FRANCESCO D’ASSISI Cantico di frate sole

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Siignore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

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Diario di un super-eroe-scolastico-a-scadenza (7)

Martedì 26 gennaio 2021

Sala docenti, scuola media.

Una professoressa di inglese si mette a parlare ad alta voce con altri docenti, o almeno con quelli che capiscono la lingua.

Mi sento escluso. Altro che digital-divide.

Parla di Copenaghen, mi chiede se ci sono mai stato ma gli rispondo che dopo il Molise avevo intenzione di farci un salto, rinviato per ovvii motivi.

Farà una lezione sulla tutela ambientale, su quanto sono bravi i danimarchesi o danimarchici. No, i danesi, regà, sò solo i biscotti. E la danese è la ciccia. Fate i bravi.

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OSCAR WILDE Il principe felice

Alta sulla città, in cima ad un’imponente colonna, si ergeva la statua del Principe Felice. Lui era tutto coperto di sottili foglie d’oro finto, come occhi aveva due zaffiri lucenti, e un grande rubino rossi scintillava sull’elsa della sua spada. E veramente era ammiratissimo. “E’ bello come una banderuola” osservò uno dei Consiglieri Comunali che voleva farsi una reputazione di possessore di gusti artistici; solo “no altrettanto utile” aggiunse, per paura che la gente lo considerasse poco pratico, accusa che non ci poteva cero rivolgere.

“Perché non puoi essere come il Principe Felice?” chiese una saggia madre al figlioletto che piangeva domandando la luna. “Il Principe Felice non si sogna mai di piangere per nessun motivo.”

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Culo (per terra)

A due passi da Ponte Vecchio, in mezzo alla loggia del Mercato Nuovo (meglio conosciuta come loggia del Porcellino), ancora oggi c’è – incassata nel pavimento – una pietra circolare.
Si tratta di quella che anticamente i fiorentini chiamavano «pietra dello scandalo».
Un nome dovuto al barbaro e sadico rituale cui nella Firenze antica subivano pubblicamente i commercianti falliti. Il poveretto caduto in rovina veniva trascinato sopra questa pietra, dove prima gli venivano calate le braghe e poi, una volta «a culo ignudo», gli venivano violentemente sbattute le natiche contro la pietra. Per tre volte. A quel punto, subita la pubblica umiliazione davanti a una folla incitante e chiassosa, egli era immune dal linciaggio fisico dei suoi creditori.

Riccardo Lestini, storie universi r-esistenze

ROBERTO VECCHIONI Mi manchi

Così a distanza d’anni aprì la mano
E aveva tre monete d’oro finto
Forse per questo non sorrise
Forse per questo non disse «ho vinto»
Richiuse il pugno, roba di un minuto
Per non sentirlo vuoto
E mi manchi.
E la ragazza fece op-là una sera
E fu un op-là da rimanerci incinta
Vestì di bianco ch’era primavera
E nella polaroid sorrise convinta
Fecero seguito invitati misti
E dodici antipasti
E mi manchi, mi manchi, e mi manchi.

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DANTE Il volgare illustre

Da «De vulgari eloquentia», I 17-8

A questo punto occorre esporre con ordine le ragioni per cui chiamiamo con gli attributi di illustre, cardinale, regale e curiale questo volgare che abbiamo trovato: procedimento attraverso il quale ne faremo risaltare in modo più limpido l’intrinseca essenza. E in primo luogo dunque mettiamo in chiaro cosa vogliamo significare con l’attributo di illustre e perché definiamo quel volgare come illustre. Invero, quando usiamo il termine “illustre” intendiamo qualcosa che diffonde luce e che, investito dalla luce, risplende chiaro su tutto: ed è a questa stregua che chiamiamo certi uomini illustri, o perché illuminati dal potere diffondono sugli altri una luce di giustizia e carità, o perché, depositari di un alto magistero, sanno altamente ammaestrare: come Seneca e Numa Pompilio. Continua a leggere “DANTE Il volgare illustre”

GIUSEPPE CALICETI Smart working

[Da «La scuola senza andare a scuola»]

Io, mia moglie, mia figlia. Non andiamo a scuola, ma ogni giorno le nostre scuole entrano nel nostro appartamento, che si popola di voci e di volti inaspettati. È l’ebrezza dello smart working.
Mi sento a disagio. Non esiste più confine tra vita pubblica e vita privata, tra lavoro e non lavoro, tra casa e scuola.
Mi sento un ventriloquo e mi sento spiato. Non ho più privacy.
Prima di scambiarci due parole, io e mia moglie ci guardiamo intorno con sospetto, controlliamo che microfono e webcam non siano accesi Continua a leggere “GIUSEPPE CALICETI Smart working”

Fico

Il fico fa bene alla vista…
Stupiti! Vi vedo stupiti…
gli uccelli ne mangian quintali
e… quasi nessuno ha gli occhiali,
ma questo è un segreto di poc.

Ma questo è soltanto uno scherzo
di quello che giova in salute:
su in Svezia che han larghe vedute…
anche sui 30, 40 centimetri
i fichi la mutua li dà…

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I buoni propositi per il 2021 (aggiornamento):

Vincere un premio
Per quanto riguarda togliere il saluto a: come comportarsi con chi non risponde al tuo saluto?
La prima volta era distratto
La seconda si è girato dall’altra parte
La terza volta vado dritto
Per quanto riguarda il premio va bene anche se lo vince qualcuno a cui tengo grazie a me
Epicuro, se avesse avuto i social, avrebbe spesso pigiato il tasto «non seguire più»
Per quanto riguarda i buchi nelle mattonelle l’ideale sarebbe trovare qualcuno che deve ristrutturare casa
Il premio potrebbe essere anche la gloria?
Leggere Perrault in lingua originale: fatto. A breve lo schema della bella addormentata alla stazione di Anagnina.

PABLO NERUDA Restare in silenzio

Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.

Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un’improvvisa stravaganza.

Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene Continua a leggere “PABLO NERUDA Restare in silenzio”