GIULIETTA STIRATI Le parole sono importanti

La vicenda dell’insegnante sospesa per quindici giorni dal servizio – con dimezzamento dello stipendio – a seguito di un’accusa di «mancata vigilanza», è nota a tutti (qui potete vedere una delle interviste che ha rilasciato), e non può non lasciare sconcertati. Per le modalità, per lo stridente contrasto tra le motivazioni della sospensione e l’insieme dell’atteggiamento della docente -le sue parole, il tono della voce, il suo modo di porsi.

Le motivazioni dell’Ufficio scolastico provinciale, che ha ordinato anche un’ispezione nell’Istituto -condotta dalla Digos -, possono riassumersi in questo enunciato: «sono venuti meno i doveri di controllo della funzione di docente».

Non è questo il luogo per entrare in un discorso che richiede ben altro spazio: mi limiterò a enunciare un testo in  cui tutti dovremmo poterci riconoscere: la Costituzione Continua a leggere “GIULIETTA STIRATI Le parole sono importanti”

Odio

L’odio è un liquore prezioso, un veleno più caro di quello dei Borgia; perché è fatto con il nostro sangue, la nostra salute, il nostro sonno e due terzi del nostro amore. Bisogna esserne avari.
Charles Baudelaire

È uno de’ vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed essere odiati, senza conoscersi.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi

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ROMANO LUPERINI Nessuno sottovaluti quanto è successo

I fatti di Palermo costituiscono una minaccia alla libertà dei cittadini e un attentato gravissimo ai diritti sanciti dalla Costituzione: la libertà di opinione e la libertà di insegnamento. Una insegnante è stata esclusa per quindici giorni dall’insegnamento e da parte dello stipendio (ridotto alla metà) per non aver vigilato su un video dei suoi alunni che accosta il decreto salviniano sulla sicurezza alle leggi razziali del 1938 (cosa peraltro pensata da almeno un terzo degli italiani).

Il fatto è di una gravità inaudita. Chi riteneva i gesti di intolleranza del nostro ministro degli interni delle innocue pagliacciate deve ripensarci. Questo atto di forza vuole intimidire non solo una categoria (gli insegnanti) ma tutti i cittadini. E che si sia partiti dai docenti non è casuale: sono loro che devono insegnare il rispetto dei diritti, la democrazia, la tolleranza, i principi della Costituzione antifascista. Continua a leggere “ROMANO LUPERINI Nessuno sottovaluti quanto è successo”

Salviamo sto paese (3)

Nella prima scena c’è Bussetti, in un programma di Rai Tre,  sorridente, seduto di fronte a Gramellini, che gli fa domande imbarazzanti, a cui risponde senza cambiare mai espressione. Dice due volte che la scuola deve formare la coscienza critica, che gli insegnanti sono tutti, la maggior parte, molto preparati (soprattutto in rapporto allo stipendio), conferma che tutta questa storia di Rosa Maria Dell’Aria è nata da una segnalazione. Non conferma che la segnalazione era un tuit di un certo personaggio di estrema destra (in tv, a quest’ora, che ci abbiamo noi a che fare con l’estrema destra?). Parte un video di alcuni secondi in cui Rosa Maria afferma che ha sempre lavorato per far crescere il libero pensiero. Gramellini incalza il ministro: annullate il provvedimento? Continua a leggere “Salviamo sto paese (3)”

Lasciamoli sparare

«Internazionale», 1307, 17 maggio 2019

Poco più di due anni dopo la strage in un liceo di Parkland, in cui sono morte 17 persone, il 9 maggio il governatore della Florida ha ratificato una legge, voluta dai parlamentari repubblicani, che consente agli insegnanti di portare armi nelle scuole. In precedenza solo alcuni membri del personale scolastico potevano girare armati. «Il provvedimento prevede che gli insegnanti che vogliono armarsi debbano seguire un corso di sicurezza sulle armi, che l’adesione al programma sia su base volontaria e che i distretti scolastici debbano essere d’accordo», scrive il Miami Herald. Al momento di approvare la legge, il governatore Ron DeSantis ha detto che la legge rende «tutti più sicuri». Continua a leggere “Lasciamoli sparare”

Lavoro

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 23

Adèlia, parlavamo di traduzioni, che lei faceva la traduttrice anche lei, poveretta. Ma lei le piaceva tradurre. E mi diceva Cosa ti lamenti, che lavori sei, sette giorni al mese? E poi, mi diceva, Voltaire sosteneva che il lavoro nobilita l’uomo. Spinoza, le rispondevo, diceva che Voltaire non capiva un cazzo. Guarda, diceva Adèlia, che Spinoza Voltaire non lo conosceva, che quando è morto Spinoza Voltaire doveva ancora nascere, diceva Adèlia. Ah sì, le dicevo.
Paolo Nori, Spinoza

Non ho lavoro
quindi non ho paura
di perdere il lavoro
mi alzo col botto alle otto
ed esco col bassotto dell’inquilino sotto
rientro che già piove, mi pagano alle nove
discuto gli arretrati che son rimasti indietro
ma dovunque siano andati per andare sono andati.
Pino Marino, Non ho lavoro

Chi mai si è realizzato nel lavoro?
Eleonora Duse, Virginia Woolf.
No, io per lavoro intendo fare qualcosa di cui non ti frega niente.
Ma per me neanche gli uomini, guarda.
Ti insegnano che lavorando ti passano le paranoie, grazie tante, ti bevi il cervello, e ti passa tutto.
Io non lavoro, aggiunge la Monica, però vado a passeggiare nei parchi, vado al cinema, a teatro, leggo, sparo stronzate con le amiche, scopo… e francamente mai sentita così bene!
Da Rossana Campo, Mai sentita così bene

LUISA MIRONE Volevo fare l’insegnante

[La letteratura e noi, 12 maggio 2019]

Aurea mediocritas

Chiedo l’aiuto di Walter Siti, per parlare un poco di me.

Mi chiamo Luisa Mirone, come tutti gli insegnanti. Campionessa di mediocrità. Le mie reazioni sono standard, la mia diversità è di massa. Come ogni insegnante, indosso già la maglietta con su scritto Original mentre scrivo questo pezzo dedicato al mio mestiere, e sorrido della contraddizione, perché so che attingerò al più vieto repertorio dell’insegnante-medio; e non me ne vergogno. Non voglio essere originale, voglio essere come tutti, come tutti gli insegnanti che volevano fare questo mestiere.

Io – in verità – non lo volevo fare; e anche questo come molti, se non come tutti. Ma poi mi ci sono trovata e adesso non saprei pensarmi diversamente. Quello che so, quello che studio, quello che mi piace, che mi capita o che mi impongo di leggere, di ascoltare, di vedere, mi pare che acquisti un senso reale, pieno, compiuto (latinamente perfectum) solo quando entro in aula e ne parlo ai miei allievi, e i miei allievi mi rispondono, e poi mi chiedono. Continua a leggere “LUISA MIRONE Volevo fare l’insegnante”

LUIGI MALERBA Il passato remoto

[Da «Storiette Tascabili»]

Cesarino aveva una gran paura del passato remoto. Quando sentiva qualcuno che diceva «andai» oppure «caddi» o anche semplicamente «dissi», si tappava le orecchie e chiudeva gli occhi. Il passato remoto secondo lui poteva andare bene sì e no quando si parlava di Nabucodonosor, di Alessandro Magno o di Federico Barbarossa, ma se lo sentiva in bocca ai suoi compagni li vedeva già morti e imbalsamati. Per piacere non dire «arrivai», li pregava a metà del discorso, ma nessuno gli dava retta. Il passato remoto creava fra lui e i suoi amici, fra lui e il mondo, delle lontananze che lo spaventavano come il buio della notte o la pioggia nella giungla. È vero che i genitori di Cesarino non lo lasciavano andare in giro di notte da solo e non si era mai avventurato nella giungla sotto la pioggia, ma la sua immaginazione gli richiamava alla mente queste paurose analogie. Continua a leggere “LUIGI MALERBA Il passato remoto”

Atto unico

Pizzicarolo della Coop: quanti ne bocci quest’anno?
Prof Pesce: 8-10.
Pizzicarolo: lo sai che se ne bocci 8-10 il 60 per cento è colpa tua?
Signora in fila: i miei insegnanti erano bravi ma a me non m’annava de studia’.
Pizzicarolo: io annavo male in matematica perché il prof me stava sui cojoni….
Pizzicarolo 2: a me il prof di matematica in 5 anni non mi ha mai visto. Quando mi madre annava a parlà je diceva: Maurizio chi, noo conosco

GIANNI RODARI Grembiule sì o no

[«Corriere dei piccoli», 1968]

Ho seguito, su un grande giornale, una piccola polemica. Questa parola deriva dal greco «polemos» che voleva dire «combattimento». Ma per fortuna le polemiche giornalistiche si fanno senza bombe atomiche. con la penna o con la macchina per scrivere.

Dunque. un noto professore di pedagogia (che sarebbe la scienza dell’educazione) si diceva contrario all’obbligo, per gli scolari, dl Indossare il grembiulino col collettino. col fiocchettino; la tradizionale uniforme dentro la quale i bambini dovrebbero sentirsi tutti uguali di fronte al maestro. ma che contrasta con la personalità, lo spirito d’indipendenza, la libertà del bambini. Due madri di famiglia gli rispondevano sottolineando i vantaggi del grembiulino: economia, praticità, igiene, impossibilità (per le bambine specialmente) di fare sfoggio di vanità. Continua a leggere “GIANNI RODARI Grembiule sì o no”