WALTER LAPINI La didattica con lo sguardo impossibile «da remoto»

Corriere della Sera», 11 maggio 2020]

Spero che nessuno dimenticherà il sacrificio, non solo contrattuale e sindacale, che la scuola dell’emergenza si sta sobbarcando in questi mesi. Unico antidoto ai social, essa ha dovuto rapidamente impararne il linguaggio, accettare una lunga suspension of dignity, infliggersi il gioco a guardie-e-ladri con allievi che sfuggono o copiano, si collegano e scollegano, facendosi beffe dell’insipienza informatica degli adulti, dei boomers, spesso peraltro immaginaria. Scattato il blocco, i professori hanno reagito in maniera fulminea e sincrona, senza aspettare imbeccate dall’alto. Si sono attivati con i mezzi che avevano – Skype, Zoom e quant’altro – e hanno salvato quello che si poteva salvare del quadrimestre appena iniziato. Continua a leggere “WALTER LAPINI La didattica con lo sguardo impossibile «da remoto»”

MARCO GUASTAVIGNA Resistere è (ancora) possibile – Autointervista, tra Narciso e Googlezilla

[Assoziazione DSchola, 13 maggio 2020]

  1. Chi sei?

Ho 68 anni, sono un ex-insegnante di scuola secondaria in quiescenza. Vivo a Chieri, in provincia di Torino e sono formatore e conferenziere a proposito delle tecnologie digitali nella didattica. Ho lavorato come professore a contratto per Università e Politecnico. Tengo traccia del mio percorso in www.noiosito.it. Particolarmente significativo per i temi di questa intervista è poi il mio blog, https://concetticontrastivi.org

  1. A cosa assegni priorità per quello che riguarda la cosiddetta DAD – didattica a distanza?

Io credo che le priorità siano due. Da una parte, nell’immediato, ridurre i danni della mancata prossimità, come sostengo debba essere più correttamente definita la condizione materiale e relazionale in cui avevano luogo i diversi percorsi scolastici fino a un paio di mesi fa. Continua a leggere “MARCO GUASTAVIGNA Resistere è (ancora) possibile – Autointervista, tra Narciso e Googlezilla”

Usciamo dal web, riempiamo le strade!!

II ministero nulla ha fatto per superare la fase di emergenza e riaprire in normalità e in sicurezza le scuole:
• NESSUN SOPRALLUOGO PER REPERIRE LOCALI E SPAZI
• NESSUN INTERVENTO STRUTTURALE Dl RESTAURO E RIPRISTINO
• NESSUN PROVVEDIMENTO Dl INCREMENTO DEGLI ORGANICI, ANZI RIDUZIONE
• POCHISSIME RISORSE IMPEGNATE E QUASI TUTTE SULLA DIGITALIZZAZIONE
Molto invece sta facendo la TASK FORCE degli “esperti” per smantellare la scuola pubblica e il diritto allo studio imponendo la didattica a distanza a milioni di bambin* e ragazz* anche a settembre, con una nuova veste.
La scuo/a ibrida che convive con i/ Covid: /a “nuova opportunità”…. ma per chi?
CERTO NON PER RAGAZZ* E BAMBIN*! (orari spezzati – piattaforme per la DaD – classi smembrate a scuola/a casa – 9 eliminazione del tempo pieno – delega ai genitori, e principalmente alle donne, del carico dovuto all’assenza della scuola vera). Continua a leggere “Usciamo dal web, riempiamo le strade!!”

GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)

[post su facebook, 12 maggio 2020]

Ho ingenuamente sperato che almeno questo virus riuscisse laddove il buon senso, la pedagogia, la Costituzione e la politica non erano arrivate: che le esigenze sanitarie oltre che obbligare a piccoli gruppi ci facessero finalmente capire che solo così, oltre che la sicurezza, può essere garantita una relazione significativa, un’educazione inclusiva, una didattica efficace, una scuola democratica ed egualitaria (“rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”).

Confesso di aver pensato: “e se fosse la volta buona che si spazzassero via per sempre le classi pollaio o semipollaio, che si dessero tutti i sostegni necessari ai disabili, l’alfabetizzazione ai migranti, che ci fossero abbastanza bidelli, che si aprissero cantieri per allargare e costruire tante nuove scuole, che…”? Continua a leggere “GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)”

ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!

[Roars, 12 maggio 2020]

Dopo due mesi di quiete, l’INVALSI esce allo scoperto proponendo per settembre batterie di test per misurare le competenze acquisite durante il periodo di Didattica a Distanza. La proposta è quella di offrire uno strumento di valutazione  «attendibile» a studenti e docenti. Perché l’unica parola che ci viene in mente è: VERGOGNA?

Nella fase 1, che dura da anni e che ci ammorba ben prima del coronavirus, l’Invalsi ha lavorato alacremente per inoculare nella scuola il veleno della misurazione, delle competenze, dell’oggettività di fantomatici apprendimenti degli studenti da testare con il suo fastidiosissimo termometro, ancorché spuntato. Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!”

LORENZA BONINU Basterebbe la tv

[post su facebook, 8 maggio 2020]

Il professore come conferenziere. La trovata delle lezioni in streaming è veramente bizzarra. Sottintende l’idea del professore-conferenziere che declama il suo illuminato intervento mattutino davanti a un pubblico attento e partecipe, nonché silenzioso, con l’inevitabile battuta conclusiva: «ci sono domande?». Certo, se fare scuola fosse solo questo, non si capisce, seriamente, che bisogno ci sarebbe… della scuola. Basterebbe la tv. Ognuno a casa sua, poi un bel test standardizzato finale, e chi s’è visto, s’è visto. E invece la scuola, quella vera, è altro. È muoversi fra i banchi, parlare con gli studenti, guardarli in faccia, spiegare e rispiegare a quelli che non hanno capito, incazzarsi talvolta, scherzare, ogni tanto perdere tempo, fermarsi alla fine dell’ora a parlare con quello che ha un dubbio, un problema, o che semplicemente ha voglia di raccontarti i fatti suoi, di mostrarti il libro che sta leggendo o farti ascoltare la musica che gli piace, o magari quella che ha fatto lui.
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DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi

[Comune-Info, 10 maggio 2020]

Oltre due mesi di didattica a distanza, confinati in casa, senza la possibilità di incontrare gli amici e di vivere la scuola in presenza, insieme ai compagni e agli insegnanti. Dal 4 maggio le misure di quarantena si sono allentate, ma i coetanei rimangono un incontro mediato dagli schermi, la didattica a distanza prosegue per un altro mese (spingendo soprattutto i ragazzi a trascorrere molte ore al giorno davanti agli schermi) e Internet caratterizzerà anche il ritorno a scuola a settembre, con la prospettiva di turni tra lezioni online e in classe. Quali sono i rischi e le opportunità di questa situazione che pungola i corpi e gli stati emotivi, e in cui le tecnologie digitali sono esplose d’un tratto nella didattica tradizionale? Che cosa comporta un uso eccessivo di schermi, nello sviluppo cerebrale di bambini e adolescenti, e come devono affrontare gli insegnanti le ultime settimane di scuola e il rientro a settembre? Ne abbiamo parlato con Serge Tisseron, psichiatra e psicologo francese, studioso della relazione tra media ed educazione e degli effetti delle tecnologie digitali sull’età evolutiva, fondatore dell’associazione 3-6-9-12. Continua a leggere “DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi”

You fucked up old hag

Le proposte dell’Anp per la riapertura delle scuole a settembre. I presidi non sono stati alla finestra. La pandemia è stata una «straordinaria opportunità» (secondo Lina Azzo «grande opportunità») per portare avanti il progetto di scuola robotica. Il linguaggio della lettera dei presidi è aggressivamente tecnocratico. La scuola a settembre deve riaprire perché lo dice la Costituzione (sotto forma «di dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti un servizio d’istruzione obbligatoria e di qualità») ma soprattutto perché alla scuola «è rivolta una domanda di erogazione di servizio che produca apprendimento ed è assegnata una funzione generativa all’interno del welfare generale» (i corsivi, tranne welfare, sono miei). La didattica in presenza deve essere garantita almeno per i più piccoli, che devono recuperare una relazione con compagni e insegnanti e sviluppare le competenze di base. Continua a leggere “You fucked up old hag”

LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia

[La scuola e noi, 11 maggio 2020]

Le domande della D. a D.

Lo capiremo sulle lunghe percorrenze se gli insegnanti d’Italia siano stati, di fronte alla pandemia, bravissimi o inefficaci. A occhio e croce, al netto di comprensibili esitazioni, perplessità, incertezze, al netto di ritardi o diffidenze digitali, direi che non se la siano cavata male e che, nel complesso, valga per loro l’adagio del maestro Manzi: ogni insegnante fa quel che può e quel che non può non fa. E questo vale nell’aula vera come in quella virtuale. Nei confronti dell’aula vera in questo momento – lo confesso – nutro desiderio e rimpianto, la accarezzo nel pensiero con nostalgia, la guardo come, da bambina, il cappello del prestigiatore o la borsa di Mary Poppins: per me l’aula è un contenitore magico, piccolissimo e immenso, per nulla asettico e, per questo, rischioso ed emozionante. Vicinanza e distanza. Odori. Chiasso, silenzio, brusio. Continua a leggere “LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia”

MARIO FILLIOLEY Andare a piedi

[post su facebook, 6 maggio 2020]

Un problema che secondo me si sta facendo piuttosto serio con la didattica a distanza (che funziona benino, la verità) è che tante scuola stanno cercando in questi giorni di fornire a chi non ce li ha un ulteriore stock di dispositivi elettronici adeguati. Io, per esempio, sto facendo diversi giri di telefonate coi genitori della classe che m’è toccata quest’anno (una prima) e devo dire che per norma le famiglie mi rispondono: no, ma tutto sommato noi siamo a posto, non ci possiamo lamentare, magari questo dispositivo lo lasciamo a qualcuno che è proprio a piedi (essere a piedi, nel siracusano, significa tante cose, ma in generale sta per «essere privi di una cosa fondamentale», come ad esempio la macchina o il motorino o una bicicletta per gli spostamenti). Continua a leggere “MARIO FILLIOLEY Andare a piedi”