ALESSANDRO BARBERO Che è questo lusso di passare anni solo a studiare? No, no: alternanza scuola lavoro!

YouTube, 27 novembre 2017
[per la trascrizione: Roars, 30 gennaio 2018]

«Ovviamente, il problema era: chi andava a scuola? Per molto tempo a scuola ci andavano in pochi […] si dava però per scontato che andare a scuola, andare al liceo, intendo dire, fare le superiori, era però INDISPENSABILE per avere un ruolo poi dirigenziale nella vita. L’esercito italiano, durante la prima guerra mondiale, ha un disperato bisogno di ufficiali, tanto che alla fine manda a comandare i plotoni e le compagnie dei diciannovenni, ma su una cosa non transige: devono aver finito le scuole superiori. Alla fine, si accetta anche l’istituto tecnico, va bene, ma per fare l’ufficiale deve aver finito le scuole superiori. Continua a leggere “ALESSANDRO BARBERO Che è questo lusso di passare anni solo a studiare? No, no: alternanza scuola lavoro!”

ROSSELLA LATEMPA Destrutturare le sinapsi cerebrali, le emozioni e il giudizio su di sé dei docenti: ce lo chiede l’Europeanization dell’istruzione

Roars, 1 dicembre 2017

L’europeanization è quel processo che consiste nella costruzione, diffusione e istituzionalizzazione di regole formali e informali, procedure, paradigmi politici, stili, “modi di fare le cose”, di condividere beni e norme, definiti e consolidati nei processi politici europei e poi incorporati nelle logiche dei discorsi domestici (nazionali e subnazionali), nelle politiche strutturali e pubbliche.

Così C. Radaelli[1] definisce quel processo di progressivo orientamento e “adattamento” delle politiche nazionali da parte delle dinamiche politico-economiche dell’Unione Europea. Oggi si può parlare di un vero e proprio “spazio” europeo dell’educazione, costruito da diversi attori sociali: decisori politici, tecnici, lobbies, accademici, agenzie private, associazioni[2]. Continua a leggere “ROSSELLA LATEMPA Destrutturare le sinapsi cerebrali, le emozioni e il giudizio su di sé dei docenti: ce lo chiede l’Europeanization dell’istruzione”

ANNA ANGELUCCI Conoscenze e competenze. Considerazioni sull’insegnamento, a margine dell’abolizione del tema libero

Roars, 29 gennaio 2018

Ora, quello che voglio sono i Fatti. Insegnate a questi ragazzi e a queste ragazze Fatti e niente altro. Solo di fatti abbiamo bisogno nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo coi Fatti si può plasmare la mente degli animali che ragionano: il resto non servirà mai loro assolutamente nulla. Questo è il principio su cui ho allevato i miei figli, e questo è il principio su cui ho allevato questi fanciulli. Tenetevi ai Fatti, signore!
Charles Dickens, Tempi difficili, 1854

Io credo che la cultura sia il presentimento di quello che non si sa.
Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, 2000

Leggo sempre con interesse, anche se non disgiunto da certa apprensione, gli interventi di Andrea Gavosto sulle riforme della scuola pubblica italiana. Andrea Gavosto è un economista Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Conoscenze e competenze. Considerazioni sull’insegnamento, a margine dell’abolizione del tema libero”

DONATELLA COCCOLI «La legge 107 non va corretta, va abolita». La parola al pedagogista Massimo Baldacci

Left, 15 gennaio 2018

Massimo Baldacci è un pedagogista, insegna all’Università di Urbino e coordina il gruppo teorico della Società italiana di pedagogia. Tra i suoi ultimi libri Trattato di pedagogia generale(Carocci, 2012), Per un’idea di scuola (Franco Angeli, 2014) e Oltre la subalternità, praxis e educazione in Gramsci (Carocci, 2017).

Professor Baldacci ci dica il suo giudizio sulla Buona scuola. È da abolire? E perché?
La legge 107/2015 presenta un impianto gravemente riduttivo e unilaterale, le cui direzioni culturali si coglievano in modo trasparente nel Documento iniziale sulla Buona scuola. Non si mira alla formazione completa dell’essere umano come cittadino, produttore e persona autonoma intellettualmente e moralmente. La scuola è vista solo come una fabbrica di produttori equipaggiati di un adeguato capitale umano Continua a leggere “DONATELLA COCCOLI «La legge 107 non va corretta, va abolita». La parola al pedagogista Massimo Baldacci”

MARINA BOSCAINO Scuola, finalmente l’appello: sette temi per un’idea di futuro

Il Fatto Quotidiano, 13 gennaio 2018

Finalmente qualcuno l’ha fatto: comporre, passaggio dopo passaggio, argomentazione dopo argomentazione, i nuclei concettuali, i principi ai quali da più di 20 anni stanno plasmando – e uniformando – i sistemi scolastici europei. Del resto, lo sappiamo: ce lo chiede l’Europa!

Sette temi per un’idea di scuola: leggetelo e, se siete d’accordo, sottoscrivetelo.
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Lettera aperta degli estensori e primi firmatari dell’Appello per la Scuola Pubblica

Lettera aperta
Siamo gli estensori e i primi firmatari dell’Appello per la Scuola Pubblica diffuso nell’ultimo scorcio di anno: il documento, pur estraneo a qualunque appartenenza partitica, per l’oggetto stesso di cui tratta, chiama in causa la Politica, intesa come luogo di formazione delle decisioni sui destini della cosa pubblica.

In pochi giorni il documento, circolato per semplice “passa parola” e senza il supporto di nessuna organizzazione, è stato firmato da oltre 7000 persone: cittadini, studenti, maestri e professori di scuola, personale amministrativo, docenti universitari, professionisti, magistrati, intellettuali, non solo italiani. Continua a leggere “Lettera aperta degli estensori e primi firmatari dell’Appello per la Scuola Pubblica”

Appello per la scuola pubblica

Dalla Costituzione della Repubblica italiana:

Art. 3: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
Continua a leggere “Appello per la scuola pubblica”

ROBERTO CALOGIURI Quando la grammatica diventa politica. Ovvero del più migliore

Limonate, 27 dicembre 2017

Non si può pretendere che, seduto sullo scranno del ministro dell’istruzione, ci sia sempre una persona istruita, che so… un dotto linguista come Tullio De Mauro.

Non si può pretendere nemmeno che chi riveste questo incarico sia perfettamente istruito. Perché, evidentemente, i ministri non sempre si intonano con i ministeri che gli vengono assegnati.

Se così fosse, ogni ministero avrebbe uno specialista. Ma così non è. E nel caso specifico, purtroppo, la dissonanza si nota in maniera clamorosa. Continua a leggere “ROBERTO CALOGIURI Quando la grammatica diventa politica. Ovvero del più migliore”

ROBERTO CALOGIURI Alternanza scuola lavoro. La scomoda verità che non piace agli studenti

ilfriuliveneziagiulia, 22 novembre 2017

Trieste – A sentire le parole “alternanza scuola-lavoro” si è tentati di dire: finalmente! I giovani sapranno cosa vuol dire lavorare, stancarsi, guadagnarsi il pane col sudore della fronte etc. etc.

Nella fattispecie si tratta dell’obbligo di 400 ore (per gli istituti tecnici) e 200 ore (per i licei) esteso a circa 600.000 studenti da mandare a “scuola di lavoro” presso le imprese – pubbliche o private – che si rendano disponibili ad accoglierli nel mondo dei mestieri.

Oppure, da un altro punto di vista, saranno obbligati a svolgere mansioni anche degradate e degradanti, per nulla qualificanti ed estranee al percorso didattico formativo inerente alla scuola scelta e che, talvolta, li espongono ai pericoli delle molestie. Continua a leggere “ROBERTO CALOGIURI Alternanza scuola lavoro. La scomoda verità che non piace agli studenti”

MARTA FANA La funzione disciplinatrice del lavoro (gratuito)

[«Non è lavoro, è sfruttamento», Laterza, Roma 2017, p. 90]

Camerieri e baby-sitter, oppure commessi, come coloro che andranno a lavorare da Zara. Posizioni che verranno incrementate per il prossimo triennio, assicura il ministro in una dichiarazione che suona come una minaccia, un incubo. Contemporaneamente si rafforza la funzione disciplinatrice del lavoro come dovere a prescindere, anche quando la funzione produttiva di per sé non esiste. È l’esperienza vissuta dagli studenti che si incontrano ad esempio negli aeroporti, stanno lì a guardare la fila dei viaggiatori pronti per i controlli: hanno il compito di assistere ma nei fatti stanno in piedi senza poter far nulla. Un turno da sei ore trascorso a guardare la gente sfilare. Inutile indagare il contenuto formativo, così come risulta improbabile rintracciare l’utilità in termini di avvicinamento al mondo del lavoro, quando il contenuto del lavoro non esiste neppure.