Povero musicomane,
ficcai nel mio libretto
queste note dell’anima,
come in un organetto
di Barberia.
Son variazioni grigie,
senza file, senza crema;
se il peana non vibrano,
non son fatte sul tema
di Geremia.
pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di didattica in presenza e in assenza, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e etero didatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)
Povero musicomane,
ficcai nel mio libretto
queste note dell’anima,
come in un organetto
di Barberia.
Son variazioni grigie,
senza file, senza crema;
se il peana non vibrano,
non son fatte sul tema
di Geremia.
[MicroMega, 7 ottobre 2024]
Se dovessimo immaginare come trasformare il Ddl Sicurezza in un regolamento scolastico, ci basterebbe leggere il Ddl Condotta proposto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, recentemente approvato anche al Senato. Questa che ora è legge, infatti, non ha altro risultato che inasprire le “pene” interne alla scuola, colpire di fatto chi protesta e trasformare la scuola in uno strumento punitivo.
Continua a leggere “ALICE PETTINARI Il Ddl Condotta, un’altra legge della ginnastica d’obbedienza”Prefazione al «Ritratto di Dorian Gray»
L’artista è il creatore di cose belle.
Rivelare l’arte senza rivelare l’artista è il fine dell’arte.
Chi può incarnare in una forma nuova, o in una materia diversa, le proprie sensazioni della bellezza, è un critico.
Tanto la suprema quanto la infima forma di critica sono una specie di autobiografia.
Coloro che scorgono cattive intenzioni nelle belle cose, sono corrotti, senza essere interessanti. Questo è un difetto. Continua a leggere “OSCAR WILDE Rivelare l’arte senza rivelare l’artista è il fine dell’arte”
La nostra scuola, 13 maggio 2025
La scuola sta cambiando. E non è un bene.
Non ci vogliono più pensanti, ma pronti. Non più liberi, ma flessibili. Non più curiosi, ma produttivi. La scuola è stata invasa dal linguaggio dell’impresa, dal mito del merito, dalla logica del profitto. Ci dicono che serve prepararci al futuro, ma non è vero: ci stanno abituando ad accettare un presente ingiusto.
Questa scuola non è neutrale. È un laboratorio politico. E noi abbiamo il diritto e il dovere di rifiutarla.
La scuola e noi, 9 settembre 2024
Premessa
Questo percorso nasce da una necessità imprevista. Durante il primo quadrimestre di questo a.s. 2023/2024, sull’onda emotiva collegata al 25 novembre, quasi tutte le classi della mia scuola sono state coinvolte, ex abrupto, approfittando di un’offerta vantaggiosa di uno dei cinema main stream della mia città, nella visione del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi.
Continua a leggere “ORSETTA INNOCENTI «Le parole formano il pensiero»: modi di dire sessisti nel linguaggio sociale. Storia di un percorso di Educazione civica dentro la scuola a scuola”Le formiche si mangeranno Roma, sta scritto. Fra le lastre di pietra vanno; lupa, quale corso di pietre preziose ti seziona la gola? Le acque qui escono alle fontane, ardesie vive, tremuli cammei che a notte fon-da maciullano la storia, le dinastie e le commemorazioni. Dovremmo trovare il cuore che fa pulsare le fon-tane perché si premunisca contro le formiche, ed organizzare in questa città turgida di sangue, di cornucopie ritte come mani di cieco, un rito di salvazione affinché il futuro si limi i denti sui monti, si trascini ammansito e senza forze, completamente senza formiche. Continua a leggere “JULIO CORTÁZAR Istruzioni per ammazzare le formiche di Roma”
Da «Odi barbare»
Oh quei fanali come s’inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ’l fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d’autunno
come un grande fantasma n’è intorno.
Dove e a che move questa, che affrettasi
a’ carri fóschi, ravvolta e tacita Continua a leggere “GIOSUE CARDUCCI Alla stazione in una mattina d’autunno”
Negli ultimi decenni si ripropone con alterne fortune la favola dell’Intelligenza Artificiale, per nulla intelligente e poco artificiale, ma senz’altro basata sullo sfruttamento di enormi risorse naturali e umane, vera e propria incarnazione del sogno distopico dell’Automazione Industriale.
Carlo Milani, Tecnologie conviviali
«Satyricon», 111-2
C’era una volta, nella città di Efeso, una signora che era molto famosa, tanto che era casta, che ci tirava anche le donne, là dai paesi vicini, che ci venivano che se la contemplavano. Questa si sotterra il suo marito, un giorno, che però non si accontenta mica che si segue il suo solito funerale, sparsa le trecce morbide, che si picchia il suo petto nudo, davanti a tutta lì la gente, ma che gli va dietro anche la al defunto, dentro il sepolcro suo, che si mette che se lo custodisce e se lo piange, là il cadavere, messo dentro la cripta all’uso greco, le notti e le notti, i giorni e i giorni, là sempre. Quella, che si dispera così tanto, che si cerca la sua morte per la fame, non se la riesce che se la tira via nessuno, non i genitori suoi, non i parenti. Alla fine, sbattuti via fuori, se ne vanno anche i pubblici ufficiali Continua a leggere “PETRONIO Ma voi ve lo sapete bene, che tentazioni che ci stanno che se la tentano, la gente a pancia piena”
[Centro Riforma Stato, 5 luglio 2024]
L’economia delle promesse
Nella famiglia di tecnologie denominata, per ragioni di marketing, «intelligenza artificiale», alcuni genuini progressi sono stati ottenuti, a partire dal 2010, con sistemi di natura statistica, antropomorficamente definiti di «apprendimento automatico» Continua a leggere “DANIELA TAFANI Le Big Tech e il racconto dell’intelligenza artificiale”