«Non ho mica l’anello al naso! è un’espressione un tempo diffusa ma ancor oggi riscontrabile nel linguaggio parlato che significa, sostanzialmente, «non puoi prendermi in giro facilmente!» e «non sono mica stupido!». Una frase come ce ne sono molte nell’armamentario della colloquialità e che fino non molto tempo fa era utilizzata anche in contesti giornalistici e letterari. Il modo di dire ha una storia amplissima, che ha le sue origini nella realtà contadina: e uso antichissimo, infatti, quello di forare con degli anelli di metallo le narici di animali di grossa taglia, come i bovini o, anche gli orsi ammaestrati, per condurli più docilmente. Il dolore provocato dall’anello una volta tirato è tale da convincere le bestie da lavoro o da intrattenimento a muoversi docilmente e a eseguire gli ordini del conduttore. Continua a leggere “Non ho mica l’anello al naso!”
Autore: alerinovaleriocom
LUCIANO FOLGORE La pioggia nel cappello
Silenzio. Il cielo
è diventato una nube,
vedo oscurarsi le tube
non vedo l’ombrello,
ma odo sul mio cappello
di paglia,
da venti dracme e cinquanta
la gocciola che si schianta,
come una bolla,
tra il nastro e la colla. Continua a leggere “LUCIANO FOLGORE La pioggia nel cappello”
GIOVANNI VERGA Lettera a Salvatore Farina
Prefazione a «L’amante di Gramigna»
Caro Farina, eccoti non un racconto, ma l’abbozzo di un racconto. Esso almeno avrà il merito di essere brevissimo, e di esser storico – un documento umano, come dicono oggi – interessante forse per te, e per tutti coloro che studiano nel gran libro del cuore. Io te lo ripeterò così come l’ho raccolto pei viottoli dei campi, press’a poco colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare, e tu veramente preferirai di trovarti faccia a faccia col fatto nudo e schietto, senza stare a cercarlo fra le linee del libro, attraverso la lente dello scrittore. Il semplice fatto umano farà pensare sempre; avrà sempre l’efficacia dell’essere stato, delle lagrime vere, delle febbri e delle sensazioni che sono passate per la carne. Il misterioso processo per cui le passioni si annodano Continua a leggere “GIOVANNI VERGA Lettera a Salvatore Farina”
GIUNI RUSSO – FRANCO BATTIATO Strade parallele
Duminica jurnata di sciroccu
Fora nan si pò stari
Pi ffari un pocu ‘i friscu
Mettu ‘a finestra a vanedduzza
E mi vaju a ripusari
Ah, ah! ‘A stissa aria ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri
Ah, ah! ‘U cori vola s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti
Nan pozzu ripusari Continua a leggere “GIUNI RUSSO – FRANCO BATTIATO Strade parallele”
Labor lime
«La solitudine del satiro», 8 marzo 2015
Cosa caratterizza la poesia di Orazio? Il labor lime. Era una specie di poeta del gelato.
Ho chiesto cosa consiglia Orazio a Taliarco.
Il migliore rimane quello che a Taliarco m’esce (deprome) un quartino di vino (quadrimum merum) dal frigo (frigus). D’altronde a casa mia escimi le melanzane dal frigo si diceva.
Orazio invita il suo amico Taliarco di cui però non siamo certi dell’esistenza ad ammirare il paesaggio e a lasciare tutto il resto agli dei.
Continua a leggere “Labor lime”Ma però
Ascoltavo la mia prof preferita, quella di lettere. Stava spiegando che non si dice ma però, ma neanche ma d’altra parte. Sono pleonasmi, allungano il discorso, e continuava a parlare, parlare e io pensavo che aveva ragione ma però d’altra parte contemporaneamente d’altronde, per spiegarci di non farla lunga la stava facendo lunghissima, ma però non se ne accorgeva.
Da Stefano Benni, Margherita Dolcevita
L’incontro delle due congiunzioni ma però non è da condannare, a dispetto di quanta sostenuto da una certa tradizione grammaticale e spesso dall’educazione scolastica. L’obiezione all’uso di ma però si fonda sull’idea che ci sia una ripetizione dello stesso concetto, e può essere accolta solo in funzione di uno stile ricercato che si fondi sulla perfetta calibratura delle parti. Continua a leggere “Ma però”
GUITTONE D’AREZZO Ahi lasso, or è stagion de doler tanto
Ahi lasso, or è stagion de doler tanto
a ciascun om che ben ama Ragione,
ch’eo meraviglio u’ trova guerigione,
ca morto no l’ha già corrotto e pianto,
vedendo l’alta Fior sempre granata
e l’onorato antico uso romano
ch’a certo pèr, crudel forte villano,
s’avaccio ella no è ricoverata:
ché l’onorata sua ricca grandezza
e ’l pregio quasi è già tutto perito
e lo valor e ’l poder si desvia. Continua a leggere “GUITTONE D’AREZZO Ahi lasso, or è stagion de doler tanto”
ROSA LUXEMBURG Verso la catastrofe
(1918)
Il destino storico-militare si compie con logica implacabile. Il proletariato tedesco, che non ha cercato d’impedire la marcia del carro d’ assalto imperialista, viene ormai trascinato dall’imperialismo stesso ad abbattere il socialismo e la democrazia in tutta Europa. L’operaio tedesco calpesta le ossa dei proletari rivoluzionari russi e ucraini, baltici, finlandesi, l’esistenza nazionale dei Belgi, dei Polacchi, dei Lituani, dei Rumeni, la rovina economica della Francia, immerso nel sangue fino alle ginocchia, per piantare dappertutto la bandiera vittoriosa dell’imperialismo tedesco. Continua a leggere “ROSA LUXEMBURG Verso la catastrofe”
FRANCESCO GUCCINI Primavera ’59
Da «Stagioni» (2004)
La giapponese rise con i semi in mano
poi, con un gesto lieve, in aria li gettò,
al volo di piccioni che, planando piano,
con remiganti aperte al suolo si allargò.
La piazza di San Marco si fermò un istante,
Firenze, in primavera, quasi scomparì
e rimanesti solo, là, nell’inquietante
primavera dei vent’anni che nell’anima fiorì
ANTONIO VIGILANTE La scuola italiana nello specchio di quella americana
[Da «MicroMega», 29 dicembre 2022]
Questo filosofo scrive su MicroMega e e finalmente fa un po’ di chiarezza nel groviglio delle idee su dove va la scuola. Ci informa che esistono due posizioni, da una parte ci sono i nipoti di Diui, di Don Milani, di Mario Lodi, di Danilo Dolci, e «in tempi più vicini di Gianfranco Zavalloni» (si è dimenticato di Rodari), i progressisti, quelli che la scuola «non lascia indietro nessuno», gli illuminati, dall’altra c’è la deriva antipedagogista degli insegnanti fermi al secolo scorso, cugini di Lucio Russo e di Paola Mastracola, quelli che la scuola è trasmettere, sorvegliare, punire, fare la lezione frontale e poi l’interrogazione e dare il voto, quello con il numero che crea disagio. In mezzo, forse, c’è l’Invalsi.
Sarebbe bello se sulla porta di ogni aula scolastica ci fosse scritto “Qui nessuno viene lasciato indietro”. Continua a leggere “ANTONIO VIGILANTE La scuola italiana nello specchio di quella americana”