Metafora

«Sai cos’è una metafora?».
«Una figura retorica che implica trasferimento di significato» rispose Gabriele «visto che lo so?».
«Bravo! Sette e mezzo! E se ti dico che sei un coglione?».
«Anche questa è una metafora?».
«No, è un complimento».
Antonio Manzini, Fate il  vostro gioco

La prima è che la gente parla molto senza usare le parole. Siobhan dice che se si solleva un sopracciglio, questo gesto può significare molte cose differenti. Può voler dire: “Voglio fare sesso con te”, ma può anche essere inteso come: “Hai appena detto una cosa veramente stupida”.

Siobhan dice anche che se chiudi la bocca e respiri forte col naso significa che sei rilassato, oppure che ti stai annoiando, o che sei arrabbiato, e che tutto dipende da quanta aria esce dalle narici e quanto respiri velocemente e quale forma assume la bocca quando lo fai e in che modo stai seduto e che cosa hai appena finito di dire e centinaia di altri piccoli indizi troppo complicati per poter essere elaborati in pochi secondi.

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Scuole nella rete (e tanti saluti alla titolarità del posto)

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato una nota agli Usr per invitarli a dare avvio entro il 30 giugno alla costituzione delle scuole in rete. Sono andato a leggere la nota. Invita direttori, sovrintendenti e capi di gabinetto a ottemperare ai commi 70, 71 e 72 della 107, che sarà bene rispolverare, con alcune sottolineature (vedi sotto). Fin qui tutto bene, è la legge, siamo scesi tutti in piazza contro le ipotesi di superpoteri dei dirigenti e chiamata diretta, stiamo raccogliendo le firme da tre mesi per abrogare queste norme.
La nota contiene due allegati. Il primo detta istruzioni tecniche su come costituire le cosiddette reti di ambito. Tali istruzioni non sono affatto neutre, come si legge chiaramente nel secondo allegato, sulla costituzione della rete di scopo. L’analisi (istruttoria), le indicazioni sulle risorse da investire (quali docenti mi servono, in primis) e il monitoraggio sono infatti gestiti in modo verticistico da conferenze di dirigenti senza alcun controllo da parte degli organi collegiali, tranne per una clausola alla fine dell’art. 4 dove si parla di materie rientranti tra le competenze degli organi collegiali. Materie, non risorse umane, che rimangono sospese nella rete.

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VINCENZO PASCUZZI Merito! Merito! Alalà!

[«Non rubateci il futuro», 5 novembre 2009]

Negli ambienti scolastici ricorre, da un po’ di tempo, il termine “merito”. Insistente, frequente, sottolineato. Sembra quasi sentire l’eco del grido …. Merito! Merito! Alalà! quale attuale parafrasi del dannunziano, e poi fascista, Eja, Eja, Alalà.

Come il termine “comunista” (ma questo è solo un esempio per capire un espediente dialettico) risuona quale sicura, rapida e sbrigativa scorciatoia per (tentare di) addossare il torto ad altri, anche la parolina “merito” risuona quale sicura e rapida scorciatoia per (tentare di) avere per sé il consenso, per appropriarsi della ragione, per giustificare qualsiasi proprio annuncio, provvedimento, iniziativa, cantonata, rinvio, omissione e anche per affermare implicitamente di possederlo, il merito, e di saperlo quindi valutare negli altri. Continua a leggere “VINCENZO PASCUZZI Merito! Merito! Alalà!”

RICCARDO CASSINI De inutilitate nascondimenti barattolorum nutella ab illusis mammibus

Da Nutella nutellæ. Racconti poliglotti

Nutella omnia divisa est in partes tres: Unum: Nutella in vaschetta plasticae. Duum: Nutella in vitreis bicchieribus custodita. Treum: Nutella sita in magno barattolo (magno barattolo sì, sed melium est si magno Nutella IN barattolo). Nutella placet omnibus pueris atque puellis sed, si troppa Nutella fagocitare, cicciones divenire, cutaneis eructionibus sottostare et brufolos peticellosque supra facie tua stratos formare atque, ipso facto, diarream cacarellamque subitaneam venire. Propterea quod familiares, et mamma in particulare, semper Nutella celat in impensabilis locis ut eviteant fìliis sbafare, come soliti sunt. Sed domanda spontanea nascet: si mamma contraria est filiales sbafationes, perché Nutella comprat et postea celat? Intelligentiore fuisse non comprare manco per nihil …sed forse mammae etiam Nutella sbafant: celatio altrum non est vendetta trasversalis materna propterea quod ea stessa victima fuit, sua volta, matris suae. “Sic heri tua mamma Nutella celavit, sic hodie celis fìliis tuis”. Continua a leggere “RICCARDO CASSINI De inutilitate nascondimenti barattolorum nutella ab illusis mammibus”

ALDO NOVE L’amore ci dividerà di nuovo

[da «Amore mio infinito», Einaudi, Torino 2000, pp. 85-8]

Alle otto meno dieci si abbassava il ponte del liceo ginnasio e si muovevano gli eserciti accampati nel piazzale dentro i corridoi entravano gli opposti schieramenti sotto l’occhio vigile del bidello pugliese tra le grida wild boys, wild boys!
Io sono arrivato il primo giorno fuori dalla scuola superiore c’era questo spettacolo ho visto ciellini paninari fascisti comunisti dark, tutti assieme ricompattati dal suono della campana dal rumore dei registri blu chiaro alle otto e dieci del mattino nelle classi chiuse a metà degli anni Ottanta per imparare l’aoristo l’ottativo mi sentivo un’isola che sfiorava le altre, e c’erano tutti contro tutti.
C’erano i ciellini in maglioncino slavato a collo alto.
Nell’intervallo si ritrovavano per pregare con il rosario in mano correvano dappertutto con i giubbotti gialli da oratorio ti fermavano sulle scale per dirti che anche tu avevi un posto tra loro continuavano a dirtelo.

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Televisione (cattiva maestra)

Accendi la televisione
e si spegne la rivoluzione.
Basta una canzone qualche partita di pallone
e il popolo ritorna minchione.
Dario Fo, Grande pantomima

A lunga scadenza la televisione può portare gradatamente alla fine della carriera degli insegnanti, visto che la scuola è stata un’invenzione della stampa e quindi continuerà a sussistere o scomparire a seconda dell’importanza che continuerà ad avere la parola stampata. Per quattrocento anni gli insegnanti hanno fatto parte del monopolio della conoscenza creato dalla stampa, e ora assistono al crollo di quel monopolio.
Neil Postman, Tecnopoly. La resa della cultura alla tecnologia Continua a leggere “Televisione (cattiva maestra)”

I muri bianchi non fanno pensare ovvero “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola

Non ho trovato questo libro interessante, né particolarmente stimolante. All’inizio mi sembrava abbastanza divertente, niente di più. Mi rendo conto che potrebbe essere anche un pamphlet antimoratti, e questo è sicuramente un pregio, ma dubito che susciti nel pubblico una sia pur minimale pulsione critica nei confronti della riforma. E questo perché l’intento principale è quello di strizzare gli occhi al lettore, cucinargli con diverso condimento quattro ben studiati luoghi comuni sulla scuola di oggi, vendere copie e copie.

All’inizio c’è una discreta pars destruens in cui si ironizza sui simboli e sul linguaggio della “nuova scuola”: il pof, i progetti, le figure strumentali, per esempio, ma anche il recupero, i debiti, gli obiettivi. Difficile, per addetti ai lavori annoiati da tanta inutile propaganda, non condividere almeno la penna felice con cui i rituali degli anni novanta sono rappresentati e duramente ridicolizzati. E condannati, senza pietà, il lassismo imperante, l’appiattimento culturale, i pedagogismi. Ancora più difficile, per il grande pubblico, non cogliere il disfattismo che trapela, anzi tracima dalle mura scolastiche. Continua a leggere “I muri bianchi non fanno pensare ovvero “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola”

DANIEL PENNAC II mal di grammatica si cura con la grammatica 

[Diario di scuola, pp. 97-8]

Il mal di grammatica si cura con la grammatica, gli errori di ortografia con l’esercizio dell’ortografìa, la paura di leggere con la lettura, quella di non capire con l’immersione nel testo, e l’abitudine a non riflettere con il pacato sostegno di una ragione strettamente limitata all’oggetto che ci riguarda, qui e ora, in questa classe, durante quest’ora di lezione, fintanto che ci siamo.

Ho maturato questa convinzione dalla mia personale esperienza scolastica. Mi hanno fatto tante volte la morale, spessissimo hanno tentato di farmi ragionare, e in maniera benevola, poiché fra gli insegnanti non mancano le persone gentili. Per esempio il direttore del collegio dove ero finito dopo la mia rapina domestica. Era un ex ufficiale di marina, rotto alla pazienza degli oceani, padre di famiglia e marito premuroso di una moglie che si diceva fosse affetta da un male misterioso. Un uomo molto preso dai suoi e dalla direzione di quel convitto dove i casi come il mio non mancavano certo. Eppure quante ore ha speso a convincermi che non ero l’idiota che sostenevo di essere Continua a leggere “DANIEL PENNAC II mal di grammatica si cura con la grammatica “

ROBERTO DI CARO – DENISE PARDO È caduta una Mariastella. Ritratto e storia del ministro dell’Istruzione

[«l’Espresso», 24 settembre 2009]

Un curriculum scolastico anonimo. Una laurea in legge senza lode. Una trasferta a Reggio Calabria per il praticantato legale. Poi la folgorante carriera politica. La vita da mediocre della ministra che voleva fare la ballerina e che ora infiamma la scuola
Finora le fabbriche sono state silenziose. Perfino i magistrati sono spaccati. Lei, Mariastella Gelmini, ha portato in piazza tutti: professori, genitori, precari, studenti. La sua riforma è la vera sconfitta del terzo governo Berlusconi.
È signorina. Ma di quelle Signorsì. Tremonti vuole tagli a scuola e università e il via alla privatizzazione strisciante: lei esegue, e lancia l’idea di trasformare istituti e atenei in Fondazioni in concorrenza fra loro. Il Vaticano vuole l’ora di religione cattolica come materia piena di insegnamento: per lei è subito una “posizione condivisibile”. La tattica è elementare Continua a leggere “ROBERTO DI CARO – DENISE PARDO È caduta una Mariastella. Ritratto e storia del ministro dell’Istruzione”

ADRIANO PROSPERI Il volto banale della xenofobia

[«la Repubblica», 1 luglio 2008]

Rilevare le impronte ai bambini degli zingari è una misura razzista. Le proteste del ministro che le propone e dei molti che silenziosamente o rumorosamente le approvano ci mettono davanti al volto autentico del razzismo.

Che non è quello mostruoso e abnorme che ci piace immaginare per nostra tranquillità: è quello pulito e rispettabile di tanti buoni padri di famiglia amanti della natura, dei cani e dei bambini, bene intenzionati nei confronti dell’umanità, decisi a isolare, rieducare o sopprimere le frange irregolari, sporche, malate, deformi. Una parola dal suono e dal significato benevolo riassume tutto questo: eugenetica. Basta visitare musei e centri di ricerca nelle capitali della scienza medica tedesca per trovarci davanti ai documenti lasciati negli anni dalla volontà di selezionare e migliorare la specie umana. Eppure, come da sempre accade quando si parla di zingari, ebrei e altre vittime predestinate del razzismo, chi propone o difende certe misure non vuole che lo si definisca razzista.

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