Sulla bufala della valorizzazione del merito

L’art. 11 del ddl “Buona scuola” si intitola in modo altisonante “Valorizzazione del merito del personale docente”, ma non parla né di valorizzazione né tanto meno di merito. La meritocrazia à la Renzi, come traduzione di un merito solo nominale in politiche che favoriscono certe categorie a danno di altre, non valuta proprio nulla, sostituisce la competizione alla cooperazione e non è fondata su nessun parametro. La foglia di fico dei tre commi non è sufficiente a mascherare la realtà dei fatti: meritevole è chi piace a me, nel caso sento il Consiglio di Istituto (sul valore del verbo sentire nella propaganda dei Renzi e dei Faraone ci siamo abbondantemente espressi nell’articolo Inemendabile). Poi, se qualcuno si legge gli art. 2 e 7 sull’autonomia e i superpoteri del Dirigente capisce come stanno le cose dentro la scuola riformata, e che valore bisogna dare a termini a cui per solito attribuivamo tutt’altro significato.

Date queste premesse, nell’art. 11 del ddl la valutazione è basata su parametri puramente arbitrari. Anche facendo uno sforzo sovrumano per cercare una logica che in realtà è quella semplicissima dei rapporti sociali oliati dalla ruffianeria e dal conformismo, prima ancora di misurarli, cosa sono i “risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento”, come si definiscono? Continua a leggere “Sulla bufala della valorizzazione del merito”

Cavolo

Il nome «cavolo» deriva da Cavoglio, un principe che quando ascese al trono emanò con un decreto la creazione di un Gran Consiglio Imperiale comprendente i membri del precedente ministero e i cavoli dell’orto reale. Quando uno dei provvedimenti di sua Maestà falliva miseramente, veniva dato l’annuncio solenne della decapitazione di vari membri del Consiglio, e così i mormorii dei sudditi si acquietavano.

Ambrose Bierce, Il dizionario del diavolo

GUIDO CALOGERO Che vuol dire scuola laica?

[«Il Mondo», 6 dicembre 1955]

Capita spesso, quando ci si batte per qualcosa, di sentirsi dire che sarebbe più urgente battersi per qualcos’altro. Per quanto concerne le proposte di rinnovamento di certe nostre tradizioni educative, che si sono avanzate su queste colonne, non ho motivo di lamentarmi, perché il coro dei consensi è stato superiore ad ogni mia aspettativa. Tuttavia, qualche amico mi ha per esempio osservato che è molto rischioso propugnare una maggiore libertà di scelta e di approfondimento degli studi, specie per la preparazione all’esame di maturità, quando chi se ne avvantaggerebbe di più sarebbe probabilmente la scuola privata, che invece occorre tenere fermamente legata ai suoi obblighi. Continua a leggere “GUIDO CALOGERO Che vuol dire scuola laica?”

Inemendabile

Il disegno di legge partorito con fatica dal governo Renzi è inemendabile. Non contiene neppure una cosa buona. Come la riforma Gelmini, con la differenza che questo testo è lungo, gronda di buone intenzioni, promette regali (gadget). Non lascia quasi nulla al caso, mentre lascia tutto al caos. Si occupa di ogni aspetto della vita scolastica per smontarlo e lo sostituisce con norme arbitrarie. Ridà vita al peggio del disegno di legge Aprea, alla riforma Moratti e a tutto ciò che della Gelmini è rimasto incompiuto. Sopprime ogni forma di democrazia nella scuola. Inganna i lavoratori (specialmente i precari) e gli studenti.

La strategia è chiara: ridimensionare la scuola pubblica e occupare quello che rimane. La tattica è sconclusionata. Il ddl attacca la scuola da ogni lato, smonta un sistema basato sui diritti e lo sostituisce con una piramide dove contano i legami personali. I docenti (tutti, una parte) finiscono in un albo e diventano clienti dei dirigenti. Saranno scelti in base a un curriculum. Continua a leggere “Inemendabile”

Facciamo l’ipotesi

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere che vuole demolire la scuola pubblica (e per la verità non sa usare nemmeno bene il piccone). Comincerà a parlare di buona scuola, di scuole belle, di scuole sicure, di scuole nuove, di scuole dove siamo tutti protagonisti a turno (studenti, docenti, il dirigente scolastico e le scuole, il personale no, neppure la didattica), di scuole trasparenti (una buona idea intanto è la bacheca dei beneficiari della 104), dei mille innamorati della scuola che ci aiutano a scrivere il disegno di legge (in realtà un decreto, in realtà tutti iscritti al pd), comincerà a pubblicare dépliant dove si vedono giovani sottratti alle pubblicità dei dentifrici intorno a un tavolo, per non parlare dell’insistenza sui premi per chi vuole emergere dal sommerso e lucidare le maniglie (20 euro) Continua a leggere “Facciamo l’ipotesi”

L’amore vince sempre sull’odio

Renzi ha superato Berlu? Quanto si è raffinata la propaganda dai tempi di Berlu?

Spigolando qua e là tra le dichiarazioni di ieri, tutte condite da questo entusiasmo dilagante per la scuola, le mille persone innamorate della scuola (scelte tra i clienti più affezionati) che ci affiancheranno da qui al 22 febbraio con il loro amore per la scuola (perché l’amore vince sempre sull’odio, come ci ha insegnato il nano) e per dire neppure una parola sui tagli o sulla sentenza di Lussemburgo. E mascherando abilmente quello che è solo un rinvio.

Un milione di cliccate alla buona scuola propagandate due giorni prima della chiusura della consultazione sono diventate per magia “hanno partecipato due milioni”. Un funzionario del miur assicurava ch hanno tutti cliccato e poi si sono intrattenuti a lungo. E si sono anche riprodotti. Continua a leggere “L’amore vince sempre sull’odio”

La cattiva scuola (c’era una volta la buona scuola)

Gli autori del testo #labuonascuola (subito in testa alle classifiche degli hashtag di tw, dopo pochi minuti) hanno usurpato il nome di una legge di iniziativa popolare che negli anni tra il secondo governo Berlusconi e il secondo Prodi propose, dopo ampia condivisione tra gruppi di insegnanti che avevano animato i comitati contro la Moratti, una piattaforma complessiva di riforma della scuola incentrata su alcuni punti essenziali, in primis la difesa della scuola pubblica. Ma uno più centrale: l’aumento della spesa pubblica per la scuola. Non un contentino di 60 euro a testa per i meritevoli o un miliardo per una gigantesca operazione di propaganda una tantum, dopo averne sottratti 8 con un’altra mano pochi anni prima. Continua a leggere “La cattiva scuola (c’era una volta la buona scuola)”

Salto della quaglia

Oggi la Giannini ha annunciato che la Tombola (Teachers Prize) si farà anche in Italia: 50 000 euro al vincitore, 30 000 alla cinquina, gli altri si spartiranno il resto.

Il messaggio è chiaro: gli insegnanti sono determinanti (bontà sua) ma devono essere competitivi, devono concorrere per dei premi, a livello di scuola, e poi tra una scuola e l’altra, fino al vincitore: qualificazioni e fase finale. Il prossimo passo saranno le Olimpiadi dei docenti. Io mi prenoto per il salto della quaglia

MARCO SASSANO e MARCO DE POLI La scuola che vogliono gli studenti

[«Quindici», 1, giugno 1967]

Come è naturale, questo clima di repressione non ha fatto altro che rafforzare, nelle principali città, il movimento studentesco; così 8000 studenti a Torino e 3000 a Viareggio hanno scioperato in febbraio per la libertà delle associazioni dei giornali studenteschi; nel frattempo sul piano teorico si è arrivati alla stesura di documenti che esprimono le rivendicazioni degli studenti per la riforma della scuola media superiore. Continua a leggere “MARCO SASSANO e MARCO DE POLI La scuola che vogliono gli studenti”