buona dottrina, la protezione dell’autorità competente, l’avallo del decreto, la firma in bianco ideologica. Dopodiché ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote, neppure la smentita quotidiana della realtà. Solo trent’anni dopo, se l’intera pubblica istruzione vira di bordo per evitare l’iceberg dei disastri accumulati, ci permettiamo una timida virata inferiore, ma è la virata della nave stessa, ed eccoci a seguire la rotta di una nuova dottrina, ligi a un nuovo precetto, in nome del nostro libero arbitrio, ovviamente eterni ex studenti quali siamo.

Natura

La natura è un testo che bisogna rassegnarsi a decifrare soltanto parola per parola. Il resto è filosofia, ovvero una ricerca di ciò che si è già trovato.
Paul Valéry, Cattivi pensieri

Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?  Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.
Giacomo Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese Continua a leggere “Natura”

Carte

Carte, carte: cartoffie e scartoffie. Tutt’Italia nun è che na gran pila de cartoffie: p’uno che legge, diosanto, ce ne so’ diecimila che scrive.  Carte, carte e poi carte.  Polizzia, polizzia. Verbale, invito, mandato, rapporto, archivio giudizziario, archivio politico, stanza numero due numero tre numero quattro, tavolo e sedia, calamaro e penna-bona de ciuccià, manette e registo protocollo de li mortacci sui! E l’appiccapanni cor cavicchio in terra, ogni vorta! E la latrina, ‘gni momento, co’ ‘a canna intasata! che più tiri, e più vié acqua, e più lei gonfia, sta fijja d’una mignotta, e cresce, cresce: e te rigurgita ‘ndietro tutt’un arcipelago de gnocchi de cioccolatto rotti de fa’ spavento a vedelli:… a galleggià sull’acque arte. Tutte ‘e vorte che cce vai, tutt’e vorte, tutt’e vorte… Un Marstròm!… E quelli gireno gireno, che pareno impazziti, e lei cresce, cresce, … seguita a cresce’ glò glò glò glò glò…’N diluvio che nun se ferma più de cresce che te pija na paura!… «Mo, dove va a ffinì sta carogna?…», penzi. Co ‘e brache in mano. Bè. Fascicolo rosso, per i comuni. Fascicolo giallo, per i politici: che so quelli che je volevano tira la bomba,… e nun ciaa fecero, er guaio è questo!: o perch’era bagnata la miccia, o perché j’era schioppata troppo presto, o troppo tardi, o troppo giù de coda: nelli ginocchi a Pinco, magari, provero freggno!

Carlo Emilio Gadda, L’interrogatorio

La scuola esilarante ovvero “La scuola del p(l)of” di Emilio Parresiade

La mia prima riflessione, dopo aver letto questo esile, ma tutt’altro che succinto libretto, è: i lettori. Non penso che l’autore avesse intenzione di far divertire gli addetti ai lavori che sono sommersi, vittime del sistema o squallidi baciapile, o salvati, ma manco tanto, dalla follia della scuola. Saturi comunque tanto gli uni che gli altri, di sentire ancora parlare di, allineo in ordine sparso, autonomia pof progetti figure obiettivo utenti progetti debiti crediti (formativi e didattici) didattichese e pornosociopsicologia.

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Masturbazione

Praticamente tutti si masturbano.
David Foster Wallace, Infinite Jest

– Perché sei saltato giù dal ponte? – gli chiese.
– Te l’ho detto. Per una sfida.
– Volevi farti male? È importante che tu mi dica la verità. Per me sarebbe terribile se tu mi facessi quello che mi ha fatto mio padre.
– Joachim mi ha sfidato, te l’ho detto.
– Sei troppo intelligente per accettare una sfida così stupida.
– Va bene. Volevo rompermi una gamba per passare più tempo a masturbarmi.
Jonathan Franzen, Purity Continua a leggere “Masturbazione”

ANTONIN ARTAUD Lettre aux recteurs des universités européennes

[publiée en 1925 dans la Révolution Surréaliste]
Les enfants savent quelque chose jusqu’au jour où on les envoie à J’école.
A partir du jour où ils ont été mis entre les mains d’uri professeur ils oublient.
Les écoles sont un fascisme de la conscience, cette vieille dictature encroutée de la pute du pédagogue inné. L’enfant de six ans qui entre pour la 1ere fois dans une école aurait beaucoup à apprendre à son maïtre presuppose si celui-ci savait avoir la sagesse et l’honnèteté de croire qu’il y a [à] apprendre quelque chose de la conscience d’un nouveau-né.

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Pluralismo

GOEBBELS: Oggi un Ebreo ha ancora il diritto di dividere uno scompartimento di un vagone letto con un Tedesco. È dunque necessario un decreto del Ministero dei Trasporti che ordini di riservare agli Ebrei scompartimenti separati. Se tutti gli scompartimenti sono completi gli Ebrei non potranno pretendere posti a sedere. Si darà loro un posto separato solo quando tutti i Tedeschi saranno seduti. Non si uniranno più ai Tedeschi, e se non c’è più posto, rimarranno in piedi nel corridoio.

GÖRING: In questo caso, penso sia più ragionevole riservargli dei posti separati.

GOEBBELS: No, se ci sono troppi viaggiatori!

GÖRING: Un momento. Ci sarebbe solo un vagone riservato agli Ebrei.

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Giusti (i)

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges