Il senhal (pronuncia occitana /se’ɲal/, trascrivibile in pronuncia italofona come segnàl) è una figura retorica impiegata per la prima volta nella poesia trobadorica. Era un appellativo riservato generalmente alla donna amata ma anche ad amici o altri personaggi. Guglielmo d’Aquitania nasconde il nome dell’amata con bon voisin (il buon vicino), Sordello da Goito la cela dietro dolza enemia (dolce nemica), o restaur («ristoro»). Successivamente il termine ha assunto, in una circostanza storica particolare, un significato negativo: nel XIX secolo, nella Francia del Sud, per limitare l’uso della lingua provenzale e imporre maggiormente il francese, nelle scuole ai ragazzi che parlavano questa lingua veniva consegnato un medaglione Continua a leggere “Senhal”
GIACOMO LEOPARDI Il passero solitario
«Canti», 11
D’in su la vetta della torre antica,
passero solitario, alla campagna
cantando vai finché non more il giorno;
ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti Continua a leggere “GIACOMO LEOPARDI Il passero solitario”
Preghiera
Il pedagogista democratico non si pronuncia sul provvedimento che ha colpito la maestra rea di aver fatto pregare alunne e alunni in classe. Dice che non ha le competenze per giudicare e giustamente non si fida delle ricostruzioni giornalistiche, ma osserva «la preghiera – esattamente come la valutazione basata sui voti – non rientra tra le attività didattiche che migliorano gli apprendimenti». Lo aveva detto, in tempi non sospetti, anche Ivan Illich: da una parte c’è Dio e dall’altra l’uomo che prega, e la distanza è incolmabile perché la preghiera è inutile, e la scuola anche.
GUIDO CAVALCANTI Biltà di donna e di saccente core
Biltà di donna e di saccente core
e cavalieri armati che sien genti;
cantar d’augilli e ragionar d’amore;
adorni legni ‘n mar forte correnti;
aria serena quand’apar l’albore
e bianca neve scender senza venti;
rivera d’acqua e prato d’ogni fiore;
oro, argento, azzuro ‘n ornamenti:
ciò passa la beltate e la valenza
de la mia donna e ‘l su’ gentil coraggio,
sì che rasembra vile a chi ciò guarda;
GIOVANNI BOCCACCIO Andreuccio da Perugia
Dal «Decameron», II giornata
Andreuccio da Perugia, venuto a Napoli a comperar cavalli, in una notte da tre gravi accidenti soprapreso, da tutti scampato con un rubino si torna a casa sua
Fu, secondo che io già intesi, in Perugia un giovane il cui nome era Andreuccio di Pietro, cozzone di cavalli; il quale, avendo inteso che a Napoli era buon mercato di cavalli, messisi in borsa cinquecento fiorin d’oro, non essendo mai più fuori di casa stato, con altri mercatanti là se n’andò: dove giunto una domenica sera in sul vespro, dall’oste suo informato la seguente mattina fu in sul Mercato, e molti ne vide e assai ne gli piacquero e di più e più mercato tenne, né di niuno potendosi accordare, per mostrare che per comperar fosse, sì come rozzo e poco cauto più volte in presenza di chi andava e di chi veniva trasse fuori questa sua borsa de’ fiorini che aveva. Continua a leggere “GIOVANNI BOCCACCIO Andreuccio da Perugia”
EDOARDO BENNATO Il gatto e la volpe
Da «Burattino senza fili» (1977)
Quanta fretta, ma dove corri, dove vai
Se ci ascolti per un momento, capirai
Lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società
Di noi ti puoi fidar
Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai
I migliori, in questo campo siamo noi
È una ditta specializzata, fai un contratto e vedrai
Che non ti pentirai
ALESSANDRO PORTELLI Ignazio Benito La Russa e i musicanti semi-pensionati di via Rasella: una minaccia alla verità storica
[«il manifesto», 1 aprile 2023]
Ha raccontato Franz Bertagnoli, uno dei componenti del battaglione di polizia Bozen aggregato alle SS, colpito dai fascisti a Roma a via Rasella: «Pretendevano che noi sfilassimo per le strade sempre cantando a squarciagola, come tanti galli, petto in fuori, a urlare in continuazione un cadenzato chicchirichì». Cantavano anche sfilando in via Rasella, armati fino ai denti, tanto che – come racconta un altro di loro, Konrad Sigmund – «avevamo tutti cinque o sei bombe a mano attaccate alla cintola , e ne esplosero parecchie, colpite dalle schegge, altre per il calore dell’incendio che si sviluppò». Se fossero stati meno armati ne sarebbero morti di meno.
Continua a leggere “ALESSANDRO PORTELLI Ignazio Benito La Russa e i musicanti semi-pensionati di via Rasella: una minaccia alla verità storica”AUDREY GARRIC Un manuale di istruzioni da usare subito
[Da «Le monde», tradotto da «Internazionale», 1504, 24 marzo 2023]
L’ultimo rapporto dell’Ipcc ribadisce che pianeta sta a-andando incontro a :Ina catastrofe senza precedenti, ma elenca anche le soluzioni con cui è possibile scongiurarla
Siamo sull’orlo del baratro. Le attività umane stanno alterando clima a un ritmo che non ha precedenti da migliaia di anni, con effetti catastrofici e spesso irreversibili. Le vite di miliardi di persone sono già colpite, e continuare a emettere gas serra aggravare i rischi per la produzione alimentare, l’approvvigionamento idrico, la salute umana, le economie nazionali e la sopravvivenza di gran parte del mondo naturale. Ma l’umanità può ancora fare un passo indietro, a patto di ridurre drasticamente le emissioni in ogni settore. Continua a leggere “AUDREY GARRIC Un manuale di istruzioni da usare subito”
GIANNI RODARI Il primo giorno di scuola
Suona la campanella
scopa scopa la bidella,
viene il bidello ad aprire il portone,
viene il maestro dalla stazione
viene la mamma, o scolaretto,
a tirarti giù dal letto…
Viene il sole nella stanza:
su, è finita la vacanza.
Metti la penna nell’astuccio,
l’assorbente nel quadernuccio,
fa la punta alla matita
e corri a scrivere la tua vita.
Scrivi bene, senza fretta
ogni giorno una paginetta.
Scrivi parole diritte e chiare:
Amore, lottare, lavorare.
GIOVANNI VERGA Chi fa credenza senza pegno, perde l’amico, la roba e l’ingegno
Da «I Malavoglia», cap. 4
Il peggio era che i lupini li avevano presi a credenza, e lo zio Crocifisso non si contentava di «buone parole e mele fradicie», per questo lo chiamavano Campana di legno, perché non ci sentiva da quell’orecchio, quando lo volevano pagare con delle chiacchiere, e diceva che «alla credenza ci si pensa».
Egli era un buon diavolaccio, e viveva imprestando agli amici, non faceva altro mestiere, che per questo stava in piazza tutto il giorno, colle mani nelle tasche, o addossato al muro della chiesa, con quel giubbone tutto lacero che non gli avreste dato un baiocco; ma aveva denari sin che ne volevano, e se qualcheduno andava a chiedergli dodici tarì glieli prestava subito Continua a leggere “GIOVANNI VERGA Chi fa credenza senza pegno, perde l’amico, la roba e l’ingegno”