NATALIA GINZBURG Mio padre non tollerava le barzellette

Da «Lessico famigliare»

A mio padre piaceva la frutta molto matura; perciò quando a noi capitava qualche pera un po’ guasta, la davamo a lui. Ah, mi date le vostre pere marce! Begli asini siete! – diceva con una gran risata, che echeggiava per tutta la casa; e mangiava la pera in due bocconi.
– Le noci, – diceva schiacciando noci, – fanno bene. Eccitano la peristalsi.
– Anche tu sei monotono, – gli diceva mia madre. – Anche tu ripeti sempre le stesse cose.
Mio padre allora, s’offendeva: – Che asina! – diceva. – Mi hai detto che son monotono! Una bell’asina sei!
Quanto alla politica, si facevano in casa nostra discussioni feroci Continua a leggere “NATALIA GINZBURG Mio padre non tollerava le barzellette”

Fallimento

Premetto che l’articolo «Nigris: “La valutazione descrittiva è più dettagliata e completa del singolo voto numerico”» (e non linkato: è l’ora di smettere di fare pubblicità alle pagine scandalistiche sulla scuola che fanno soldi spacciando non notizie) dice poco o nulla, a parte rubricare una docente (di Pedagogia Speciale, sic) dell’università Milano Bicocca, una sottosegretaria all’istruzione, e il solito Frate Indovino. La prima dice che la valutazione descrittiva è più completa del voto numerico, che equivale a dire che un buono è più esteso di un 8, e un bravo continua così ancora più esteso, e hai acquisito conoscenze puntuali e una buona capacità di analisi ancora di più e così via. Continua a leggere “Fallimento”

CHARLES-PIERRE PÉGUY Crisi dell’insegnamento come crisi di civiltà

[1904]

La crisi dell’insegnamento non è una crisi dell’insegnamento; non c’è crisi dell’insegnamento; non c’è mai stata la crisi dell’insegnamento; le crisi di insegnamento non sono crisi di insegnamento; sono crisi di vita; denunciano, rappresentano crisi di vita e sono crisi di vita esse stesse; sono crisi di vita parziali, eminenti, che annunciano e accusano crisi della vita generale; o, se si vuole, le crisi di vita generali, le crisi di vita sociali si aggravano, si radunano, culminano in crisi dell’insegnamento, che sembrano particolari o parziali, ma che in realtà sono totali, perché rappresentano il tutto della vita sociale; è infatti all’insegnamento che le prove eterne attendono, per cosi dire, la cambievole umanità Continua a leggere “CHARLES-PIERRE PÉGUY Crisi dell’insegnamento come crisi di civiltà”

Come si chiamano gli abitanti di Singapore?

[«Le ombre bianche», 13 ottobre 2015]

Metà degli studenti di una seconda liceo pensa che la repubblica di San Marino faccia parte dell’Ue.
Due terzi pensano che la Cina sia più densamente popolata della Corea del Sud.
Metà pensa che l’Olanda sia una repubblica.
Due studenti pensano che la maggior risorsa dell’Iran siano le banane.
La corona svizzera è più gettonata del franco svizzero e della lira svizzera (te l’avevo detto, cretino!).
Due terzi pensano che la Serenissima è Firenze.
Tutta la classe pensa che i singalesi sono gli abitanti di Singapore.
Io penso che non rifarò questo test.

Casa (Abitazione)

«Capisco la decorazione d’interni» prosegui Jake. «Tende, tessuti, colori li capisco. Quello che non capisco è ciò che la gente intende quando parla di casa. Non sono sicuro di averlo mai capito».
«Be’, non è ovvio?» disse Min, raccogliendo la rivista e tenendola davanti a sé, come se incarnasse qualche idea che lei stessa non era in grado di esprimere a parole. «La casa è dove ti senti… a casa».
«Abitazione e casa» ribatté Aaron, togliendole la rivista. «Il mio cruccio è il modo in cui le persone trattano queste parole come sinonimi».
«Non lo sono?» domandò Bruce.
«No, non lo sono. Un’abitazione è un oggetto fisico. La casa è un concetto».

Da David Leavitt, Il decoro

FRANCESCO PETRARCA Oimè il bel viso, oimè il soave sguardo

Da «Rerum vulgarium fragmenta», 267

Oimè il bel viso, oimè il soave sguardo,
oimè il leggiadro portamento altero;
oimè il parlar ch’ogni aspro ingegno et fero
facevi humile, ed ogni huom vil gagliardo!

et oimè il dolce riso, onde uscío ’l dardo
di che morte, altro bene omai non spero:
alma real, dignissima d’impero,
se non fossi fra noi scesa sí tardo!

Per voi conven ch’io arda, e ’n voi respire,
ch’i’ pur fui vostro; et se di voi son privo,
via men d’ogni sventura altra mi dole.

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Mandato (vincolo di)

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Costituzione della Repubblica italiana, art. 67

Nessuno […] può essere legato a tal punto dal mandato ricevuto dai suoi elettori, da potersi considerare come una sorta di esecutore meccanico dei loro ordini. Le situazioni che si debbono fronteggiare sono sempre nuove, e guai a quei dirigenti che innanzi ad ogni novità dovessero tornare a chiedere il parere di coloro che li hanno eletti al posto di comando.
Guido Calogero, L’Abc della democrazia

ELSA MORANTE Non piangere pupé, che il cane tuo s’è messo le ali

Da «La storia»

Una di quelle mattine Ida, con due grosse sporte al braccio, tornava dalla spesa tenendo per mano Useppe. Faceva un tempo sereno e caldissimo. Secondo un’abitudine presa in quell’estate per i suoi giri dentro al quartiere, Ida era uscita, come una popolana, col suo vestito di casa di cretonne stampato a colori, senza cappello, le gambe nude per risparmiare le calze, e ai piedi delle scarpe di pezza con alta suola di sughero. Useppe non portava altro addosso che una camiciolina quadrettata e stinta, dei calzoncini rimediati di cotone turchino, e due sandaletti di misura eccessiva (perché acquistati col criterio della crescenza) che ai suoi passi sbattevano sul selciato con un ciabattio. Continua a leggere “ELSA MORANTE Non piangere pupé, che il cane tuo s’è messo le ali”