Soluzionismo

II soluzionismo immagina che tutti i problemi, siano essi personali, sociali o politici, possono essere risolti attraverso la tecnologia. Entusiasti dei progressi dell’informatica, della connettività e dei guadagni che consentiva, gli inventori della tecnologia sostenevano l’idea che i loro prodotti fossero lo strumento definitivo per risolvere qualsiasi malessere sociale. Il pensiero soluzionista ci ha dato città intelligenti senza attriti, in cui i sensori monitorano tutto, dal traffico alla gestione dei rifiuti. Ha portato allo sviluppo di dispositivi indossabili che rilevano la nostra salute e social media che pretendono di migliorare i nostri rapporti personali. Ma ha anche ridotto a dati le complesse esperienze umane, ignorando i contesti in cui sorgono i problemi.

Evgeny Morozov, Il futuro che potevamo avere, in «Internazionale», 1579, 6 settembre 2024

UGO FOSCOLO A se stesso

Che stai? già il secol l’orma ultima lascia;
dove del tempo son le leggi rotte
precipita, portando entro la notte
quattro tuoi lustri, e obblio freddo li fascia.

Che se vita è l’error, l’ira, e l’ambascia,
troppo hai del viver tuo l’ore prodotte;
or meglio vivi, e con fatiche dotte
a chi diratti antico esempi lascia.

Figlio infelice, e disperato amante,
e senza patria, a tutti aspro e a te stesso,
giovine d’anni e rugoso in sembiante,

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Marylin

Noi sappiamo tutto del passato sordido di Marylin: le origini umili, la casa e la madre adottiva coi suoi problemi mentali, l’apprendistato come stellina di infima serie, con un piede dentro e uno fuori dall’area della prostituzione, e poi il successo spettacolare, quando il mondo fu catturato dal suo fascino impetuoso, e allora l’amore dei campioni dello sport, degli intellettuali e, a coronamento di tutto questo, del presidente degli Stati Uniti. Ma lei si è uccisa, sbattendo la porta in faccia al mondo.

J.G. Ballard, La fiera delle atrocità

E allora Bukowski?

A questo porta il trionfo della logica binaria, a replicare sequenze preconfezionate: 0 1 0 0 1 1 1 0 1. Tony F. canta canzoni sessiste. E allora Bukowski? Nella logica binaria Tony F. e Bukowski possono stare nello stesso sottoinsieme. Magari insieme a Giovenale, al marchese De Sade e quant’altri. Forse anche Julio Cortázar, che ha scritto: «Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca. Se sei donna, certamente metteresti la virgola dopo la parola “donna”; se sei uomo, la metteresti dopo la parola “ha”». Uomo, donna, quattro zampe. Allarme.

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CHIARO DAVANZATI Il parpaglion, che fere a la lumera

Il parpaglion, che fere a la lumera
per lo splendor che sì bello gli pare,
s’avventa ad essa per la grande spera
tanto che si conduce a divampare,

così facci’io, mirando la vostra cera,
madonna, e ‘l vostro dolce ragionare,
che dilettando struggo come cera
e non posso la voglia rinfrenare.

Così son divenuto parpaglione,
che more al foco per sua claritate
e per natura ha ‘n sè quella cagione,

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FRANCESCO GUCCINI Argentina

Da «Guccini» (1983)

Il treno, ah, un treno è sempre così banale
se non è un treno della prateria
O non è un tuo «Orient Express» speciale, locomotiva
di fantasia
L’aereo, ah, l’aereo è invece alluminio lucente,
l’aereo è davvero saltare il fosso
L’aereo è sempre «The Spirit of Saint Louis»,
«Barone Rosso»
E allora ti prende quella voglia di volare
che ti fa gridare in un giorno sfinito
Di quando vedi un jumbo decollare
e sembra che s’innalzi all’infinito

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Abominevoli

Rimango fedele al principio di Chomsky: «Le vittorie nel campo della libertà di parola si ottengono spesso difendendo le opinioni più abiette e abominevoli». Nel panegirico contro la censura dei colleghi cantautori di Tony F. manca questo passaggio, che è invece decisivo: abominevoli. O anche sconsolatamente inconsistenti. E inoltre: Chomsky non consiglierebbe di dare il palco del Circo Massimo a un tizio che esprime dei contenuti abominevoli in nome della difesa della libertà. E infine: Tony F. è una cosa e Celine un’altra per dire

ROSSELLA LATEMPA Coreografi, dati e intelligenza artificiale a scuola

[Le parole e le cose, 13 maggio 2024]

Immaginiamo un’aula dove alcuni studenti stanno lavorando alla progettazione delle piramidi con difficili calcoli che vengono dati in pasto a un’intelligenza artificiale per generare il progetto perfetto, altri dialogano con Dante al fine di farsi spiegare cosa c’è dietro agli aneddoti che vengono raccontanti nell’Inferno mentre un altro gruppo scrive un racconto collaborando con una chat intelligente.  Sono scenari di utilizzo di strumenti di Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) che molti oggi stanno iniziando a immaginare, e, alcuni, a sperimentare.

Le parole, tratte da un’intervista al sole 24 ore sul futuro dell’istruzione, sono di Cristina Pozzi, oggi Ceo & Co-Founder Edulia dal Sapere Treccani Continua a leggere “ROSSELLA LATEMPA Coreografi, dati e intelligenza artificiale a scuola”

LINDA CAVADINI A cosa serve la letteratura? Note a margine dell’Addio ai monti

[La scuola e noi, 18 marzo 2024]

A che serve la letteratura? Perché io mi ostino a credere che sia sempre più necessaria? Più passa il tempo più mi trovo a non avere una risposta netta e univoca: so quello che vale per me, ma non trovo una spiegazione assoluta e il tutto si complica se penso al suo senso in classe oggi, in un mondo così liquido o orizzontale. Un tempo credevo che proprio la sua inutilità fosse segno di quanto ci fosse necessaria, ma mi rendo conto che è retorica anche questa e certo non una risposta; non mi convince appieno nemmeno chiamare in causa bellezza e piacere perché spesso le due cose arrivano dopo molto tempo e sono frutto di mediazione.  Continua a leggere “LINDA CAVADINI A cosa serve la letteratura? Note a margine dell’Addio ai monti”