Ballon d’essai. Alcune riflessioni sul taglio di un anno di scuola secondaria di secondo grado. Preliminari e in ordine sparso

C’è una teoria, è un po’ più di una teoria. Dice che tutto quello che accade da vent’anni nella scuola è frutto di un progetto di demolizione della scuola pubblica attraverso il suo dissanguamento. Questo progetto è iniziato con Berlinguer. La sua riforma tagliava un anno di scuola primaria. Produsse un esodo anomalo di maestre/i verso la scuola secondaria favorito da corsi di riconversione che apparentemente dovevano sanare la situazione dei precari storici. Per fortuna arrivò la Moratti che cancellò la riforma Berlinguer e impiegò altri quattro anni per presentare un’altra riforma. Continua a leggere “Ballon d’essai. Alcune riflessioni sul taglio di un anno di scuola secondaria di secondo grado. Preliminari e in ordine sparso”

Lo sapevate…

Lo sapevate…

che l’Italia è al 21° posto nell’UE per il rapporto tra la spesa per l’istruzione e il PIL (quanti paesi ci sono nell’UE?!?)…

che le ore di insegnamento all’anno per docente (630) nella scuola secondaria sono nella media europea e comunque poco al di sotto della Germania capolista (713) e il doppio della Danimarca fanalino di coda (377)…

che i docenti tedeschi insegnano per 25 ore settimanali ma di 45 minuti (25 h = 18,75 ore da 60) in compenso lo stipendio di un insegnante italiano di scuola secondaria in uscita è pari a quello di un insegnante tedesco in entrata, mentre i tedeschi in uscita guadagnano il doppio di quelli italiani… Continua a leggere “Lo sapevate…”

La scuola del Grullo Parlante

Premetto: le affermazioni tipo “questa classe politica è screditata” mi sembrano equivalenti a “tutti i poliziotti sono bastardi” o “i sindacati sono tutti uguali” ecc. No grazie, mi tengo la mia facoltà di distinguere. Non voterò per il meno peggio, casomai resterò a casa o voterò scheda nulla. Meglio la prima perché la seconda non è dimostrabile. Di certo non voterò per il peggio. Continua a leggere “La scuola del Grullo Parlante”

Renzi (e il renzismo)

Renzi è un innovatore o no? Non lo è, perché innovare non è riciclare i progetti del centrodestra né copiare la deregulation reaganiana. Lo è, invece, per uno stile di governo che punta tutto sull’effimero e nulla sul permanente.
Salvatore Settis, Ronald Reagan sul Tevere, “l’Espresso”, 11 settembre 2014

Di Craxi ha l’arroganza e la presunzione, ma non il profilo da politico di lungo corso (l’uomo che aveva ridato orgoglio a un Psi umiliato dal compromesso storico) e l’aura dell’Internazionale socialista intorno, oltre che il partito nel pugno. Di Berlusconi ha lo stile da istrione e la ciarlataneria che piace a molti italiani, ma non il capitale. Dei precedenti leader non è neppure degno del confronto.
Marco Revelli, Dentro e contro

Renzi è un divergente. Se i suoi insegnanti lo avessero capito avrebbero potuto indirizzarlo meglio.
Stefano Lanfiuti Baldi

Le differenze tra Dante e Matteo Renzi, o qualsiasi altro parlante fiorentino colto del XXI secolo, sono del tutto marginali.
Luca Serianni, Prima lezione di storia della lingua italiana

Il fine ultimo del renzismo è il mantenimento in vita del renzismo.
Alessandro Robecchi

Matteo Renzi è, sotto molto punti di vista, un «populista». Di tipo nuovo, naturalmente. Post-novecentesco. Post-ideologico. Post-democratico. […] Un populista «ibrido», piuttosto. Un po’ di lotta e un po’ di governo. Rimescolando gli ingredienti degli altri precedenti populismi nostrani: un quarto di «telepopulismo» berlusconiano, nella scelta di parlare «direttamente ai cittadini, usando la televisione o altri media, moltiplicando in modo impressionante le promesse di risolvere tutti i problemi che i partiti e i politici non sono mai riusciti ad affrontare»; un altro quarto di populismo «anticasta» grillino, messo in campo con la retorica della «Rottamazione», concetto estremamente aggressivo (quasi come il «Vaffa… » 5 Stelle), sfoderato contro i propri avversari di partito, la «vecchia guardia» colpevole appunto di essere vecchia, tardigrada e «podagrosa» (avrebbe detto Marinetti) e contro le vecchie idee «di sinistra». [….] Oltre a molto «stil novo» fiorentino, messo al servizio di una politica pop portata al limite dell’elaborazione estetica.
Marco Revelli, Populismo 2.0

Per una scuola media superiore unica e di massa fino a 18 anni

[Intervento della commissione scuola di Lotta continua, 1976]

Siamo per una scuola media superiore unica e di massa fino ai 18 anni, senza canali rigidamente separati al suo interno. Questo non significa escludere qualsiasi specializzazione, ma affermare che le specializzazioni devono essere opzioni nell’ambito della scuola unica, devono essere intercomunicanti (ogni scelta deve essere reversibile) e soprattutto non devono sfociare in titoli di studio diversi gerarchicamente differenziati. La formazione professionale specifica – e ogni tipo di aggiormento – la si può e la si deve acquisire direttamente sul posto di lavoro (a spese dei padroni e nell’orario di lavoro). Il rapporto teoria-pratica che risulta dalle esperienze di socialismo realizzato (Cina), da un lato, e, per altri versi, la nuova organizzazione del lavoro nel capitalismo, concorrono a mettere in crisi le concezioni tradizionali della professionalità e a metterne in luce il carattere ‘borghese’ (politico) e non oggettivo. Continua a leggere “Per una scuola media superiore unica e di massa fino a 18 anni”

Dice che il nuovo concorso

Con questo nuovo concorso nella scuola il governo raggiunge tre obiettivi. Istituisce una corsia preferenziale per i raccomandati che sono da più dieci anni a bocca asciutta, fa un clamoroso spot sull’assunzione di 30 000 precari nella scuola con l’accompagnamento di pifferi come quello del merito, getta le premesse per una futura guerra tra poveri, cosa che ci manca da alcuni anni. Continua a leggere “Dice che il nuovo concorso”

Risposta a Scanzi

Non è vero -come ha sostenuto un noto (!?) opinionista televisivo- che se la riforma fosse stata presentata dai berluscones il pd si sarebbe opposto strenuamente.
Intanto perché l’ha proposto il Pd, la contradddizione non lo consente.
Anche se non penso che sono tutti uguali, nondimeno dovremmo ammettere che in fatto di scuola le politiche dei berlu e del pd si somigliano molto.
Giova ricordare infatti alcuni passaggi della nostra storia recente.
La riforma Moratti passò in Parlamento per pochi voti. Molti deputati del pd erano assenti.
Fioroni ha fatto anche cose buone, ripristinando la commissione mista negli Esami di Stato e assumendo 50000 precari. Ma non ha abolito un solo punto della riforma Moratti, limitando a disinnescare temporaneamente gli aspetti più truculenti.

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