Volontari

Da «Frasario essenziale per passare inosservati a scuola», 14 febbraio 2022

Stamattina vado in quarta rossa dove avevo contrattato due volontari per l’interrogazione su Tasso.
Chi sono i volontari?

Mi devo arrabbiare?


Prof, se l’è visto il PSG? Ha vinto 3-0 contro il Bordeaux

La Champions, provi a cercare su prime, ci sta tutta la partita Continua a leggere “Volontari”

Come si chiamano gli abitanti di Singapore?

[«Le ombre bianche», 13 ottobre 2015]

Metà degli studenti di una seconda liceo pensa che la repubblica di San Marino faccia parte dell’Ue.
Due terzi pensano che la Cina sia più densamente popolata della Corea del Sud.
Metà pensa che l’Olanda sia una repubblica.
Due studenti pensano che la maggior risorsa dell’Iran siano le banane.
La corona svizzera è più gettonata del franco svizzero e della lira svizzera (te l’avevo detto, cretino!).
Due terzi pensano che la Serenissima è Firenze.
Tutta la classe pensa che i singalesi sono gli abitanti di Singapore.
Io penso che non rifarò questo test.

L’attimo fuggente

«La solitudine del satiro», 16 gennaio 2013

La letteratura italiana penso talvolta dovrebbe essere interessante di per sé. Allora siccome vedo che mentre spiego Verga nessuno mi ascolta dico: ma possibile che non ve frega niente neppure di Verga? Quando si parlava del Trecento, di Machiavelli, di Ariosto dicevate tutti che erano lontani nel tempo e ora?
Se vuole saliamo sui banchi e facciamo l’attimo fuggente propone Martina.
Ma che c’entra, non sto facendo un discorso anticonformista…
Ma no, è per animare la sua lezione.

6 politico

Alle elementari la maestra ci faceva fare i dibattiti. Il formato era quello di «Berlinguer ti voglio bene»: «Pole la donna pareggià con l’omo? No». Nella fattispecie: «È giusto il 6 politico? No». Si era, del resto, nel ’77 e gli studenti dell’Università di Roma, così diceva, chiedevano il 6 politico. Per me il ’77, per tanto tempo, è stato questo. L’input era: se passa il 6 politico Alerino, lo squinternato e Pollo potrebbero avere la stessa valutazione di Maria Novella Teofanelli di Albafiorita che ogni giorno studia otto ore al giorno, e anche dopo cena. Falso, tra l’altro. Chiamato in causa risposi: a me il 6 va bene, a Maria Novella ci puoi mettere il 10.

STEFANO BENNI A scuola non possiamo ridere un minuto

Da «Margherita Dolcevita»

Ogni mattina che mi alzo presto per andare a scuola penso:
Qualcuno pagherà per tutto questo.
Ero stanca, faceva ancora buio. Oltretutto l’acqua calda non arrivava, usciva solo un filo gelido e dispettoso, una bava di strega. Poi avevo un orecchio chiuso. Poi le scarpe non si allacciavano. Poi lo zainetto pesava. Poi con un po’ di biscotti e latte e una fetta di pane e marmellata e un po’ di quei cereali croccanti e guarda un po’ un ovetto, la giornata si è avviata. Lo scuolabus mi ha caricato, insieme a tre scolari medi tristi come deportati. Il sole era color uovo sodo vecchio. Continua a leggere “STEFANO BENNI A scuola non possiamo ridere un minuto”

L’attesa ai tempi di whatsapp

«Trickle Down», 21 ottobre 2023

«Buffo che la maggior parte di questi giovani non abbia mai visto un telefono a disco», disse, guardando lo schermo. «Qualche volta mi manca, il piacere tattile di infilare il dito nel buco, far girare la rotella fino alla fine, poi lasciarla andare».
Da David Leavitt, Decoro

In un compito di italiano sul valore dell’attesa leggo: «È un dato di fatto che la società contemporanea è depressa». Gabriele scrive piuttosto che innervosirsi nell’attesa di una risposta a un messaggio molto meglio andare nei boschi a guardare gli animali selvaggi. Per Valentina invece questa storia di aspettare è più snervante di andare a zappare la terra sette giorni su sette (era un’iperbole, prof). In generale l’attesa di una risposta su whatsapp dopo che si è accesa la punta evoca impazienza, ma anche impotenza, frustrazione, rancore, terrore, malcontento e noia. Prima no, non c’era questa frenesia, se uno arrivava in ritardo a un appuntamento non suscitava questo malumore. Annoto a margine: questo lo dici tu.

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Catone

«Trickle Down», 4 ottobre 2023

Domando alla classe chi incontrano Dante e Virgilio quando arrivano ai piedi della montagna del Purgatorio. Qualcuno dice forse Catone? E come si presenta Catone? Dice come un giovane vecchio, sale e pepe, qualche capello bianco, una pettinatura strana, con dei ciuffi che sembrano dei lunghi baffi. E cosa dice Catone quando vede arrivare Dante e Virgilio? Nessuno risponde. Allora do le tre opzioni:
prima opzione: benvenuti al Purgatorio!
seconda opzione: chi siete, dove andate, cosa portate, un fiorino!
terza opzione: cosa ci fate qui? Sono state cambiate le leggi dell’abisso e nessuno mi ha detto niente?

Quella più gettonata è stata…

FLAVIO MARACCHIA Lettera agli alunni di ieri

[Da Gli opliti di Aristotele, 12 settembre 2023]

Non volevo mancare. Sono venuto all’ingresso del vostro primo giorno alle medie e vi ho visto entrare tutti col sorriso. È stato emozionante. A guardare nei vostri zaini sarebbe stato possibile trovarci curiosità, impazienza, sogni, e perché no, anche qualche briciola di timore, il bagaglio giusto per la nuova avventura che stava iniziando. Poi vi ho guardato varcare l’ingresso di quella scuola e mi sono sentito fiero di voi.

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CARLO COLLODI Che bel paese!

Da «Pinocchio»

Ora bisogna sapere che Pinocchio, fra i suoi amici e compagni di scuola, ne aveva uno prediletto e carissimo il quale si chiamava di nome Romeo, ma tutti lo chiamavano col soprannome di Lucignolo, per via del suo personalino asciutto, secco e allampanato, tale e quale come il lucignolo nuovo di un lumino da notte.
Lucignolo era il ragazzo più svogliato e più birichino di tutta la scuola, ma Pinocchio gli voleva un gran bene. Di fatti andò subito a cercarlo a casa per invitarlo alla colazione e non lo trovò: tornò una seconda volta, e Lucignolo non c’era; tornò una terza volta, e fece la strada invano. Continua a leggere “CARLO COLLODI Che bel paese!”

Tiktok

Se ci fosse stato tiktok quando andavo alla scuola media avrei potuto filmare il mio (anziano) prof di matematica che batteva un pugno così forte sulla cattedra da farla ribaltare con tutto quello che c’era sopra. Siccome lo faceva spesso, per richiamare l’attenzione, un monellaccio aveva svitato il piano. Bastava puntare la telecamera del cellulare e aspettare e nel frattempo fare ogni sorta di pernacchie. Naturalmente non c’era tiktok, e nemmeno i cellulari. O forse non c’erano i cellulari né tiktok perché mancava questa esigenza di trasformare ogni fatto in cronaca da propinare a una platea di sconosciuti (follower)