Perché a volte persone intelligenti e informate, riunite in gruppo, giungono a conclusioni apparentemente inspiegabili? I motivi principali sono tre. Il primo è che tutti amiamo provare un senso di appartenenza: il nostro cervello è predisposto per cercare una tribù o un gruppo di cui far parte. Nelle situazioni collettive, consapevolmente o meno, vogliamo sentirci accettati e avere l’approvazione degli altri. Questo atteggiamento può portare però a discussioni falsate, che convergono su affinità e consensi escludendo differenze e dissensi.
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NANNI BALESTRINI Descrizione superficiale della signorina Richmond
Da «La ballata della signorina Richmond», primo libro
Appollaiata su un ramo apre
rapidamente le ali producendo al tempo
stesso un fruscio che si può
udire a un centinaio di metri
color arancione fiamma dalle lunghe
gambe color verde oliva saltella tra i rami
scende a terra alla ricerca del cibo
il piumaggio dorato e arancione intenso
poi torna su in alto dove ancora
il sole riesce a traforare i fitti rami
la luce batte sulle seriche
piume dei suoi fianchi
GINO STRADA Lettera da Kabul
Di questi tempi si sente spesso discorrere di «scontro di civiltà», e credo che ciò sia vero. Non nel senso che due mondi e due culture, quelli occidentali e quelli islamici, siano entrati in rotta di collisione: questo è del tutto falso. Ad essere in crisi è, piuttosto, l’idea stessa di «civiltà», o meglio la nostra idea di civiltà.
È come se, in una nuova Macondo, non riconoscessimo più i principi, i concetti, perfino le parole. L’occupazione militare di un paese sovrano diventa missione di «peace-keeping», l’assassinio di cinquemila civili afgani sotto le bombe – ero in Afghanistan in quel periodo – si trasforma in «guerra al terrorismo». Cinquemila esseri umani spariti nel nulla, «effetti collaterali», cavie da laboratorio.
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[Diario, 7 aprile-3 agosto 2021]
Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali.
Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole
7 aprile
Oggi inizia il nono capitolo del diario DaDa, il titolo è «Lost in Translation». Il senso della realtà è mancato fin dall’inizio o si è perso per strada? E se si è perso per strada, precisamente, quando?
Nota: il colore arancione dipende dal leggero retrogusto di salmone avariato che si mastica nella scuola in questo periodo.
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No grazie, il caffè mi rende nervoso
Il regolamento che disciplina la bevuta del caffè al bar: caffè lungo green pass caffè corto free caffè normale segue le regole vigenti tavolo al chiuso green pass all’aperto free caffè macchiato green pass tranne macchiato freddo ma non se è freddo perché si è raffreddato cappuccino solo da asporto consumare ad almeno 100 metri dal locale, vietato per ovvie ragioni il caffè americano. Segue disciplinare su pericolosità del caffè al vetro, dosi consentite di zucchero, possibili correzioni, surrogati e altri intrugli.
FRANCESCO GUCCINI Certo non sai
Da «Ritratti» (2004)
Certo non sai quanto sei dolce e bella quando dormi
Coi tuoi capelli sparsi e abbandonati sul cuscino
Neri e lucenti, come degli stormi
Di corvi in volo, al chiaro del mattino
Certo non so che cosa puoi sognare, quando sogni
E appare solo appena un lieve affanno nel respiro
Che ti esce piano e si mescola coi suoni
Di questa notte che si consuma in giro
E sulla tua fronte gocce di sudore
Io vorrei asciugarle, io vorrei parlarti
Dirti cose vane, ma c’è in me il timore
Di spezzarti il sonno, forse di svegliarti
LUTHER BLISSETT Suite a Ferentino
Bebeep non ha letto Gozzano,
e non sa chi è Totò Merumeni.
Lui pensa che solo ai ricchi toccano le gioie del sole,
e che è vissuto male, colui che nascendo e morendo rimane oscuro.
Ignora anche che Ponzio Pilato
e la moglie Claudia Valeria Procula passarono da queste parti.
Come l’imperatrice Flavia Domitilla, Gregorio da Montelungo, Martino Filetico e Novidio Fracco.
GABRIELE D’ANNUNZIO Il ritratto di Andrea Sperelli
[Da «Il piacere», cap. II]
Il conte Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta, unico erede, proseguiva la tradizion familiare. Egli era, in verità, l’ideale tipo del giovine signore italiano nel XIX secolo, il legittimo campione d’una stirpe di gentiluomini e di artisti eleganti, l’ultimo discendente d’una razza intellettuale.
Egli era, per così dire, tutto impregnato di arte. La sua adolescenza, nutrita di studii varii e profondi, parve prodigiosa. Egli alternò, fino a’ venti anni, le lunghe letture coi lunghi viaggi in compagnia del padre e poté compiere la sua straordinaria educazione estetica sotto la cura paterna, senza restrizioni e constrizioni di pedagoghi. Dal padre appunto ebbe il gusto delle cose d’arte, il culto passionato della bellezza, il paradossale disprezzo de’ pregiudizi, l’avidità del piacere.
Continua a leggere “GABRIELE D’ANNUNZIO Il ritratto di Andrea Sperelli”FRANCESCO GUCCINI L’ultima Thule
Da «L’ultima Thule» (2012)
Io che ho doppiato tre volte Capo Horn
e ho navigato sette volte i sette mari
e ho visto mostri ed animali rari,
l’anfesibena, le sirene, l’unicorno.
Io che tornavo fiero ad ogni porto
dopo una lotta, dopo un arrembaggio,
non son più quello e non ho più il coraggio
di veleggiare su un vascello morto.
Dov’è la ciurma che mi accompagnava
e assecondava ogni ribalderia?
Dov’è la forza che ci circondava?
Ora si è spenta ormai, sparita via.
Piccola storia ignobile
Piccola storia ignobile. Siccome dobbiamo gettare una sedia e le zampe di metallo di un tavolo (che si possono gettare in un cassonetto anche in pieno giorno) e l’isola ecologica vicino casa è sbarrata da settimane, ci rechiamo all’isola ecologica di Cinecittà, dove, per rivendicare il diritto a gettare rifiuti ingombranti ci chiedono la ricevuta della Tari. La Tassa dei rifiuti pagata dice il tizio all’entrata, va bene anche una foto sul telefonino. Che naturalmente non ce l’abbiamo perché siamo usciti di casa pensando che portare rifiuti ingombranti all’isola ecologica sia un dovere.
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