Da Da De Do Do Do De Da Da Da

Diario DaDa, 14-25 aprile 2020

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino, Le città invisibili

14 aprile
Riassunto della puntata precedente (Il possibile l’abbiamo fatto ecc.): mercoledì 4 marzo sono uscito da scuola alle 2. Il pomeriggio, sul tardi, dopo l’annuncio della chiusura delle scuole, ho incontrato la Marescotti (nome di fantasia) che chiudeva la cartolibreria nella piazza. Continua a leggere “Da Da De Do Do Do De Da Da Da”

GIOVANNI CAROSOTTI Contro gli insegnanti: la nuova linea della ministra Azzolina

[Roars, 14 aprile 2020]

Sarebbe stato un bene fosse proseguito quel clima di attesa e di sospensione del giudizio che, in un primo momento, sembrava dovesse prevalere tra tutte le parti che in questi anni si sono confrontate, anche molto polemicamente, sui destini della scuola italiana; anche in considerazione della opportunità di non strumentalizzare a proprio favore una situazione drammatica, che non coinvolge certo solo la scuola. Sembrava opportuno, semmai, confrontarsi a emergenza conclusa, in base alle esperienze acquisite, per valutare quanto della propria cultura professionale fosse stato messo in gioco e quali considerazioni trarne. È durato però poco. Come già testimoniato da Roars, la tentazione di strumentalizzare il ricorso obbligato alla “didattica a distanza” ha sedotto alcuni in modo irresistibile, con l’obiettivo –che sembra centrato- di condizionare l’azione di governo verso svolte autoritarie che si vorrebbero irreversibili. Continua a leggere “GIOVANNI CAROSOTTI Contro gli insegnanti: la nuova linea della ministra Azzolina”

Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free (2)

Jean-François Delfraissy, presidente del Consiglio scientifico Covid-19 che supporta Macron, sostiene che «nessuna scuola in Francia sembra essere stata un focolaio dell’infezione» (Dagospia). Una delle ragioni per cui la Francia è pronta a ripartire in modo graduale dall’11 maggio. Così come la Svizzera e l’Olanda. In Danimarca dal 15 aprile sono state riaperte scuole elementari e asili nido. Con alcune precauzioni: banchi distanziati, i docenti non si possono riunire in sala docenti, durante la ricreazione i bambini possono giocare solo in piccoli gruppi: «Arrivati a scuola ci si lava le mani all’entrata, ci sono segnali sul pavimento per indicare le distanze da rispettare e i bidelli disinfettano tutto almeno due volte al giorno» (Il Post). In Norvegia, dove sono state già riaperti gli asili nido, il 27 aprile riaprono scuole dell’infanzia, elementari e medie. Continua a leggere “Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free (2)”

FLAVIO MARACCHIA Lettera alla scuola

[Gli opliti di Aristotele, 4 aprile 2020]

Mi arriva dalla scuola la comunicazione di dover presentare la programmazione entro la data stabilita. Per programmazione in una scuola elementare si intende la pianificazione del lavoro che il maestro ha intenzione di svolgere nella sua classe. La mia è sempre stata una programmazione a posteriori. La previsione del lavoro nel mio caso non sarebbe mai stata fedele all’originale. Oggi più che mai. Allora ho scritto e consegnato queste righe.

Il sottoscritto non presenterà ora alcuna programmazione, né qualcosa che possa anche solo avvicinarsi all’idea di una programmazione. La vita di tutti è stata stravolta, ognuno di noi vive l’incertezza del domani, la scuola italiana attraversa un momento drammatico come mai era successo nella storia della Repubblica,  eppure sembra non voler o poter rinunciare alla sua parte burocratica, quella che sempre di più l’ha trasformata in una fabbrica di acronimi e ha finito per svilire il significato delle parole fino all’inverosimile. È assurdo. Programmazione. Ma come si può parlare di programmazione in giorni come questi? Continua a leggere “FLAVIO MARACCHIA Lettera alla scuola”

RAFFAELLA MONTANI Le 5 fasi della DAD

Diario della didattica in quarantena: giorno 47

Noi docenti stiamo elaborando il lutto della perdita della scuola.
Qualcuno è rimasto alla fase 1 (negazione) e continua a far finta che questo simulacro di scuola, che stiamo recitando da due mesi, sia perfettamente sovrapponibile alla realtà precedente.
Molti sono passati alla fase 2 (patteggiamento) e vi si sono trovati così bene che lì permangono: sono quelli che ossessivamente ripetono «non c’è alternativa»; ammettono che vi sono dei problemi materiali, che pensano di risolvere con qualche tablet in comodato d’uso, un po’ di giga a prezzo scontato e soprattutto sommergendo i colleghi con videotutorial su tutto lo scibile appinformatico esistente e futuribile. Continua a leggere “RAFFAELLA MONTANI Le 5 fasi della DAD”

JACOPO ROSATELLI I conti non tornano, la scuola smart pensata per pochi

[il manifesto, 21 aprile 2020]

Il rientro a scuola sarà complesso. Nei ragionamenti sulla fase due si evocano lezioni nei giardini degli istituti o nei musei, aule rimodulate, mix virtuosi di didattica online e in presenza: bello e impossibile. O meglio, possibile solo per chi ha risorse, spazi adatti, contesti accoglienti: insomma, per chi è avvantaggiato, e magari anche prima del virus riusciva a fare scuola in maniera «creativa». L’entusiasmo per le magnifiche sorti e progressive generate dalla crisi ignora che il sistema già fatica a funzionare in condizioni normali. Dilaga il precariato, mancano presidi e direttori amministrativi: non è certo l’ideale per affrontare tutti gli adempimenti che la riapertura imporrà. Continua a leggere “JACOPO ROSATELLI I conti non tornano, la scuola smart pensata per pochi”

RETE BESSA Brodo di DAD. Appunti per non farsi bollire a scuola durante e dopo l’emergenza coronavirus

[Giap, 20 aprile 2020]

con fotografie di Michele Lapini e una postilla di Wu Ming

1. Distopia

«Ora come ben saprà ci sono le restrizioni, tutto bloccato, non ci possiamo fare niente!»
Quest’anno ho fatto solo supplenze intermittenti, un paio di mesi di seguito al massimo e tanti giorni sparsi. Ma da tre giorni ci sono le restrizioni. Con la chiusura delle scuole, niente più chiamate di presa in carico, niente stipendio, unica via l’indennità di disoccupazione. Ma servono gli ultimi contratti, appunto, e i rispettivi pagamenti. Che mancano.
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Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free

La stampa internazionale ci informa che in Germania le scuole riapriranno gradualmente dal 4 maggio: «la chiusura fa crescere le disparità sociali» scrive lo Spiegel. Classi di 15 studenti al massimo potrebbero riprendere le lezioni di tedesco e matematica. In Francia dall’11 maggio asili e scuole, chiuse da metà marzo riapriranno gradualmente. Scelta dettata da preoccupazione per le ricadute morali, psicologiche ed educative della chiusura e delle disparità sempre maggiori tra gli alunni. Come ormai risaputo, in Italia non si tornerà a scuola prima di settembre, Facciamo una bella indigestione di dad, con il rischio della buffonata degli esami di stato on line. A proposito della dad (e dell’entusiasmo che la circonda) Save the Children avverte che il 42 per cento dei minori abita in case sovraffollate e il 7 per cento è vittima di un grave disagio abitativo.

PAOLO LANDRI, EMILIANO GRIMALDI, DANILO TAGLIETTI La scuola che verrà? Una mappa per prepararsi

[La scuola e noi, 6 aprile 2020]

In questo periodo di social distancing si sta sviluppando un profluvio di interpretazioni sull’emergenza Covid19. La quarantena crea un vuoto di relazioni sociali che si cerca di riempire tecnologicamente mediante le digital technologies e simbolicamente mobilitando una molteplicità dei framework culturali. Vi sono, dunque, diverse letture su ciò che sta accadendo e su ciò che accadrà, quando l’emergenza finirà e si potrà ritornare alla normalità. Un eccesso che compensa una assenza e che può sedare, oppure moltiplicare le ansie. Si tratta di un meccanismo che si sviluppa in ogni dinamica della emergenza e soprattutto quando si tratta di assorbire ciò che appare come radicalmente altro rispetto a ciò che ci è familiare. Continua a leggere “PAOLO LANDRI, EMILIANO GRIMALDI, DANILO TAGLIETTI La scuola che verrà? Una mappa per prepararsi”

ANNA ANGELUCCI Pedagogia dell’emergenza

[Medicina e società, 1 aprile 2020]

Al lock down della popolazione si è accompagnato un lock in digitale altrettanto radicale. Che, se da una parte consente lo svolgimento di molte attività e importanti forme di comunicazione, dall’altra desta riflessione e preoccupazione per le sue implicazioni psicologiche e sociali. Rispetto alla scuola, in questo momento nessuna fuga in avanti sembra auspicabile. Nessuna frettolosa equiparazione o sostituzione definitiva della didattica digitale alle attività in presenza può apparire ragionevole o estranea a logiche extrascolastiche, in questo frangente. In cui la cautela è d’obbligo. In cui è d’obbligo che addetti ai lavori e decisori politici non plachino le loro ansie da prestazione o le angosce causate dalla gestione dell’emergenza con dichiarazioni d’intenti e investimenti faraonici che appaiono del tutto fuori luogo, in una condizione di crisi economica epocale. In cui è d’obbligo che non si ascoltino le sirene mortifere dei “piazzisti dell’istruzione” che pretenderebbero di imporre, come spiega bene Rossella Latempa (qui), distopiche forme di educazione e rieducazione digitale di massa (qui). Proviamo invece a disegnare i contorni emotivi di questa emergenza e l’orizzonte pedagogico in cui declinarla.

La relazione educativa è, nella sua dimensione sociale, interpersonale e intersoggettiva. Si fonda sull’incontro tra il Sé e l’Altro Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Pedagogia dell’emergenza”