Le riunioni collegiali, che per molti sono diventate un inutile rito collettivo dove incontrarsi è un peso insopportabile, si possono fare con l’intelligenza artificiale. Con i mezzi che abbiamo a disposizione, e che sono stati potenziati grazie alle elargizioni post-covid, non è difficile mettere insieme un data base che riassuma il pensiero di ognuno e lo converta in una conferenza virtuale, tesi, antitesi, maggioranza, minoranza, curva isofonica (quando parla il dirigente aumenta il volume), delibera, verbalizzazione in tempo reale, puntuale punto per punto, nemmeno il brusio di sottofondo, il caldo, il freddo, l’alito, il sudore rattrappito del vicino dopo un’intera giornata di scuola, tanto meno i fastidiosi sbalzi di connessione. Non siamo forse già diventati dei replicanti?
Categoria: sindrome scuola
Italianità
Il libro di Vannacci non l’ho letto, non lo avrei letto, non lo avrei potuto prendere in mano come oggetto, mi accontentavo di un pdf, mi sono accontentato di leggere ampi stralci da un libro di Arcangeli. È una via di mezzo tra un pamphlet scopiazzato qua e là dai peggiori articoli della «Difesa della razza» e un feuilleton nero, con sprazzi di comicità involontaria veramente pregevole, come in questo passaggio:
Anche se Paola Egonu è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità che si può invece scorgere in tutti gli affreschi, i quadri e le statue che dagli etruschi sono giunti ai giorni nostri.
Italianità, cittadinanza, etruschi. Si possono avere opinioni su qualsiasi cosa Continua a leggere “Italianità”
Primo giorno di scuola
Quest’anno voglio fare esperienze ibride. La telepatia. La realtà diminuita: studiare solo le cose che si possono toccare con mano. L’ora d’aria (fritta). La geopoesia. La storia asincrona. L’educazione civica flipped: quando è opportuno essere scortesi e incivili e fino a che punto (con riferimento a Dante), se le linee guida del ministro permettono di includere l’etica hacker tra gli argomenti da trattare.
La guerra è bella anche se fa male
Ungaretti per la quinta volta, esce ogni 5-6 anni in media, non era difficile prevederlo (io non l’ho previsto, mi sembrava scontato), se però per gli attuali governanti Generale di De Gregori inneggia alla guerra («La guerra è bella anche se fa male») ben venga anche Ungaretti che nella Grande Guerra si è arruolato volontario ed era legato da una personale amicizia al Duce. Idem Pirandello, che ha firmato il manifesto degli intellettuali fascisti.
Continua a leggere “La guerra è bella anche se fa male”Non sono razzista ma
Gli alunni stranieri (l’espressione è del ministro), se vogliono integrarsi, devono imparare l’italiano. O forse vorrebbero. Dice Valditara: «non sono razzista io ma chi vuole integrarli senza fare nulla». Suonava meglio: chi vorrebbe integrarli senza poter fare nulla, perché, anche se fa finta di non saperlo, per l’integrazione linguistica non c’è un soldo, e tutti gli aggeggi che riempiono le aule grazie al pnrr servono a poco o nulla per la didattica, e ancora meno di poco o nulla per l’integrazione dei nuovi arrivi. Ora, siccome l’interazione in classe senza un soldo è destinata al fallimento, in aggiunta al vituperio per chi la sostiene, si propongono, su suggerimento del generale, le classi di potenziamento, «poiché è proprio la diversità (anche tra i livelli di conoscenze e di apprendimento) a rendere efficace l’apprendimento».
Più in basso di così c’è solo da scavare
Dalla seconda metà degli anni novanta a oggi nella scuola è passata una lunga riforma che ha seguito varie fasi e si può articolare in quattro tipi di interventi: quelli che hanno reciso, quelli che hanno inciso, quelli che hanno fatto la zavorra, e infine, ma non per ultimi, gli interventi che sono serviti a riempire le pagine dei giornali.
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Oggi è il 5 maggio
Il 5 maggio del 2015 una marea di docenti e studenti ha invaso le piazze
Per dire no alla Buona Scuola di Renzi
La risposta del governo è stata: no
Il partito democratico ha detto: perché la polizia non picchia i dimostranti?
La sinistra italiana ha abbandonato l’aula del Senato
Perché a quel tempo faceva parte della maggioranza silenziosamente
La Buona Scuola è entrata nelle vene della scuola anche se
La chiamata diretta è stata cestinata subito
I dirigenti non erano tanto convinti
Il bonus per il merito è stato inghiottito dai fondi della scuola Continua a leggere “Oggi è il 5 maggio”
Chiudiamo le scuole
Il titolo dell’articolo poteva essere semplicemente «Chiudiamo le scuole». Oggettivamente, la scuola fa male e la colpa è degli insegnanti: stressati dalle troppe riforme improvvisate, oppressi da un sistema insensato che li fa diventare aguzzini, insensibili ai disagi esistenziali degli studenti (per forza, sono reclutati solo in base alle competenze disciplinari), ma anche peggio, arroccati sulla didattica frontale e quindi reazionari, specie «quando stabiliscono un sistema di valutazione che non solo non è formativo ma serve a punizioni preventive ed umiliazioni gratuite». La domanda è: da quale pulpito. I Maestri di Strada, di cui fa parte Cesare Moreno, sono delle figure nobili nel campo educativo, per una serie di motivi che è superfluo enumerare. Continua a leggere “Chiudiamo le scuole”
Canovacci
Ciò che è impegnativo crea la possibilità del fallimento, il fallimento crea frustrazione, un fallimento dopo l’altro crea frustrazione cronica, che opprime la curiosità e di conseguenza dissecca la sete di apprendere. Per questo io sto proponendo agli studenti di fare dei canovacci, tutto si può stringere in una paginetta, un abstract, una figura con una didascalia, una nota a piè di pagina, lo spunto per uno spunto, lo schizzo da cui si può intravedere l’impronta dello studente, o per lo meno la sua capacità di pescare informazioni, l’abilità nel copia-incolla, che è la prima competenza del cittadino consapevole del futuro futuribile.
Continua a leggere “Canovacci”Alunni «stranieri»
Riguardo all’insistenza con cui in questi giorni alcuni «alunni» vengono etichettati come «stranieri», io ne ho diversi, in ogni classe, provenienti da paesi dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia, ma sinceramente faccio fatica a decidere chi di loro non sia italiano.
La verità è che non capisco cosa significa «stranieri»: sono alunni nati in un altro paese, hanno genitori nati in un altro paese, parlano poco l’italiano (che potrebbe estendere di molto l’insieme), non sono biondi e con gli occhi azzurri?