Legittima difesa

Di Maio è stato frainteso. Con la proposizione «la legittima difesa è un reato che va potenziato» intende mantenere aperte tutte le strade, com’è nello stile dei 5s. La prima parte è per il popolo, la seconda è per il governo. Esempio: la 107 è una pessima legge che va ottimizzata. Il modello è Ferrer, che promette di sbattere in galera il vicario di provvigione… si es culpable…

Domanda: il programma dei 5s cosa dice sulla legittima difesa? E il contratto di governo?

ANTONIO MAZZEO Alternanza Scuola–Forze Armate per l’Italia del XXI secolo

[Contropiano, 25 aprile 2018]

Lavoro forzato, gratuito, schiavo. Imposizione ideologica neoliberista, ipercompetitiva e ultraindividualista. Gerarchizzazione e autoritarismo. L’Alternanza Scuola Lavoro (ASL), il provvedimento sicuramente più inaccettabile della cosiddetta “Buona scuola”, ha avviato negli istituti scolastici della secondaria il laboratorio sperimentale del modello culturale, sociale, economico e politico dell’Italia della Terza Repubblica: democrazia e diritti zero; lavoratori-studenti-cittadini-soldati signorsì, sempre, comunque e dovunque. La parola d’ordine è militarizzare coscienze, luoghi, rapporti sociali e di produzione. Non è casuale dunque che alla famigerata “alternanza” guardino con sempre maggiore interesse e aggressività – contestualmente – Confindustria, transnazionali, forze armate e le industrie belliche. Continua a leggere “ANTONIO MAZZEO Alternanza Scuola–Forze Armate per l’Italia del XXI secolo”

Carta del docente

I sindacati (i sindacatoni per la precisione) consigliano di spendere i 500 euro della carta del docente perché al governo del cambiamento farebbe gola incamerare quello che avanza per fare quadrare i conti. E macari abolire questa specie di privilegio rubato. Io i 500 euro non li ho presi né quest’anno né quello prima. Ma è singolare che il governo del cambiamento, che non vuole abrogare nemmeno una virgola della buona scuola, provvede con zelo a cancellare quattro spicci che non bastavano nemmeno per lo scopo per cui sono stati pensati e comunque largamente insufficienti a compensare la perdita di potere d’acquisto dei docenti in quasi 10 anni di vacanza contrattuale. Ma se li tenete, è buono il consiglio di Rossella: li spendo entro una settimana, non voglio lasciare nulla a questi cialtroni

Edilizia scolastica

Il governo ha cancellato una parte dei fondi per l’edilizia scolastica, informa Reginaldo Palermo. Mi sembra una cosa abominevole. Ma le reazioni del coro filogovernativo sono ancora più sconfortanti.

Intanto, erano soldi sprecati, servivano solo per rifare le facciate. Ci hanno mangiato in tanti (ora non ci mangiano più, è una buona notizia). I programmi elettorali pullulano di riferimenti alle scuole pericolanti. Dopo le elezioni non ci sono più scuole pericolanti. Le strutture sono solide. Forse no. Ma tagliare è la premessa per nuovi investimenti? E chi lo sa. Però lasciamoli lavorare. E allora il PD?

MARCO REVELLI La maestra e il licenziamento in tronco

[Doppio Zero, 3 marzo 2018]

Un licenziamento in tronco di un dipendente pubblico, da parte del segretario del partito di governo, in diretta televisiva, non si era mai visto. Per lo meno in democrazia.

È successo il 27 febbraio, quando la trasmissione Matrix, su Canale 5, ha mandato in onda le immagini registrate durante i tafferugli avvenuti a Torino in occasione di una protesta contro CasaPound, e tra queste, in particolare, quelle in cui compariva Lavinia Flavia Cassaro, maestra precaria presso una scuola elementare della periferia, ripresa in primo piano, sotto la pioggia, impegnata in una violenta invettiva contro la polizia: “Vigliacchi! Mi fate schifo…” Continua a leggere “MARCO REVELLI La maestra e il licenziamento in tronco”

DANIELE NOVARA La scuola non è Rischiatutto

[Comune-info, 24 maggio 2016]

Pensare di valutare l’apprendimento degli alunni facendo mettere delle crocette qua e là o comunque costringendoli a cercare risposte esatte, appare un equivoco non privo di conseguenze.

Imparare rappresenta un processo operativo complesso che necessita di verifiche applicative più che di nozioni da ripetere. Sappiamo di aver imparato a guidare l’auto quando superiamo la prova pratica. Non basta conoscere teoricamente come funziona il motore.

I test Invalsi banalizzano la conoscenza e ripropongono l’arcaica idea di una scuola fatta di contenuti da mandare più o meno a memoria. Si tratta di una modalità superata. Continua a leggere “DANIELE NOVARA La scuola non è Rischiatutto”

Chiamata diretta (c’era una volta)

Domanda: ma se gli sponsor della #buonascuola, ds in testa, si stracciano le vesti per la sospensione (nemmeno cancellazione) di una norma penosa come la chiamata diretta per «competenze» cosa avrebbero fatto se il governo, come promettevano Lega e m5s in campagna elettorale, avesse, come primo atto, abrogato la 107?

Antonello Giannelli, presidente dell’ANP, è il primo a salire sulle barricate. Lamenta il fatto che la chiamata era già stata svuotata da accordi tra le parti. Ci ricorda che i ds non sono innamorati di questa incombenza che si mangia una parte delle loro ferie (ed è, verosimilmente una grana) Continua a leggere “Chiamata diretta (c’era una volta)”

Angli(ci)smi

Per noi neolatini colonizzare l’inglese ha avuto come conseguenza l’essere più facilmente colonizzabili dall’inglese.
Edoardo Lombardi Vallauri, Le guerre per la lingua

Perché la Rai deve chiamare Rai Educational il settore delle trasmissioni scolastiche educative? E perché si deve usare spending review per indicare la revisione della spesa pubblica? […] In queste abitudini non vedo tanto un pericolo per la lingua, ma per quelli che la parlano, e che la parlano con scarsa e insufficiente padronanza. Mi ricorda un po’
il latino adoperato dall’ Azzeccagarbugli per raggirare Renzo […]. Questo è quanto accade oggi con l’uso dell’inglese o dell’italiano stesso in molte manifestazioni del linguaggio burocratico.
Andrea Camilleri, Tullio De Mauro, La lingua batte dove il dente duole

L’uso istituzionale della lingua […] deve evitare il ricorso ingiustificato agli anglicismi, perché questa presenza di anglicismi inutili veicola l’idea che ci sono delle cose che non si possono che dire in inglese.
Luca Serianni, Le mille lingue di Roma

CLAUDIA PEPE Mi chiamo Paolo, signor Invalsi

[https://comune-info.net/2016/05/mi-chiamo-paolo-signor-invalsi/, 11 maggio 2016]

Io mi chiamo Paolo e domani mi hanno detto che dovrò fare le prove Invalsi. Non ho capito tanto a quello che servono, ma hanno detto che sono importanti… Io mi chiamo Paolo faccio la terza media… e non mi piace essere un numero da catalogare e valutare solo se metto una crocetta nel posto giusto… Io mi chiamo Paolo e le mie insegnanti mi hanno insegnato tante cose che non troverò su quella carte del Ministero. Io non so neanche cosa sia il Ministero, non è mai venuto nella mia Scuola, non mi conosce… Con i miei insegnanti ho scoperto la Musica, a scendere le scale insieme a Montale, ho parlato di Peppino Impastato e Pasolini, ho imparato ad amare le cause perse, le vite nascoste… Mi hanno insegnato che la Scuola rende liberi… I signori Invalsi che non sono mai venuti nella mia Scuola e non sanno che mi chiamo Paolo, che ho le lentiggini e una famiglia onesta, non sanno che il fallimento è uno zoppicamento salutare dell’efficienza della prestazione. E io sono giovane e questo è il mio tempo per zoppicare, per sbagliare… Le mie insegnanti fanno sciopero perché credono in me e in tutti i loro allievi. Perché l’unica possibilità di rinascere è scoprire, per fortuna, di essere unici e diversi nel fallimento che si chiama amore…”.

Io mi chiamo Paolo e domani mi hanno detto che dovrò fare le prove Invalsi. Non ho capito tanto a quello che servono, ma hanno detto che sono importanti per la rilevazione degli apprendimenti Continua a leggere “CLAUDIA PEPE Mi chiamo Paolo, signor Invalsi”

BARBARA MORLEO Dico no all’Invalsi perché io valgo. Lettera

[Orizzonte Scuola, 3 aprile 2017]

I test Invalsi erano nati con il fine di valutare la qualità del sistema scolastico nazionale.

Questa finalità è cambiata dopo pochi anni e i test, da rilevazione a campione, sono diventati censuari. Attraverso questa diversa modalità di applicazione, è cambiato anche l’obiettivo della somministrazione: si è passati dalla valutazione del sistema scolastico nazionale, a quella d’istituto, alla quale viene collegata la valutazione degli insegnanti.

Tale commistione è gravemente impropria perché, come gli stessi esperti della valutazione ricordano, l’utilizzo dei test per più finalità è inappropriato, in quanto ciascun obiettivo richiede informazioni diverse e necessita quindi di adattare gli strumenti di rilevazione. Continua a leggere “BARBARA MORLEO Dico no all’Invalsi perché io valgo. Lettera”