DANIEL PENNAC Esercizio di noia

«Diario di scuola», p. 135

Una parte del mio mestiere consisteva nel persuadere i miei studenti più abbandonati a loro stessi che la gentilezza più del ceffone invita alla riflessione, che la vita in comunità ha delle regole, che il giorno e l’ora della consegna di un compito non sono negoziabili, che un compito malfatto è da rifare per l’indomani, che questo, che quello ma che mai e poi mai né i miei colleghi né io li avremmo abbandonati in mezzo al guado. Affinché avessero una possibilità di farcela, occorreva reinsegnare loro il concetto stesso di sforzo, restituire loro il piacere della solitudine e del silenzio, e soprattutto il controllo del tempo, quindi della noia. Sì, qualche volta ho consigliato loro esercizi di noia, per collocarli nella durata. Li pregavo di non fare niente: non distrarsi, non consumare niente, nemmeno conversazione, né tantomeno studiare Continua a leggere “DANIEL PENNAC Esercizio di noia”

Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

Regio decreto – legge 5 settembre 1938, XVI, n. 1390
Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per la Volontà della
Nazione
Re d’Italia Imperatore d’Etiopia
Visto l’art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;
Udito il Consiglio dei Ministri;

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ROSELLA BASIRICÒ Quando si dice: insegnare è il mestiere più bello del mondo

[25 maggio 2004]

Sarà che è (stata) la prima esperienza scolastica vissuta “da quell’altra parte”, quella di chi sta seduto dietro (nel mio caso, più spesso: sopra) la cattedra. Sarà che gli anni che ho sono (ancora) (relativamente) pochi e tutto assume un altro sapore. Sarà che ho una buona stella che mi accompagna nei miei ultimi (e primi) 29 anni di vita.
Ma questo anno scolastico è stato – e desidero fortemente dirvelo, voi “colleghi” (aaargh…. detesto questa parola) – profondamente bello. Di quella bellezza, sapete, delicata e viva, inzuppata di timori (sì, la bellezza) verso la grandezza del compito e vivificata dalla curiosità verso la novità della dimensione scolastica. Continua a leggere “ROSELLA BASIRICÒ Quando si dice: insegnare è il mestiere più bello del mondo”

Liberazione

Io credo che l’importante non sia il trionfo dei nostri piani, dei nostri progetti, delle nostre utopie, le quali del resto hanno bisogno della conferma dell’esperienza e possono essere dall’esperienza modificate, sviluppate ed adattate alle reali condizioni morali e materiali dell’epoca e del luogo. Ciò che più importa è che il popolo, gli uomini tutti, perdano gli istinti e le abitudini pecorili che la millenaria schiavitù ha loro ispirato, ed apprendano a pensare ed agire liberamente. Ed è a questa grande opera di liberazione morale che gli anarchici debbono specialmente dedicarsi.

Errico Malatesta

DANIEL PENNAC Reazionario il dettato?

[Diario di scuola, p. 113]

Reazionario, il dettato? Inefficace, in ogni caso, se praticato da una mente pigra che si limita a defalcare punti al solo scopo di decretare un livello! Umiliante, la valutazione? Certo, se assomiglia alla cerimonia, vista poco tempo fa alla televisione, di un professore che restituiva i compiti ai suoi allievi, ogni copia lanciata davanti a ciascun criminale come un verdetto annunciato, con il volto del professore che irradiava furore e i suoi commenti che condannavano tutti quei buoni a nulla all’ignoranza definitiva e alla disoccupazione perpetua. Mio Dio, il silenzio pieno di odio di quella classe! La palese reciprocità del disprezzo!

Specchietto per le allodole ovvero “MalaScuola” di Claudio Cremaschi

A un certo devo avere detto: non voglio leggere più libri che parlano di scuola. Romanzi ambientati a scuola, analisi documentate del perché la scuola non va, con ricette e tabelle accluse, tomi di pedagogisti, didattologi, docimologi, esperti di comportamento infantil-giovanil-bestiale e cetera. E invece non so come mi sono comprato due libri: Malascuola e le 9 Regole sulla scuola e mi accingevo, o mi accingo, ad acquisirne un terzo, il Rosso e il blu di Lodoli. Decisione motivata dal fatto che a scuola ci lavoro, che passo parecchio tempo a pensare a quello che devo fare, per non parlare della correzione dei compiti, e non mi posso sobbarcare anche le cattive letture, per non parlare della pessima abitudine di sobbalzare sulla sedia, forchetta in mano, quando i telegiornali, spesso purtroppo, presentano la faccia di cartone della signora Gelmini. Continua a leggere “Specchietto per le allodole ovvero “MalaScuola” di Claudio Cremaschi”

SERGIO LUZZATTO Se la memoria è senza storia

[«Corriere della Sera», 24 gennaio 2006, in I popoli felici non hanno storia, il manifesto, Roma 2009]

Come Alessandro Piperno, anch’io sono ostile al Giorno della memoria. Ma lo sono per ragioni diverse dalle sue, esposte sul «Corriere» dell’altro giorno. Piu che il contenuto estetizzante del 27 gennaio (la «commozione delle scolaresche sgambettanti sui prati di Auschwitz»), mi disturba il suo contenuto fuorviante. La retorica sul cosiddetto «dovere della memoria» è sbagliata per due motivi. Anzitutto, perché la memoria della storia non è mai un dovere. Continua a leggere “SERGIO LUZZATTO Se la memoria è senza storia”

DANIEL PENNAC Ne ha dette di stupidaggini, la mia generazione

[Diario di scuola, p. 112]

Ne ha dette, di stupidaggini, la mia generazione, sui rituali considerati segno di cieca sottomissione, sulla valutazione ritenuta umiliante, il dettato reazionario, il calcolo mentale degradante, la memorizzazione dei testi infantile, proclami del genere…

Nella pedagogia è come in tutto il resto: appena smettiamo di riflettere sui casi particolari (e, in questo ambito, tutti i casi sono particolari), per regolarci nelle nostre azioni, ne cerchiamo l’ombra della buona dottrina, la protezione dell’autorità competente, l’avallo del decreto, la firma in bianco ideologica. Dopodiché ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote, neppure la smentita quotidiana della realtà. Solo trent’anni dopo, se l’intera pubblica istruzione vira di bordo per evitare l’iceberg dei disastri accumulati, ci permettiamo una timida virata inferiore, ma è la virata della nave stessa, ed eccoci a seguire la rotta di una nuova dottrina, ligi a un nuovo precetto, in nome del nostro libero arbitrio, ovviamente eterni ex studenti quali siamo.

Natura

La natura è un testo che bisogna rassegnarsi a decifrare soltanto parola per parola. Il resto è filosofia, ovvero una ricerca di ciò che si è già trovato.
Paul Valéry, Cattivi pensieri

Natura Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?  Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.
Giacomo Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese Continua a leggere “Natura”

Carte

Carte, carte: cartoffie e scartoffie. Tutt’Italia nun è che na gran pila de cartoffie: p’uno che legge, diosanto, ce ne so’ diecimila che scrive.  Carte, carte e poi carte.  Polizzia, polizzia. Verbale, invito, mandato, rapporto, archivio giudizziario, archivio politico, stanza numero due numero tre numero quattro, tavolo e sedia, calamaro e penna-bona de ciuccià, manette e registo protocollo de li mortacci sui! E l’appiccapanni cor cavicchio in terra, ogni vorta! E la latrina, ‘gni momento, co’ ‘a canna intasata! che più tiri, e più vié acqua, e più lei gonfia, sta fijja d’una mignotta, e cresce, cresce: e te rigurgita ‘ndietro tutt’un arcipelago de gnocchi de cioccolatto rotti de fa’ spavento a vedelli:… a galleggià sull’acque arte. Tutte ‘e vorte che cce vai, tutt’e vorte, tutt’e vorte… Un Marstròm!… E quelli gireno gireno, che pareno impazziti, e lei cresce, cresce, … seguita a cresce’ glò glò glò glò glò…’N diluvio che nun se ferma più de cresce che te pija na paura!… «Mo, dove va a ffinì sta carogna?…», penzi. Co ‘e brache in mano. Bè. Fascicolo rosso, per i comuni. Fascicolo giallo, per i politici: che so quelli che je volevano tira la bomba,… e nun ciaa fecero, er guaio è questo!: o perch’era bagnata la miccia, o perché j’era schioppata troppo presto, o troppo tardi, o troppo giù de coda: nelli ginocchi a Pinco, magari, provero freggno!

Carlo Emilio Gadda, L’interrogatorio