Da «Nuove» (1968-1970)
Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.
oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou
pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di didattica in presenza e in assenza, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e etero didatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)
Da «Nuove» (1968-1970)
Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.
Di Sanremo solo questo posso dirvi: meno male che non ha vinto Cristicchi. Non mi importa nulla del talento di Cristicchi, non ho sentito la canzone, che sarà certamente un capolavoro (come tutte le altre che ha scritto). Se avesse vinto, sarebbe stata una sciagura. A qualcuno studiare un po’ di storia non farebbe male.
Da «Prima raccolta» (2003)
L’altro di’ me ne stavo in soffitta e spulciando tra vecchi trumo’ tra la polvere lì zitta zitta… la cartella che mi ha accompagnato, col quaderno, l’astuccio e il diario, il righello e l’abbecedario, con le lettere e i numeri in fila, e tra questi mi accorsi di lui… se ne stava panciuto e pienotto, tutto tondo era il numero…
Continua a leggere “LATTE E I SUOI DERIVATI Otto il passerotto”Volerelaluna, 20 giugno 2024
In questo articolo si parla di due fenomeni. Il primo, che corrisponde a un progetto che i detentori del potere economico e politico cercano di mandare a effetto da almeno tre decenni è la privatizzazione di settori fondamentali per una società civile: la scuola e la sanità. Qui mi occuperò, attraverso un esempio emblematico, della scuola. Va da sé che privatizzare vuol dire mettere a profitto quelli che sino ad ora, tra malfunzionamenti, indubbie e discutibili aperture al privato, scarsi investimenti da parte dello Stato, sono sempre stati considerati in Italia servizi essenziali per tutti i cittadini e, in quanto tali, gratuiti. Continua a leggere “GIOVANNA LO PRESTI La scuola assediata da improbabili filantropi”
Brainstorming sull’esame di Stato. La classe chiede se può capitare un’immagine al colloquio. Ma qualsiasi immagine o qualcosa dal programma di storia dell’arte? Qualsiasi immagine. Il prof apre google, cerca un vater, lo proietta sulla lavagna. Pensatevi seduti qua davanti, che avete cinque minuti per fare i collegamenti. Giorgia: io lo collego con tutto quello che mi fa schifo nelle materie. Dentro ci finiscono Schopenhauer, Napoleone, D’Annunzio, Émile Zola, Edgar Allan Poe (Ho preso 4 all’interrogazione), la tettonica a placche, la Lazio.
In tutto il mondo i musei più importanti si sono piegati alla logica disneyana e stanno diventando essi stessi dei parchi a tema. Il passato, fosse pure il Rinascimento italiano o l’antico Egitto, è riassimilato e omogeneizzato nella forma più digeribile. Senza speranza di fronte al nuovo, ma delusi da tutto quello che non ci è familiare, noi ricolonizziamo tanto il passato quanto il futuro. La stessa tendenza si coglie nei rapporti personali, nel modo in cui ci aspettiamo che la gente confezioni se stessa, le proprie emozioni e la propria sessualità in forme attraenti di richiamo immediato.
J.G. Ballard. La mostra delle atrocità
Gli uomini vanno e vengono
per le strade della città
Comprano libri e giornali,
muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso,
le labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo
per guardare il suo viso,
ti chinasti a baciarlo
con un gesto consueto. Continua a leggere “NATALIA GINZBURG Memoria”
Da «Roma ’44. Le lettere dal carcere di via Tasso di un ragazzo martire delle Fosse Ardeatine»
Una camera di 3 x 3 m. circa tappezzata di carta chiara, con finestra murata completamente in modo che non entri nessuno spiraglio di aria, sulla porta vi è un foro coperto a mo’ di spioncino sopra, nel muro una grata che dà nel corridoio nella quale in alto vi sono collocate delle lampade potenti che servono per l’illuminazione di tutte le celle, che prima non erano altro che delle stanze di un [parola illeggibile] appartamentino, queste lampade rimangono accese giorno e notte in continuazione cosa da fare impazzire. Continua a leggere “ORLANDO ORLANDI POSTI Vita in una cella della Gestapo”
Esiste un sentimento di fratellanza? Quando squadre di uomini armati si presentano al crematorio e questa o quella sezione del distaccamento sa che è ora, i Sonder designati si congedano con un cenno del capo o una parola o un gesto della mano – o neppure questo. Si congedano con gli occhi a terra. E più tardi, quando recito il Kaddish per gli scomparsi, li abbiamo già dimenticati.
Da Martin Amis, La zona d’interesse
Quella mattina del 1950 Luciana Romoli, militante del P.C.I. aveva preso accordi con i suoi compagni del Partito ed avevano stabilito di andare a scrivere alcuni messaggi sui muri della città, in particolare sul Lungotevere. L’accordo con gli altri compagni era che lei scrivesse i messaggi mentre gli altri avrebbero provveduto ad avvisarla con un fischio dell’eventuale arrivo di agenti. Luciana così ha ricordato quell’episodio: «L’accordo era che, al loro fischio, saremmo dovuti scappare. “Pace e liberta” scrissi, senza riuscire a mettere l’accento sulla a. Sentii la sirena che segnalava l’arrivo della polizia. Non fuggii. Mi fermai per completare la parola e tracciare quell’accento. Mi arrestarono». leggi tutto
«O fattorino in bicicletta
dove corri con tanta fretta?». Continua a leggere “GIANNI RODARI L’accento sulla A”