LUCA MALGIOGLIO Il didattichese e i disastri della metodofilia, tra vuoto e conformismo

[La nostra scuola, 25 settembre 2020]

1) A proposito di nuove metodologie, didattica per ‘competenze’, ‘flipped classroom’, ‘cooperative learning’ ecc… Bisognerebbe cominciare a dire che la passione educativa e culturale, quando è autentica, spinge gli insegnanti a cercare il metodo più adatto per condividere e rielaborare insieme agli studenti conoscenze e contenuti significativi; quando questa passione manca non c’è nessuna metodologia che possa sostituirla.

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CORRADO BOLOGNA Il Classico, «eroe culturale» di Italo Calvino

[Doppiozero, 25 ottobre 2023]

Per Italo Calvino la letteratura è in primo luogo uno sguardo, un punto di vista da cui osservare, rappresentare ed essere al mondo. L’idea è esplicita già nel 1960, in una lettera all’editore francese François Wahl: «Quello cui io tendo, l’unica cosa che vorrei poter insegnare, è un nuovo modo di guardare, cioè di essere in mezzo al mondo. In fondo la letteratura non può insegnare altro» (la lettera è citata da M. Belpoliti in Un modo di guardare, Prefazione a I. Calvino, Guardare. Disegno, cinema, fotografia, arte, paesaggio, visioni e collezioni, da lui curato per Mondadori, 2023).

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Dio è risorto

[2012]

Un mio amico in quarta ginnasio mi aveva fatto una cassetta con delle canzoni di Guccini. Ora non mi ricordo se a un certo punto finiva il nastro oppure qualcuno aveva fatto un taglia-incolla ma il fatto è che di Dio è morto si sentivano solo le prime due strofe Ho visto la gente della mia età andare via e Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede. Un po’ di tempo dopo c’era una festa di un compagno di classe, un ciellino, però un po’ fricchettone. Questi qua cominciano a suonare e cantano Dio è morto Dio è morto ecc. e a un certo punto attaccano a dire In ciò che noi crediamo, Dio è risorto. Vado e li sfotto scemi vi siete riscritti la canzone siete proprio cattolici fanatici così. Ma no che la canzone dice dio è morto e poi dopo però è risorto Continua a leggere “Dio è risorto”

LUCIO MASTRONARDI La scuola palestra di vizio

Da La sigaretta, in «L’assicuratore»

Non è che ami molto il mio lavoro, però ci tengo, e tanto, alla stima. Voglio essere stimato sia dai superiori che dalle famiglie. Ho visto che tutti quelli che campano su di un magro stipendio, hanno l’ossessione della stima. I maestri, della stima, ne fanno un culto.
Avere la stima dalle famiglie non è difficile: basta dargli la media alta di voti sulla pagella. La stima è in proporzione ai voti che si danno. E avere la forza di ascoltare i genitori che raccontano i misfatti e le prodezze dei loro bambini, senza sbadigliargli davanti. Io sono stimatissimo.
Più difficile è ottenere la stima dai superiori. La mia direttrice in quanto a stima è avara. Io faccio del mio meglio per conquistarmela. Arrivo a scuola in anticipo. Scatto sull’attenti quando la incontro. Continua a leggere “LUCIO MASTRONARDI La scuola palestra di vizio”

Cancel culture

Con cancel culture (cultura della cancellazione, cancel cultura) si intende un fenomeno sociale in cui individui o gruppi sono criticati, emarginati o boicottati per comportamenti o affermazioni percepiti come offensivi o contestabili. Si può descrivere come uno sforzo collettivo per responsabilizzare le persone ritirando pubblicamente il sostegno, chiedendo conseguenze per le loro azioni o persino esigendo la loro rimozione da piattaforme pubbliche o da posizioni di potere o influenza.

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UGO FOSCOLO Alla Musa

Pur tu copia versavi alma di canto
su le mie labbra un tempo, Aonia Diva,
quando de’ miei fiorenti anni fuggiva
la stagion prima, e dietro erale intanto

questa, che meco per la via del pianto
scende di Lete ver la muta riva:
non udito or t’invoco; ohimè! soltanto
una favilla del tuo spirto è viva.

E tu fuggisti in compagnia dell’ore,
o Dea! tu pur mi lasci alle pensose
membranze, e del futuro al timor cieco.

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VALENTINA GIANFRANCESCO Rituali, simboli e accasamento a scuola

[La scuola e noi, 2 ottobre 2023]

Alzarsi in piedi

In una delle scene iniziali del film Class enemy di Rok Bicek, ambientato in una scuola superiore slovena, il supplente di tedesco che ha uno stile comunicativo antitetico a quello della collega di ruolo, molto empatica e quasi materna, chiede alla classe perché bisogna alzarsi in piedi quando entra l’insegnante. Nessuno lo sa con certezza. È un gesto ormai automatico e si presuppone che sia un segno di rispetto nei confronti del docente.  Il Prof. Zupan, così si chiama il supplente, spiega agli studenti che in realtà si tratta di un rituale. Sono i rituali, dice, a renderci differenti dagli animali e a ricordarci che siamo esseri umani.  Gli studenti ascoltano in un silenzio scettico e carico di risentimento perché sono ancora fedeli alla loro insegnante e non sono pronti ad accogliere la prima lezione di quello che avvertono come un intruso.

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VALENTINO BALDI Cuori strappati e teste mozzate: emozioni e oggetti parziali nella IV giornata del Decameron

Da L’interpretazione e noi, 2 ottobre 2019

La quarta giornata del Decameron si apre con una lunga introduzione in cui Boccaccio si difende dalle critiche ricevute dopo il primo diffondersi delle novelle. Lo scrittore descrive i diversi attacchi, fra cui risaltano tre obiezioni principali: la materia sentimentale che caratterizza la maggioranza dei testi lascia trapelare una attenzione sconveniente rivolta alle donne – «hanno detto che voi mi piacete troppo e che onesta cosa non è che io tanto diletto prenda di piacervi e di consolarvi […] -; l’atteggiamento di Boccaccio appare particolarmente indecoroso per motivi anagrafici – «alla mia età non sta bene l’andare omai dietro a queste cose, cioè a ragionar di donne o a compiacere loro» Continua a leggere “VALENTINO BALDI Cuori strappati e teste mozzate: emozioni e oggetti parziali nella IV giornata del Decameron”