MATTEO SAUDINO Insegnare è fare politica

[SinistraAnticapitalista, 10 settembre 2018]

Alla vigilia del ritorno a scuola di milioni di studenti italiani è importante riaffermare, con forza intellettuale e slancio emozionale, un concetto sempre più dimenticato, travisato o addirittura negato e contrastato: fare l’insegnante è un mestiere profondamente politico, è un agire educativo dirompente, è un atto di quotidiana ribellione rispetto alle catene dell’esistente.
Chi dimentica la natura politica dell’insegnare è spesso figlio della grande disillusione che caratterizza la fine del Novecento e i primi decenni del XXI secolo. Un tempo, forse, il docente era uno dei principali protagonisti dell’educazione critica e consapevole degli allievi. Continua a leggere “MATTEO SAUDINO Insegnare è fare politica”

REDAZIONE ROARS Bussetti commissariato da Invalsi. La Buona Scuola avanza: i maturandi saranno valutati da un algoritmo

[Roars, 1 settembre 2018]

Sarà stata una coincidenza – o forse no? – ma poche ore dopo la nostra segnalazione sull’assenza di adeguata informazione a famiglie e insegnanti sui Quadri di riferimento delle discipline oggetto di test INVALSI per i maturandi, ecco arrivare la pubblicazione dei due documenti desiderati. Il giorno dopo, arrivano pure i riferimenti normativi e le presentazioni delle prove di italiano e matematica. A concludere, una lettera della Presidente A. Ajello a tutti i presidi delle scuole d’Italia. Perché INVALSI ha così fretta? La posta in gioco è alta. Da quest’anno, per sostenere l’esame di maturità bisognerà aver sostenuto le prove INVALSI in Italiano, Matematica e Inglese. Ma non solo. La Scatola Nera-INVALSI affibbierà ad ogni maturando un “voto” da 1 a 6 in maniera standardizzata, frutto di un Algoritmo astruso e scientificamente controverso. Quale genitore sarà capace di comprendere come è stato valutato il proprio figlio? E a che serviranno questi voti? Se si darà ascolto a Checchi, Ichino e Vittadini, potranno “essere utilizzati per determinare l’ammissione alle diverse sedi universitarie”. Il fiume di materiale informativo pubblicato dall’INVALSI tra il 30 e il 31 agosto, quasi nottetempo, senza alcun confronto democratico con le scuole, testimonia una deriva tecnocratica senza precedenti. Sembra quasi che si sia voluto mettere il nuovo Ministro Bussetti di fronte al fatto compiuto. Altro che “smantellare la Buona Scuola”, come promesso in campagna elettorale. A ben vedere, la nuova egemonia valutativa affidata all’Istituto rappresenta la punta di diamante della Buona Scuola, perfettamente in linea con le tendenze internazionali (vedi tutti i riferimenti ai documenti OCSE ed UE) di quei “burocrati europei” a cui il nuovo Governo si definisce allergico.

1. Perché INVALSI ha così fretta?

Sarà stata una coincidenza – o forse no ?- sarà che le vacanze estive si concludono sempre col finire di agosto, ma dopo la pubblicazione su Roars del nostro post sul calendario con le date delle prove INVALSI del prossimo anno scolastico Continua a leggere “REDAZIONE ROARS Bussetti commissariato da Invalsi. La Buona Scuola avanza: i maturandi saranno valutati da un algoritmo”

MARINA BOSCAINO – La scuola riscopra il suo ruolo costituzionale

[MicroMega, 30 agosto 2018]

Stiamo rientrando a scuola. La ritualità dell’avvio dell’anno scolastico – esami per i «debiti» (sic!) contratti dagli studenti e relativi scrutini, collegio dei docenti, riunioni di dipartimento e per materia – ci conferma in maniera apparentemente rassicurante che nulla muta, che tutto continua nella sua immobile ciclicità.

Si determina una sorta di paradosso: la liturgica scansione delle attività, che culmineranno – a metà di settembre – con la ripresa della didattica, sembra mettere al riparo la scuola dalla assunzione di responsabilità su quanto sta accadendo fuori e dentro la scuola stessa. Ribaltando così il ruolo che le è imposto dalla sua funzione istituzionale e costituzionale: quella di laboratorio di idee per la democrazia, l’uguaglianza, la parità di genere, la cittadinanza consapevole, la centralità dell’interesse generale. Continua a leggere “MARINA BOSCAINO – La scuola riscopra il suo ruolo costituzionale”

ANNA ANGELUCCI Settis: una Scuola «palestra di cittadinanza o vivaio di servi armati di burocratiche “competenze”?»

[Roars, 12 luglio 2018]

Salvatore Settis, archeologo, accademico e storico dell’arte di fama internazionale, a lungo direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, membro delle più qualificate e prestigiose istituzioni culturali in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, scrive al Presidente del Consiglio, prof. Antonio Conte, e non riceve alcuna risposta.

Si tratta di una lettera aperta sulla Costituzione (pubblicata su Il Fatto Quotidiano lo scorso 8 giugno)  in cui, commentando alcuni passaggi del discorso di insediamento al Senato, vengono richiamate all’attenzione del premier alcune questioni fondamentali, nella forma della domanda aperta Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Settis: una Scuola «palestra di cittadinanza o vivaio di servi armati di burocratiche “competenze”?»”

GIOVANNI CAROSOTTI Il giuramento di fedeltà dei docenti – La scuola come panopticum. Parte II

[Roars, 10 luglio 2018]

Il portfolio delle competenze acquisite da ogni docente sarà infatti valutato sulla base di alcuni standard destinati a configurare la professione docente, e che avranno valore di vincolo giuridico: un dispositivo concepito per sorvegliare e punire il libero lavoro dei docenti: formazione obbligatoria, nessuna possibile libera scelta in ambito metodologico e didattico, falsa collegialità, ovvero asservimento della collegialità a decisioni prese da un gruppo ristretto autoproclamatosi esperto di didattica. Manca però ancora un passo, definitivo. La scuola non è facile da addomesticare. Anche il fascismo non ci riuscì del tutto. Nulla di meglio allora che concepire un «Patto professionale», un vero e proprio contratto con valore giuridico, la cui sottoscrizione si vorrebbe obbligatoria al momento dell’immissione in ruolo e a seguito dei cambiamenti strutturali, ovvero un trasferimento, magari causato da motivi di dimensionamento. Un patto che obbligherà il docente a insegnare esclusivamente secondo i criteri previsti dai corsi di formazione permanente; l’obbligo assoluto, dunque, a praticare la didattica per competenze e a superare la didattica disciplinare. Il tono ricorda quello dei testi di epoca controriformista; se non fosse per la sostituzione della terza persona singolare con la prima, si tratta di un atto di fede e di sottomissione non diverso da quello indicato nella Profissio fidei tridentina. In ogni caso, siamo lontanissimi dalla “libertà d’insegnamento” garantita dalla Costituzione e, se tale trasformazione dovesse attuarsi, bisognerà ricorrere a contenziosi giuridici per difendere non solo la scuola e la libertà d’insegnamento, ma la stessa natura democratica della società italiana.

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GIOVANNI CAROSOTTI Il docente sorvegliato – La scuola come panopticon. Parte I

[Roars, 29 giugno 2018]

Un recente documento pubblicato dal MIUR, intitolato Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio, rappresenta probabilmente la chiusura di un cerchio, come in modo suggestivo sembra indicare un grafico, contenuto in un articolo che intende sostenere il carattere progressista di questo testo. L’idea è quella di costruire un’implacabile organizzazione gerarchica, il cui compito è trasmettere alcuni principi non negoziabili, ricavati ed elaborati da fantomatici «scienziati dell’educazione». Ciò che colpisce del documento in oggetto è in primo luogo il linguaggio: una strategia argomentativa con cui si vuole giustificare un quadro organizzativo sostanzialmente distopico e panoptico, affermando all’opposto che sarebbe la più naturale espressione di una valorizzazione della libertà individuale del docente. Lo scopo ultimo è obbligare i docenti ad adottare quella discussa metodologia che è la «didattica per competenze», per cui ogni sapere non possiede valore se non nella misura è in grado di trasformarsi in «pratiche sociali», la cui aleatorietà è oggetto ormai di discussione da più di due decenni. Il docente è invitato a una continua autocritica rispetto alla propria inadeguatezza a fare proprie le metodologie proposte: «analizzare e riflettere sui presupposti e sugli assunti sottesi al proprio agire» in presenza di una figura esterna, il facilitatore. Non si parla più di docente ma di «operatore»; non gli si riconosce più alcuna autonomia ma, laddove ci sia una contrapposizione tra la propria visione della didattica e quella del facilitatore, il docente deve mettere in discussione se stesso e collaborare. Per concretizzare tale obiettivo, diventa necessario obbligare i docenti a seguire tali corsi di formazione, al fine di «destrutturare le loro sinapsi cerebrali»; è difficile trovare esempi di retorica simili se non in contesti in cui il processo democratico è a rischio.

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ANTONIO MAZZEO Alternanza Scuola–Forze Armate per l’Italia del XXI secolo

[Contropiano, 25 aprile 2018]

Lavoro forzato, gratuito, schiavo. Imposizione ideologica neoliberista, ipercompetitiva e ultraindividualista. Gerarchizzazione e autoritarismo. L’Alternanza Scuola Lavoro (ASL), il provvedimento sicuramente più inaccettabile della cosiddetta “Buona scuola”, ha avviato negli istituti scolastici della secondaria il laboratorio sperimentale del modello culturale, sociale, economico e politico dell’Italia della Terza Repubblica: democrazia e diritti zero; lavoratori-studenti-cittadini-soldati signorsì, sempre, comunque e dovunque. La parola d’ordine è militarizzare coscienze, luoghi, rapporti sociali e di produzione. Non è casuale dunque che alla famigerata “alternanza” guardino con sempre maggiore interesse e aggressività – contestualmente – Confindustria, transnazionali, forze armate e le industrie belliche. Continua a leggere “ANTONIO MAZZEO Alternanza Scuola–Forze Armate per l’Italia del XXI secolo”

MARCO REVELLI La maestra e il licenziamento in tronco

[Doppio Zero, 3 marzo 2018]

Un licenziamento in tronco di un dipendente pubblico, da parte del segretario del partito di governo, in diretta televisiva, non si era mai visto. Per lo meno in democrazia.

È successo il 27 febbraio, quando la trasmissione Matrix, su Canale 5, ha mandato in onda le immagini registrate durante i tafferugli avvenuti a Torino in occasione di una protesta contro CasaPound, e tra queste, in particolare, quelle in cui compariva Lavinia Flavia Cassaro, maestra precaria presso una scuola elementare della periferia, ripresa in primo piano, sotto la pioggia, impegnata in una violenta invettiva contro la polizia: “Vigliacchi! Mi fate schifo…” Continua a leggere “MARCO REVELLI La maestra e il licenziamento in tronco”

DANIELE NOVARA La scuola non è Rischiatutto

[Comune-info, 24 maggio 2016]

Pensare di valutare l’apprendimento degli alunni facendo mettere delle crocette qua e là o comunque costringendoli a cercare risposte esatte, appare un equivoco non privo di conseguenze.

Imparare rappresenta un processo operativo complesso che necessita di verifiche applicative più che di nozioni da ripetere. Sappiamo di aver imparato a guidare l’auto quando superiamo la prova pratica. Non basta conoscere teoricamente come funziona il motore.

I test Invalsi banalizzano la conoscenza e ripropongono l’arcaica idea di una scuola fatta di contenuti da mandare più o meno a memoria. Si tratta di una modalità superata. Continua a leggere “DANIELE NOVARA La scuola non è Rischiatutto”

CLAUDIA PEPE Mi chiamo Paolo, signor Invalsi

[https://comune-info.net/2016/05/mi-chiamo-paolo-signor-invalsi/, 11 maggio 2016]

Io mi chiamo Paolo e domani mi hanno detto che dovrò fare le prove Invalsi. Non ho capito tanto a quello che servono, ma hanno detto che sono importanti… Io mi chiamo Paolo faccio la terza media… e non mi piace essere un numero da catalogare e valutare solo se metto una crocetta nel posto giusto… Io mi chiamo Paolo e le mie insegnanti mi hanno insegnato tante cose che non troverò su quella carte del Ministero. Io non so neanche cosa sia il Ministero, non è mai venuto nella mia Scuola, non mi conosce… Con i miei insegnanti ho scoperto la Musica, a scendere le scale insieme a Montale, ho parlato di Peppino Impastato e Pasolini, ho imparato ad amare le cause perse, le vite nascoste… Mi hanno insegnato che la Scuola rende liberi… I signori Invalsi che non sono mai venuti nella mia Scuola e non sanno che mi chiamo Paolo, che ho le lentiggini e una famiglia onesta, non sanno che il fallimento è uno zoppicamento salutare dell’efficienza della prestazione. E io sono giovane e questo è il mio tempo per zoppicare, per sbagliare… Le mie insegnanti fanno sciopero perché credono in me e in tutti i loro allievi. Perché l’unica possibilità di rinascere è scoprire, per fortuna, di essere unici e diversi nel fallimento che si chiama amore…”.

Io mi chiamo Paolo e domani mi hanno detto che dovrò fare le prove Invalsi. Non ho capito tanto a quello che servono, ma hanno detto che sono importanti per la rilevazione degli apprendimenti Continua a leggere “CLAUDIA PEPE Mi chiamo Paolo, signor Invalsi”