Specchietto per le allodole ovvero “MalaScuola” di Claudio Cremaschi

A un certo devo avere detto: non voglio leggere più libri che parlano di scuola. Romanzi ambientati a scuola, analisi documentate del perché la scuola non va, con ricette e tabelle accluse, tomi di pedagogisti, didattologi, docimologi, esperti di comportamento infantil-giovanil-bestiale e cetera. E invece non so come mi sono comprato due libri: Malascuola e le 9 Regole sulla scuola e mi accingevo, o mi accingo, ad acquisirne un terzo, il Rosso e il blu di Lodoli. Decisione motivata dal fatto che a scuola ci lavoro, che passo parecchio tempo a pensare a quello che devo fare, per non parlare della correzione dei compiti, e non mi posso sobbarcare anche le cattive letture, per non parlare della pessima abitudine di sobbalzare sulla sedia, forchetta in mano, quando i telegiornali, spesso purtroppo, presentano la faccia di cartone della signora Gelmini. Malascuola poi tra le altre cose è un libro deleterio, per vari motivi che enumero qui di seguito.

Non prima di aver premesso che l’ho abbandonato dopo pochissime pagine, rispondendo a un invito circostanziato da parte dell’autore, che suona così: chi crede davvero che la qualità della scuola sia garantita da qualche alunno in meno per ogni classe, o da qualche insegnante in più per ogni scuola, può evitare di proseguire la lettura. Lo credo fortemente. Lo credo in modo aprioristico. Lo credo tanto più fortemente per la palese infondatezza del ragionamento dell’autore, d’ora in poi Cremaschi, secondo cui tagliare è bello perché è necessario dal momento che: le spese militari con il cavolo che le tagliano, gli evasori col cavolo che pagano le tasse e quindi, dal momento che rimane solo la scuola da tagliare, giù con l’accetta. Ma non per tagliare gli sprechi, lui è il primo ad ammettere che nella scuola gli sprechi non ci sono, forse sa che le famiglie da qualche parte sono invitate a dare un contributo per comprare i registri. No, è la scuola stessa che è uno spreco.

Voi dite: che te lo sei comprato a fare. Ecco, è proprio il fatto che si chiama Cremaschi. Ho letto Cremaschi e ho letto competente di scuola e pensavo fosse Cremaschi il sindacalista. Mi intrigava: finalmente un libro scritto da uno che ci capisce. Bastava leggere l’indice per capire che è il solito libro per la messa, stavo per scrivere la messa in un posto ma mi sono trattenuto. La messa intesa come liturgia, dove si canta in coro sempre la solita solfa. Tra l’altro l’autore, o l’editore, aiuta il lettore a seguire riassumendo il contenuto di ciascun capitolo in un breve versetto.

L’idea di fondo è quella che presiede anche al piano programmatico con cui il ministro Tremonti ha strozzato la scuola un’estate fa: l’ottimizzazione, l’essenzializzazione del sapere, il meno ci stanno gli studenti a scuola meglio è. L’idea forte però è quella di chiudere le porte della stalla quando i buoi sono già scappati, e anche i pastori e i cani secondo me. Dice Cremaschi: le risorse sottratte alla scuola sotto forma di tagli al personale, che per definizione è esuberante, devono rimanere nella scuola invece che servire per rimpolpare l’Alitalia tanto per fare un esempio. E devono servire ad aumentare lo stipendio agli insegnanti. Lui dice raddoppiare, ma poi ti accorgi che è una truffa. Il doppio è la differenza tra lo stipendio di un giovane tirocinante e un anziano a fine carriera. Sì perché Cremaschi, anche in questo non distaccandosi dalla liturgia, vuole introdurre la carriera basata sul merito. Ma non spiega come valutare il merito, e soprattutto quale sia l’impatto della differenza di status degli insegnanti nella scuola di un paese clientelare. Oppure lo spiega in modo incongruo,  con le solite argomentazioni prese in prestito dai salottini veltroniani-forzitalioti. Indovino: gli insegnanti non vogliono essere giudicati. Abbiate pazienza, non mi regge di spulciare fino a questo punto.
Dunque, una bella sforbiciata. In nome dell’efficienza, per pareggiare il rapporto tra insegnanti e alunni, perché la scuola non è un ammortizzatore sociale, perché gli insegnanti devono essere tenuti al lavoro fino alle 14, perché i bidelli lavorano a maglia, e perché no, naturalmente in nome della cultura. Qui devo estrapolare un brano tra virgolette: Dicevo, la matematica: che cosa ricordate di quanto avete studiato a scuola? Quanto vi è servito e vi serve nella vita, nella professione? E non ditemi, vi prego, che insegna a ragionare, qui c’erano le virgolette nelle virgolette; lo si dice anche del latino, vale per il gioco degli scacchi, il Risiko e la Settimana Enigmistica chiuse virgolette. Ho aperto il libro a una pagina a caso. Come nella messa, non importa se entri quando è già iniziata, perché come entri riesci sempre a trovare il filo.

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