DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi

[Comune-Info, 10 maggio 2020]

Oltre due mesi di didattica a distanza, confinati in casa, senza la possibilità di incontrare gli amici e di vivere la scuola in presenza, insieme ai compagni e agli insegnanti. Dal 4 maggio le misure di quarantena si sono allentate, ma i coetanei rimangono un incontro mediato dagli schermi, la didattica a distanza prosegue per un altro mese (spingendo soprattutto i ragazzi a trascorrere molte ore al giorno davanti agli schermi) e Internet caratterizzerà anche il ritorno a scuola a settembre, con la prospettiva di turni tra lezioni online e in classe. Quali sono i rischi e le opportunità di questa situazione che pungola i corpi e gli stati emotivi, e in cui le tecnologie digitali sono esplose d’un tratto nella didattica tradizionale? Che cosa comporta un uso eccessivo di schermi, nello sviluppo cerebrale di bambini e adolescenti, e come devono affrontare gli insegnanti le ultime settimane di scuola e il rientro a settembre? Ne abbiamo parlato con Serge Tisseron, psichiatra e psicologo francese, studioso della relazione tra media ed educazione e degli effetti delle tecnologie digitali sull’età evolutiva, fondatore dell’associazione 3-6-9-12. Continua a leggere “DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi”

You fucked up old hag

Le proposte dell’Anp per la riapertura delle scuole a settembre. I presidi non sono stati alla finestra. La pandemia è stata una «straordinaria opportunità» (secondo Lina Azzo «grande opportunità») per portare avanti il progetto di scuola robotica. Il linguaggio della lettera dei presidi è aggressivamente tecnocratico. La scuola a settembre deve riaprire perché lo dice la Costituzione (sotto forma «di dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti un servizio d’istruzione obbligatoria e di qualità») ma soprattutto perché alla scuola «è rivolta una domanda di erogazione di servizio che produca apprendimento ed è assegnata una funzione generativa all’interno del welfare generale» (i corsivi, tranne welfare, sono miei). La didattica in presenza deve essere garantita almeno per i più piccoli, che devono recuperare una relazione con compagni e insegnanti e sviluppare le competenze di base. Continua a leggere “You fucked up old hag”

LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia

[La scuola e noi, 11 maggio 2020]

Le domande della D. a D.

Lo capiremo sulle lunghe percorrenze se gli insegnanti d’Italia siano stati, di fronte alla pandemia, bravissimi o inefficaci. A occhio e croce, al netto di comprensibili esitazioni, perplessità, incertezze, al netto di ritardi o diffidenze digitali, direi che non se la siano cavata male e che, nel complesso, valga per loro l’adagio del maestro Manzi: ogni insegnante fa quel che può e quel che non può non fa. E questo vale nell’aula vera come in quella virtuale. Nei confronti dell’aula vera in questo momento – lo confesso – nutro desiderio e rimpianto, la accarezzo nel pensiero con nostalgia, la guardo come, da bambina, il cappello del prestigiatore o la borsa di Mary Poppins: per me l’aula è un contenitore magico, piccolissimo e immenso, per nulla asettico e, per questo, rischioso ed emozionante. Vicinanza e distanza. Odori. Chiasso, silenzio, brusio. Continua a leggere “LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia”

MARIO FILLIOLEY Andare a piedi

[post su facebook, 6 maggio 2020]

Un problema che secondo me si sta facendo piuttosto serio con la didattica a distanza (che funziona benino, la verità) è che tante scuola stanno cercando in questi giorni di fornire a chi non ce li ha un ulteriore stock di dispositivi elettronici adeguati. Io, per esempio, sto facendo diversi giri di telefonate coi genitori della classe che m’è toccata quest’anno (una prima) e devo dire che per norma le famiglie mi rispondono: no, ma tutto sommato noi siamo a posto, non ci possiamo lamentare, magari questo dispositivo lo lasciamo a qualcuno che è proprio a piedi (essere a piedi, nel siracusano, significa tante cose, ma in generale sta per «essere privi di una cosa fondamentale», come ad esempio la macchina o il motorino o una bicicletta per gli spostamenti). Continua a leggere “MARIO FILLIOLEY Andare a piedi”

DANIELA PIA Lettera ai miei studenti/esse

[La Bottega del Barbieri, 12 maggio 2020]

Carissimi ragazzi e ragazze
Questi due mesi e mezzo di didattica d’emergenza hanno cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità: la scuola, luogo di incontro, scontro e confronto ha dovuto fare i conti con l’assenza.
Ci è stato sottratto il luogo in cui il dialogo educativo si svolgeva in presenza di voi, studenti/esse dei docenti e di tutto il personale scolastico; una sottrazione necessaria a tutela della salute di tutti ma tremenda per le implicazioni che ne sono derivate.
Già Isaac Asimov, nel 1951, in un racconto intitolato ” chissà come si divertivano” aveva anticipato uno scenario in cui una scuola meccanizzata, una scuola in cui la tecnologia si prendeva il ruolo principale, lasciava due fanciulli alle prese con la loro solitudine: nell’anno 2157, Tommy e Margie, abituati ad usare solo il computer, ritrovano un libro il fatto costituisce un evento eccezionale. Continua a leggere “DANIELA PIA Lettera ai miei studenti/esse”

GABRIELE RIZZA Dalla socialità dei banchi alla solitudine del computer: la didattica a distanza è un mostro

[La Critica, 2 maggio 2020]

La diffusione del Coronavirus ha ricordato l’importanza vitale di due istituzioni: la sanità e la scuola. Se la sanità cura le persone, la scuola coltiva la conoscenza, l’educazione e la formazione di ragazzi e bambini. Negli ultimi anni la discussione pubblica e politica sul ruolo della scuola era caduta così in basso da rendere questione cruciale l’utilizzo o meno dei tablet a supporto della didattica e come educazione ai dispositivi elettronici. Dimenticando che, prima di chinare la testa sui libri o su uno schermo, si apprende e si cresce guardando negli occhi il proprio insegnante e i propri compagni di classe.

Il virus ha imposto la chiusura delle scuole ma non dell’insegnamento, abbracciando in massa per la prima volta la didattica a distanza. Stravolgendo così la vita degli insegnanti e degli studenti. Dalle parti del MIUR e dei salotti buoni qualcuno ne ha addirittura elogiato l’efficacia e l’opportunità offerta. Continua a leggere “GABRIELE RIZZA Dalla socialità dei banchi alla solitudine del computer: la didattica a distanza è un mostro”

Contagio

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Il contagio avveniva per via di vapori forti, in medicina chiamati effluvia, i quali sprigionavano dal respiro, dal sudore, dalle piaghe, dagli ascessi dei malati, e attaccavano i sani che si avvicinavano a loro, penetrando subito gli organi vitali e mettendo il loro sangue in fermento.
Questo […] lo dico per screditare l’opinione di quanti credevano che il contagio fosse trasmesso per via aerea per mezzo di insetti e altre minuscole creature che volando, si introducevano nel corpo degli uomini con il respiro e, una volta dentro, sprigionavano veleni, depositando magari uova nocive che, mescolandosi al sangue, ammorbavano l’intero organismo […].
Niente fu così lesivo per gran parte degli abitanti di Londra Continua a leggere “Contagio”

FRANCO LORENZONI I fantasmi dell’educazione a distanza

[«Internazionale», 30 aprile 2020]

Molti narrano di ciò che accade ai loro figli, ma non abbiamo dati certi sul numero dei fantasmi che si stanno perdendo nelle loro case in solitudini sofferenti. Eppure questo è un tempo di grandi inciampi e apprendimenti interessanti, per molti. Per spendere al meglio gli 85 milioni messi a disposizione dal governo per fornire tablet agli studenti che non li hanno, molte e molti insegnanti hanno dovuto affinare la loro attenzione sociologica e svolgere inediti compiti di assistenza sociale, aiutati spesso da gruppi di genitori rivelatisi solidali e da operatori del terzo settore, poco considerati spesso nelle scuole, che si sono rivelati preziosi alleati per la maggiore conoscenza che hanno sovente del territorio. Continua a leggere “FRANCO LORENZONI I fantasmi dell’educazione a distanza”

ITALO CALVINO Funghi in città

[Da Marcovaldo]

Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre.

Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram.

Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai Continua a leggere “ITALO CALVINO Funghi in città”

ANDREA BOITANI La battaglia contro la povertà

[da «la Repubblica», 15 ottobre 2018]

Nel 2003 il premio Nobel per l’Economia Robert Lucas scrisse: «Di tutte le tendenze dannose per una disciplina economica sensata, la più seducente e, secondo me, la più velenosa è quella di concentrarsi sulle questioni distributive». Lucas puntava solo sulla crescita che fa crescere anche il reddito dei poveri e quindi riduce la povertà. Principio ben rappresentato dalla metafora secondo cui “la marea che sale fa salire tutte le barche”. Povertà e disuguaglianza non sono la stessa cosa. L’eventuale ulteriore arricchimento dei ricchi, pur facendo aumentare le disuguaglianze, aiuta tutti perché un po’ della maggior ricchezza creata filtra verso basso (trickle-down). Le briciole del ricco Epulone toccheranno al povero Lazzaro. Continua a leggere “ANDREA BOITANI La battaglia contro la povertà”