ADALBERONE I tre ordini

IL RE: Così la casa di Dio è una, e retta da una sola legge?
IL VESCOVO: La società dei fedeli forma un solo corpo, ma lo Stato ne comprende tre. Perché la legge umana distingue altre due classi: nobili e servi, infatti, non sono retti dallo stesso regolamento. Due personaggi occupano il primo posto: uno è il re, l’altro l’imperatore; dal loro governo vediamo assicurata la solidità dello Stato; il resto dei nobili ha il privilegio di non essere soggetto ad alcun potere, purché si astenga dai crimini che reprime la giustizia regale. Essi sono i guerrieri, protettori delle chiese; sono i difensori del popolo, dei grandi come dei piccoli, di tutti, insomma, e garantiscono al tempo stesso la propria sicurezza. L’altra classe è quella dei servi: questa razza infelice non possiede nulla se non al prezzo della propria fatica. Chi potrebbe con i segni dell’abaco fare il conto delle occupazioni che assorbono i servi, delle loro lunghe marce, dei duri lavori? Denaro, vesti, cibo, i servi forniscono tutto a tutti; non un uomo libero potrebbe vivere senza i servi.

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LIVIA TESTA La ola mentre spiego

Cari ragazzi,
dopo due mesi ho di nuovo internet e così vorrei raccontarvi tre recenti aneddoti, che mi hanno definitivamente convinto a portare in gita per quattro giorni la mia terza, nonostante la mia atavica e selvaggia riluttanza ad abbandonare il focolare domestico.

1. Visita istituzionale alla Camera dei Deputati (tra l’altro il giorno delle dimissioni mastelliane). Il commesso parlamentare ci introduce ai velluti e agli ori della Sala dei ricevimenti. A destra il gigantesco Quarto Stato, a sinistra un’altrettanto ciclopica reinterpretazione dell’opera in questione, in cui un artista contemporaneo voleva esprimere (tipo) la perdita della coscienza di classe da parte del popolo.

Il tapino parla, parla e parla e poi pone la fatidica domanda: L’Italia è una repubblica fondata su?

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Democrazia

Perché un sistema democratico funzioni occorrono un elevato livello di alfabetizzazione, il rispetto del diritto di opposizione e delle differenze d’opinione, la capacità di accettare la sconfitta alle elezioni, e il governo deve proteggere chi è privo di potere politico.
Jared Diamond, Crisi

L’idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione. Nessuno ama i missionari armati; il primo consiglio che danno la natura e la prudenza è quello di respingerli come nemici.
Maximilien Robespierre

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Cosa bolle in pentola (diario di scuola 2007-2010)

 

Compendio di notizie prevedibili o improvvisate con una spolverata di boiate su concorsi, precari storici e non, e sulla buffa e imprevedibile scuola pubblica italiana.

Finanziaria 2007
Questa è un’antologia di battute di ministri, viceministri e altri elementi dentro e intorno alla legge Finanziaria del 2007, con particolare riguardo all’annoso problema delle assunzioni dei precari e all’abolizione delle graduatorie permanenti, ventilata e poi moderatamente ritrattata. L’immagine è il commento della redazione. Dice Fioroni: «Gli stipendi già glieli diamo, perciò non ha senso che non siano assunti. Tra l’altro, a conti fatti ci sarà un risparmio. Abbiamo già calcolato che alla fine del triennio, quando avremo inserito in ruolo i 150mila, fuori ci saranno solo quelli che hanno meno di tre anni di insegnamento. Per il futuro, torneranno i concorsi per coprire il turn-over». Gli fa eco Mariangela Bastico: «Per l’anno 2010/2011, noi contiamo che tutti i precari storici, coloro che insegnano da anni costantemente, siano assunti a tempo indeterminato. Ma se nelle graduatorie ci saranno ancora supplenti, non saranno lasciati a spasso». Continua a leggere “Cosa bolle in pentola (diario di scuola 2007-2010)”

La didattica per competenze: aria fritta 2.0

Non esistono competenze culturali e scientifiche senza contenuti e sostanze disciplinari, senza una padronanza della materia.
Giulio Ferroni

L’aria fritta della buonascuola: la didattica per competenze. Saper fare. Imparare a imparare. Chi ha le competenze ha il know how: può praticamente tutto. Anche se non sa nulla, perché virtualmente sa tutto. Può competere, anche nel senso della competitività, in un mondo dove tutti vanno veloce. Prendiamo la geografia. Il mondo cambia,una carta geografica di quelle che si srotolano è una bella cosa ma dopo uno due anni non serve più. Molto meglio proiettare su una lavagna multimediale le mappe dei paesi che si aggiornano in tempo reale. Questo mi sta bene. Continua a leggere “La didattica per competenze: aria fritta 2.0”

Preside

– Occorre dunque, io credo, che ad ogni scuola sia preposto un uomo che si occupi di questa sola cosa: che i professori abbiano da fare sempre qualcosa di vano, di fatuo e di cazzevole; e costui dovrà avere la libertà di disporre le cose nel modo che vuole. Come infatti le pecore hanno bisogno del pastore, così anche i professori hanno bisogno di un capo, sia che lo vogliamo chiamare reggitore o demiurgo o preside
– Mi pare che il nome “preside” vada bene, disse
Platone, Il Del Carlo o del trimestre
in Alvaro Rissa. Il culo non esiste solo per andare di corpo Continua a leggere “Preside”

GIOVANNI PAPINI Chiudiamo le scuole

Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto – contro la morte – contro lo straniero – contro il disordine – contro la solitudine – contro tutto ciò che impaurisce l’uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine. Continua a leggere “GIOVANNI PAPINI Chiudiamo le scuole”

Inemendabile (il volantone)

(in collaborazione con Barbara Monti e Laura Chiosi)

Il disegno di legge noto come, il titolo risulta sempre più inquietante, “buona scuola” è stato scaricato al Senato. Cosa è cambiato rispetto alla bozza che è entrata alla Camera? Poco. E le solite strombazzanti dichiarazioni sui miglioramenti da parte degli spacciatori di questa riforma? Propaganda. Il disegno di legge era inemendabile e resta tale. Il progetto che rappresenta non può essere neutralizzato con nessuna modifica importante. Tanto meno con giochi di parole. Tanto meno con giochi di parole che hanno per destinatari docenti e studenti che spendono, i primi a tempo indeterminato, la parte più importante della loro vita dentro la scuola.

Il legislatore ci teneva a precisare che i docenti neoassunti, specialmente quelli che non possono ambire a entrare in una specie di organico di diritto (tuttora indefinito), dovranno saper fare un po’ di tutto per rimanere a galla: “I docenti dell’organico dell’autonomia concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa con attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento”. Continua a leggere “Inemendabile (il volantone)”

PIERO CALAMANDREI Facciamo l’ipotesi

Discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata  dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. Continua a leggere “PIERO CALAMANDREI Facciamo l’ipotesi”

Non sarà un topless che vi seppellirà

Parliamo piuttosto del perché e del come è diventata ministra la signora Giannini, dei pochi voti raggranellati nelle elezioni europee (nonostante, o proprio perché ministra): poco più di 3000. Chiediamo alla signora Giannini come è diventata rettore di un’università pubblica, indagata per un danno erariale di 420 milioni (si chiama truffa ai danni dello Stato). Ricordiamo tutti gli svarioni linguistici commessi da una che si definisce esperta di “glottologia”, per ultima la calzante definizione di squadristi a chi la contesta perché finora non ha mai avuto diritto di parlare né di manifestare il proprio dissenso rispetto alla riforma epocale della scuola pubblica. Ma ricordiamo anche gli svarioni che la Giannini ha commesso da ministra della pubblica istruzione, la sua ignoranza sul fatto che i commissari esterni non vengono da altre province. O quando ha detto che dall’anno prossimo si studierà inglese alla scuola primaria. O quando è arrivata in consiglio dei ministri annunciando un decreto che invece era diventato, a sua insaputa, un disegno di legge. E il ripetere costantemente le favole che scrivono gli autori della “Buona Scuola”: siamo entrati nelle case di due milioni di italiani (quanti erano?), noi non privatizziamo la scuola, noi non finanziamo le scuole paritarie, noi formiamo.

Che se ne andasse al mare a prendere il sole la signora Giannini e lasciasse il suo posto a qualcuno più competente di scuola. Darebbe meno spettacolo.

(28/4/2015)