IL MURO DEL CANTO L’amore mio non more

L’amore nostro tu lo butti ar fiume
Senza giratte e senza ave’ dolore
Io me ce tuffo e lo riporto a riva
Lo tengo appiccicato addosso ar core

Er male che m’hai fatto nun è niente
Nun m’è sembrato poi così speciale
Er bene resta a me che è roba mia
Te lascio a lavora’ de fantasia

Ma si te viene freddo quann’è sera
Scordate qual è la porta mia
C’ho er foco acceso e nun me manca niente
Figurate si cerco compagnia

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Giudizio Universale

Il giorno del Giudizio Universale Dio giudica tutti gli uomini e ciascuno di loro.
Quando chiama Manuel Cruz gli dice:
«Uomo di poca fede. Non hai creduto in me. Per questo non entrerai in Paradiso».
«Oh, signore», risponde Cruz «È vero che la mia fede non è stata molta. Non ho mai creduto in Te, ma ti ho sempre immaginato».
Dopo averlo ascoltato, Dio risponde:
«Bene, figliolo, entrerai in cielo, ma non avrai mai la certezza di trovarti lì».

Gabriel Cristián Taboada, Il cielo guadagnato, in Jorge Luis Borges – Adolfo Bioy Casares, «Racconti brevi e straordinari»

Cultura

Repubblica trova incongrua la nomina di Lucia Borgonzoni sottosegretario alla Cultura perché ha dichiarato di non leggere un libro da tre anni e non perché a proposito di Rosa Maria Dell’Aria, i cui studenti pubblicarono delle slide in cui Salvini veniva paragonato a Hitler, ha detto che «una prof del genere dovrebbe essere cacciata con ignominia e interdetta a vita dall’insegnamento».

GUIDO GUINIZZELLI Madonna mia, quel dì ch’Amor consente

Madonna mia, quel di ch’Amor consente
ch’i’ cangi core, volere o maniera,
o ch’altra donna mi sia più piacente,
tornerà l’acqua in su d’ogni riviera,

il cieco vederà, ’l muto parlente
ed ogni cosa grave fia leggera:
sì forte punto d’amore e possente
fu ’l giorno ch’io vi vidi a la ’mprimiera.

E questo posso dire in veritate:
ch’Amore e stella fermaron volere
ch’io fosse vostro, ed hanlo giudicato;

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ERNEST HEMINGWAY Gli uccisori

La porta della trattoria Enrico si aprì ed entrarono due uomini. Si sedettero al banco.
«Cosa desiderate?» chiese George.
«Non saprei» uno dei due disse. «Cosa vuoi da mangiare, Al?»
«Per me è lo stesso» disse Al «non lo so proprio cos’è che voglio».
Fuori stava facendosi buio. La luce di un lampione brillò attraverso la finestra. I due uomini si misero a leggere il menù mentre all’altra estremità del banco Nick Adams li stava a guardare. Parlava con George quando erano entrati.
«Voglio una braciola di maiale arrosto con salsa di mele e purè di patate» disse il primo.
«Non è pronto». Continua a leggere “ERNEST HEMINGWAY Gli uccisori”

Aringhe

Facciamo le aringhe con le cipolle
si fa così: io porterò due piatti
l’olio il sale l’aceto le cipolle e
le aringhe. Taglio le cipolle a fettine
le metto nell’acqua per un’oretta e più
così pérdono l’amaro intanto pulisco
le aringhe poi unisco tutto aringhe cipolle
olio aceto sale, poco beninteso,
giro ed è pronto. Ma reggerà
il tuo stomaco? Potrai digerirle?

Elio Pagliarani, La ballata di Rudi

LUISA MIRONE Nessuno mi può giudicare? Sulla formazione e la valutazione dei docenti

[La scuola e noi, 20 febbraio 2021]

Formo ergo valuto

A ogni docente si richiede trasparenza nelle valutazioni dei propri allievi. Ed è giusto: non è solo un problema di tracciabilità del voto (da dove venga, in base a cosa venga attribuito), ma di investimento formativo nella operazione stessa della valutazione. Per questo ogni docente avveduto sa che a far la trasparenza non è la griglia più o meno fitta di indicatori e descrittori di prova, ma la chiarezza progettuale nella ricognizione dei contesti di apprendimento (situazione iniziale, situazioni attese in rapporto alla classe e a un più ampio standard nazionale), la definizione onesta delle finalità educative, l’individuazione lucida degli strumenti utili a conseguire quegli scopi, il tempo e lo spazio destinati ad allenare gli allievi all’utilizzo di quegli strumenti e per consentirgli la rielaborazione dei risultati del loro lavoro.

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Scoreggia

«Mettiamo che devi scoreggiare».
«Sul serio, Mobes, non è vero?».
«Jim, signore, mettiamo che stai giocando là fuori e improvvisamente ti viene da scoreggiare. Sai che è una di quelle puzzolentissime, pressurizzate».
«Il quadro è chiaro».
Mormorii enfatici adesso, scambio di occhiate. Josh Gopnik annuisce con calore. Struck è in piedi alla destra del visore, rigidissimo, le mani dietro la schiena come un professore oxfordiano.
«Intendo del tipo che è diventato urgente». Whale si guarda rapidamente intorno. «Ma non è impossibile che si tratti in realtà di un bisogno di andare in bagno mascherato da scoreggia».

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EDOARDO SANGUINETI Ritorna mia luna

Da Laborintus

Ritorna mia luna in alternative di pienezza e di esiguità
mia luna la bivio e lingua di luna 
cronometro sepolto e Sinus Rosis e salmodia litania ombra
ferro di cavallo e margherita e mammella malata e nausea
(vedo i miei pesci morire sopra gli scogli delle tue ciglia)
e disavventura e ostacolo passo doppio epidemia chorus e mese di aprile
apposizione ventilata risucchio di inibizione e coda e strumento
mostra di tutto o anche insetto o accostamento di giallo e di nero
dunque foglia in campo
tu pipistrello in pesce tu luna tu macchia in augmento lunae
(dunque in campo giallo e nero) pennello del sogno talvolta luogo comune
vor der Mondbrucke vor der Mondbruchen
in un orizzonte isterico di paglia maiale impagliato con ali di farfalla
crittografia maschera polvere da sparo fegato indemoniato nulla.