Piccola storia ignobile. Siccome dobbiamo gettare una sedia e le zampe di metallo di un tavolo (che si possono gettare in un cassonetto anche in pieno giorno) e l’isola ecologica vicino casa è sbarrata da settimane, ci rechiamo all’isola ecologica di Cinecittà, dove, per rivendicare il diritto a gettare rifiuti ingombranti ci chiedono la ricevuta della Tari. La Tassa dei rifiuti pagata dice il tizio all’entrata, va bene anche una foto sul telefonino. Che naturalmente non ce l’abbiamo perché siamo usciti di casa pensando che portare rifiuti ingombranti all’isola ecologica sia un dovere.
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Finkelstein (metodo)
Norman Gary Finkelstein (New York, 8 dicembre 1953) è uno storico e politologo statunitense.
Wikipedia
Inutile tentare di convincere l’elettorato avversario; meglio demotivarlo, spingerlo a non andare a votare, forzando il dibattito su temi divisivi e scottanti. Non hai proposte efficaci? Inventa una fake news sul nemico, e l’intera discussione politica si concentrerà su quello.
Errico Buonanno, Non ce lo dicono
GIOVANNI VERGA Il ciclo dei Vinti
[Prefazione a «I Malavoglia»]
Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi, nelle più umili condizioni, le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliuola vissuta fino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell’ignoto, l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio.
Continua a leggere “GIOVANNI VERGA Il ciclo dei Vinti”ÜSTMAMÒ Piano con l’affetto
Stanotte non ho più consigli nè idee
Mi restano poche sorprese
Conto i secondi e li finisco così
Questi attimi di lunghe attese
Trascinami di nuovo sui tuoi colli ispidi
Ma prova a non precipitare per primo
Fermati, ancora un attimo
E vacci piano sai, piano con l’affetto
FRANCESCO GUCCINI Autunno
Da «Stagioni» (2000)
Un’oca che guazza nel fango,
un cane che abbaia a comando,
la pioggia che cade e non cade
le nebbie striscianti che svelano e velano strade…
Profilo degli alberi secchi,
spezzarsi scrosciante di stecchi,
sul monte, ogni tanto, gli spari
e cadono urlando di morte gli animali ignari.
L’autunno ti fa sonnolento,
la luce del giorno è un momento
che irrompe e veloce è svanita:
metafora lucida di quello che è la nostra vita.
Computer
Un computer è un marchingegno per trattare dati, esattamente come un robot di cucina è un marchingegno per trattare cibo.
Marco Malvaldi, Argento vivo
Sento il dovere di informare la gente sulla scienza […]. I computer supereranno gli esseri umani grazie all’intelligenza artificiale nei prossimi cento anni. Quando ciò avverrà, dovremmo essere certi che gli obiettivi dei computer coincidano con i nostri.
Stephen Hawking
FRANCO FORTINI Canto degli ultimi partigiani
Da «Foglio di via»
Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
La bava degli impiccati.
Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
I denti dei fucilati.
Mordere l’aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d’uomini.
LUIGI MALERBA Una storia senza fine
In fondo a un prato, davanti a un muro di mattoni, un uomo pallido è legato a una sedia da cucina. Ha gli occhi bendati e le mani dietro la schiena. Potrebbe essere un’alba invernale, ma non è proprio necessario che sia inverno. Improvvisamente risuona nell’aria una scarica di fucili e l’uomo ha un sussulto, poi ripiega la testa sul petto, fulminato. Sei uomini vestiti di panni borghesi si allontanano con i loro fucili sul viale umido, raggiungono un furgoncino a motore che parte subito scomparendo nelle brume. Non fanno commenti, ma dentro di sé ognuno di loro spera che il fucile caricato a salve fosse il suo. Pare che durante la rivoluzione russa non usasse lasciare questa pietosa possibilità di alibi ai plotoni di esecuzione, ma qui non siamo nella rivoluzione russa.
Continua a leggere “LUIGI MALERBA Una storia senza fine”FRANCESCO GUCCINI Parole
Da «Parnassius Guccinii» (1993)
Parole, son parole, e quante mai ne ho adoperate
E quante lette e poi sentite
A raffica, trasmesse, a mano tesa, sussurrate
Sputate, a tanti giri, riverite
Adatte alla mattina, messe in abito da sera
All’osteria citabili o a Cortina, o a Marghera
Con gioia di parole ci riempiamo le mascelle
E in aria le facciamo rimbalzare
E se le cento usate sono in fondo sempre quelle
Non è importante poi comunicare
è come l’uomo solo, che fischietta dal terrore
E vuole nel silenzio udire un suono, far rumore
Casalinga
Mia moglie: giovane, ventitre anni, mi era sempre parsa carina, forse molto carina, niente di più. Nella fotografia che ho ancora sotto gli occhi, risulta non soltanto bella, ma bellissima. Ma Dio Mio, di quale bellezza! Una pin-up, un laido miscuglio tra una ballerina di fila e un animale: ma con qualche cosa in più e in peggio. Uno sguardo e una bocca di incontenibile materialismo predatorio, un lampo fisso, preciso, avido di cibo, una gola violentemente carnale, tonda. lucida, come un deposito d’aria, l’organo stridulante di una bella rana di Patagonia. Domanda: «Occupazione della moglie?» Risposta «Casalinga».
Goffredo Parise, Il crematorio di Vienna