ANTONIO VIGILANTE La scuola della tradizione (su “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola)

Paola Mastrocola ha raccolto diligentemente le chiacchiere da sala docenti e le ha esposte con stile brillante (trapuntato di punti sospensivi, come si conviene ad una scrittrice): così ha costruito per tre quarti un libro che si intitola “La scuola raccontata al mio cane” (Guanda, Modena 2004, pp. 194). Un libro che è ormai la Bibbia del docente italiano, il Manifesto degli scontenti, il Rapporto impietoso sullo sfascio della scuola riformata. Sfascio che sarebbe cominciato con l’introduzione del recupero. Prima, con l’esame di riparazione a settembre, c’era la scuola; dopo, una bolgia. Prima l’alunno studiava, si preoccupava, si responsabilizzava: riparava. Oggi l’alunno viene recuperato, quasi contro la sua volontà. E si porta dietro lacune che non colmerà mai. Nelle parole dell’autrice, è una catastrofe morale e civile, per così dire: “Al grido di ‘io ti recupero’ abbiamo incrinato, nei nostri giovani, il senso della responsabilità individuale, il dovere di rispondere delle proprie azioni, la certezza di pagare, in qualche modo, un prezzo” (p. 20). Addirittura. Nell’ormai lontano ’86 fui rimandato a settembre, tra l’altro, in francese. Non aprii il libro per tutta l’estate. Continua a leggere “ANTONIO VIGILANTE La scuola della tradizione (su “La scuola raccontata al mio cane” di Paola Mastrocola)”

BERTOLT BRECHT L’interrogatorio dell’uomo buono

Avanza: sentiamo dire
che sei un uomo buono.
Non sei venale, ma il fulmine
che si abbatte sulla casa non è
neanch’esso venale.
Quel che hai detto una volta, lo mantieni.
Che cosa hai detto?
Sei sincero, dici la tua opinione.
Quale opinione?
Sei coraggioso. Continua a leggere “BERTOLT BRECHT L’interrogatorio dell’uomo buono”

MARIO LODI Le nostre leggi

Da «Il paese sbagliato. Diario di un’esperienza didattica» (1970)

  1. “Quando si vuole parlare si alza la mano
  2. Non si interrompe chi parla
  3. A scuola non si sta senza far niente
  4. Quando il maestro è fuori o c’è una persona in aula che parla con lui, si lavora da soli in silenzio
  5. Quando entra una persona si saluta
  6. Dobbiamo rispettare gli animali e non farli morire
  7. Non si sporcano le schede, i quaderni e i libri: dobbiamo rispettare le nostre cose e quelle degli altri
  8. Dire sempre la verità
  9. Finito il lavoro si mette ogni cosa al suo posto
  10. Quando si prende un impegno bisogna mantenerlo”. (Tutti)

Metafora

La parola metafora è una metafora, giacché in greco vuole dire «spostamento». Di norma, la metafora consta di due termini. Per un momento, l’uno diventa l’altro.
Jorge Luis Borges, Nove saggi danteschi

Se l’ingegno consiste […] nel ligare insieme le remote e separate nozioni degli propositi obietti, questo apunto è l’officio della metafora, e non di alcun’altra figura: perciò che, traendo la mente, non men che la parola, da un genere all’altro, esprime un concetto per mezzo di un altro molto diverso, trovando in cose dissimiglianti la simiglianza.
Emanuele Tesauro

«Sai cos’è una metafora?».
«Una figura retorica che implica trasferimento di significato» rispose Gabriele «visto che lo so?».
«Bravo! Sette e mezzo! E se ti dico che sei un coglione?».
«Anche questa è una metafora?».
«No, è un complimento».
Antonio Manzini, Fate il vostro gioco

La parola metafora significa trasportare qualcosa da un posto ali’altro, e deriva dai termini greci metá (che significa da un luogo all’altro) e férein (che significa trasportare) e si usa quando si vuole descrivere qualcosa con una parola che in realtà indica qualcos’altro. Questo significa che la parola metafora è una metafora.
Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, pp. 21-2

Scuole nella rete (e tanti saluti alla titolarità del posto)

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato una nota agli Usr per invitarli a dare avvio entro il 30 giugno alla costituzione delle scuole in rete. Sono andato a leggere la nota. Invita direttori, sovrintendenti e capi di gabinetto a ottemperare ai commi 70, 71 e 72 della 107, che sarà bene rispolverare, con alcune sottolineature (vedi sotto). Fin qui tutto bene, è la legge, siamo scesi tutti in piazza contro le ipotesi di superpoteri dei dirigenti e chiamata diretta, stiamo raccogliendo le firme da tre mesi per abrogare queste norme.
La nota contiene due allegati. Il primo detta istruzioni tecniche su come costituire le cosiddette reti di ambito. Tali istruzioni non sono affatto neutre, come si legge chiaramente nel secondo allegato, sulla costituzione della rete di scopo. L’analisi (istruttoria), le indicazioni sulle risorse da investire (quali docenti mi servono, in primis) e il monitoraggio sono infatti gestiti in modo verticistico da conferenze di dirigenti senza alcun controllo da parte degli organi collegiali, tranne per una clausola alla fine dell’art. 4 dove si parla di materie rientranti tra le competenze degli organi collegiali. Materie, non risorse umane, che rimangono sospese nella rete.

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VINCENZO PASCUZZI Merito! Merito! Alalà!

«Non rubateci il futuro», 5 novembre 2009

Negli ambienti scolastici ricorre, da un po’ di tempo, il termine “merito”. Insistente, frequente, sottolineato. Sembra quasi sentire l’eco del grido …. Merito! Merito! Alalà! quale attuale parafrasi del dannunziano, e poi fascista, Eja, Eja, Alalà.

Come il termine “comunista” (ma questo è solo un esempio per capire un espediente dialettico) risuona quale sicura, rapida e sbrigativa scorciatoia per (tentare di) addossare il torto ad altri, anche la parolina “merito” risuona quale sicura e rapida scorciatoia per (tentare di) avere per sé il consenso, per appropriarsi della ragione, per giustificare qualsiasi proprio annuncio, provvedimento, iniziativa, cantonata, rinvio, omissione e anche per affermare implicitamente di possederlo, il merito, e di saperlo quindi valutare negli altri. Continua a leggere “VINCENZO PASCUZZI Merito! Merito! Alalà!”

RICCARDO CASSINI De inutilitate nascondimenti barattolorum nutella ab illusis mammibus

Da Nutella nutellæ. Racconti poliglotti

Nutella omnia divisa est in partes tres: Unum: Nutella in vaschetta plasticae. Duum: Nutella in vitreis bicchieribus custodita. Treum: Nutella sita in magno barattolo (magno barattolo sì, sed melium est si magno Nutella IN barattolo). Nutella placet omnibus pueris atque puellis sed, si troppa Nutella fagocitare, cicciones divenire, cutaneis eructionibus sottostare et brufolos peticellosque supra facie tua stratos formare atque, ipso facto, diarream cacarellamque subitaneam venire. Propterea quod familiares, et mamma in particulare, semper Nutella celat in impensabilis locis ut eviteant fìliis sbafare, come soliti sunt. Sed domanda spontanea nascet: si mamma contraria est filiales sbafationes, perché Nutella comprat et postea celat? Intelligentiore fuisse non comprare manco per nihil …sed forse mammae etiam Nutella sbafant: celatio altrum non est vendetta trasversalis materna propterea quod ea stessa victima fuit, sua volta, matris suae. “Sic heri tua mamma Nutella celavit, sic hodie celis fìliis tuis”. Continua a leggere “RICCARDO CASSINI De inutilitate nascondimenti barattolorum nutella ab illusis mammibus”

ALDO NOVE L’amore ci dividerà di nuovo

[da «Amore mio infinito», Einaudi, Torino 2000, pp. 85-8]

Alle otto meno dieci si abbassava il ponte del liceo ginnasio e si muovevano gli eserciti accampati nel piazzale dentro i corridoi entravano gli opposti schieramenti sotto l’occhio vigile del bidello pugliese tra le grida wild boys, wild boys!
Io sono arrivato il primo giorno fuori dalla scuola superiore c’era questo spettacolo ho visto ciellini paninari fascisti comunisti dark, tutti assieme ricompattati dal suono della campana dal rumore dei registri blu chiaro alle otto e dieci del mattino nelle classi chiuse a metà degli anni Ottanta per imparare l’aoristo l’ottativo mi sentivo un’isola che sfiorava le altre, e c’erano tutti contro tutti.
C’erano i ciellini in maglioncino slavato a collo alto.
Nell’intervallo si ritrovavano per pregare con il rosario in mano correvano dappertutto con i giubbotti gialli da oratorio ti fermavano sulle scale per dirti che anche tu avevi un posto tra loro continuavano a dirtelo.

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Televisione (cattiva maestra)

La legge morale dentro di me,
l’antenna parabolica sopra di me.
Valerio Magrelli, Piccolo schermo, in «Didascalie per la lettura di un giornale»

Accendi la televisione
e si spegne la rivoluzione.
Basta una canzone qualche partita di pallone
e il popolo ritorna minchione.
Dario Fo, Grande pantomima Continua a leggere “Televisione (cattiva maestra)”