VALERIO MAGRELLI Saldi

Da «Didascalie per la lettura di un giornale» (1999)

Quei pantaloni offerti
a diciannove e nove
in un azzurro elettrico,
quei calzettoni di tessuto sintetico
nei quali la corrente guizza via
come in un corpo ad alta conduzione:
l’impuro della casta
imperscrutabilmente regna
su questi sudari di terital,
messi in liquidazione
fino a sabato prossimo.

Non sono razzista ma

Gli alunni stranieri (l’espressione è del ministro), se vogliono integrarsi, devono imparare l’italiano. O forse vorrebbero. Dice Valditara: «non sono razzista io ma chi vuole integrarli senza fare nulla». Suonava meglio: chi vorrebbe integrarli senza poter fare nulla, perché, anche se fa finta di non saperlo, per l’integrazione linguistica non c’è un soldo, e tutti gli aggeggi che riempiono le aule grazie al pnrr servono a poco o nulla per la didattica, e ancora meno di poco o nulla per l’integrazione dei nuovi arrivi. Ora, siccome l’interazione in classe senza un soldo è destinata al fallimento, in aggiunta al vituperio per chi la sostiene, si propongono, su suggerimento del generale, le classi di potenziamento, «poiché è proprio la diversità (anche tra i livelli di conoscenze e di apprendimento) a rendere efficace l’apprendimento».

FEDERICO CALÒ CARDUCCI La scuola che vogliamo

«Quaderni della decrescita», settembre-dicembre 2023

Sul finire dello scorso anno scolastico si è verificato un evento inatteso, una scintilla, che auspichiamo possa risvegliare un dibattito e un confronto sul ruolo e sulla missione della scuola pubblica: il Consiglio di Istituto del Liceo Pilo Albertelli di Roma non ha approvato i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Next Generation Labs e Next Generation Classrooms) previsti all’interno del Piano Scuola 4.0 del Ministero, rifiutando di fatto 273 mila euro.

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LANFRANCO CARETTI La suspense tassiana

[Da «Ariosto e Tasso»]

Il bifrontismo spirituale del Tasso trova solo nella Liberata la sua vera forma congeniale, la sua più compiuta sanzione artistica. Gli ameni inganni e le alte disposizioni vivono infatti, nel poema, in una luce comune di vibrante trepidazione. Tanto sui personaggi che sui luoghi, innestati di scorcio e con funzione partecipante, si stende l’ombra d’una minaccia, di una segreta insidia. È la tipica suspense tassiana. Non quella romanzesca, estrosa e inventiva, dell’Ariosto, quel sublime espediente narrativo calcolato come un congegno perfetto Continua a leggere “LANFRANCO CARETTI La suspense tassiana”

Più in basso di così c’è solo da scavare

Dalla seconda metà degli anni novanta a oggi nella scuola è passata una lunga riforma che ha seguito varie fasi e si può articolare in quattro tipi di interventi: quelli che hanno reciso, quelli che hanno inciso, quelli che hanno fatto la zavorra, e infine, ma non per ultimi, gli interventi che sono serviti a riempire le pagine dei giornali.

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Sehnsucht

Domina nella sensibilità romantica l’amore dell’irresolutezza e delle ambivalenze, l’inquietudine e l’irrequietezza che si compiacciono di sé e si esauriscono in sé. La più caratteristica parola del romanticismo tedesco, Sehnsucht, non è lo Heimweh, nostalgia («male», cioè desiderio, «del ritorno» ad una felicita già posseduta o almeno nota e determinabile); è invece un desiderio che non può mai raggiungere la propria meta, perché non la conosce e non vuole o non può conoscerla: è il «male» (Sucht) «del desiderio» (Sehnen). Ma Sehnen stesso significa assai spesso un desiderio irrealizzabile perché indefinibile, un desiderare tutto e nulla ad un tempo […].

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