ENRICO GALIANO insegnare è una cosa che non si può fare a distanza

[Il Libraio, 5 marzo 2020]

Il vocabolario della lingua italiana non è certo parco di sostantivi per definire quello che sta succedendo a scuola in questi giorni: baraonda, caos, bolgia, pandemonio, scompiglio, confusione, ognuno scelga quello che preferisce, anche se forse la migliore di tutte resta: un grande, grande, casino.

Telefonate preoccupate in presidenza da parte di genitori in ansia perché vedono i propri figli ciondolare per casa indolenti e sfaccendati e, alla domanda “Ma non c’hai dei compiti da fare tu?” si sentono rispondere dai propri pargoli con un ghigno soddisfatto: “No, sul registro elettronico non c’è niente!”

Telefoni di insegnanti che sfiorano la temperatura di fusione a forza di tutte le vibrazioni provenienti dai nuovi gruppi whatsapp creati all’impronta con gli studenti, perché il registro si impalla sempre e comunque è un inferno per le comunicazioni veloci e alla fine sempre da Zuckerberg tocca tornare.
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PHILIP BETHGE E se fosse il nucleare la soluzione alla crisi climatica?

[«Der Spiegel», tradotto da «Internazionale», 23 gennaio 2020]

Una nuova generazione di centrali atomiche, meno pericolose e costose di quelle attuali, potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di gas serra. Ma quali rischi siamo disposti ad accettare?

II nocciolo del reattore sarà riempito quasi interamente da scorie radioattive, che è un ottimo modo per smaltirle. Il reattore, inoltre, dovrebbe essere in grado di funzionare per sessant’anni senza alcun rifornimento. Le barre di combustibile usate, provenienti dagli impianti nucleari degli Stati Uniti, potrebbero bastare a coprire l’intero fabbisogno energetico mondiale per secoli. Continua a leggere “PHILIP BETHGE E se fosse il nucleare la soluzione alla crisi climatica?”

Migranti (e nomadi)

Le migrazioni creano conflitto, non perché ci invadono, ma perché sovvertono l’ordine dei privilegi, delle razze, del genere e della classe che si regge sui confini. La radicalità  che accompagna la libertà di movimento non la rende un’utopia, al contrario chiama in causa quell’immaginazione che sempre segna le svolte del diritto nella storia.
Enrica Rigo, L’imbroglio dei confini chiusi e l’utopia necessaria della libertà di movimento, in «MicroMega», 3, 2024 Continua a leggere “Migranti (e nomadi)”

Does anybody know what we are living for?

Si direbbe che esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti d’eccezione, l’invenzione di un’epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite.
Giorgio Agamben, il manifesto, 25 febbraio 2020

L’emergenza apre una opportunità per il progresso della didattica digitale. La ministra Azzolina è in prima fila: «Emergenza sia spinta per rilanciare l’innovazione didattica». Il Miur ha subito messo a disposizione una pagina di supporto. Fioriscono nomi di piattaforme su cui trasmettere lezioni on line e somministrare verifiche da correggere rigorosamente on line, webinar a piene mani da parte di aziende private anche improvvisate, la possibilità di realizzare gemellaggi con istituti scolastici che hanno esperienze avanzate di didattica digitale. E i voti vanno direttamente a finire sul registro elettronico, esulta un maestro. Manca il contatto fisico, ma, come ci spiega Giovanni Bonfanti, vicepresidente Aie, le «classi virtuali consentono al docente di dialogare con gli studenti in modo telematico». Continua a leggere “Does anybody know what we are living for?”

MAURO PRESINI Dieci consigli per evitare l’infezione da virus dell’ignoranza

[Like @ Rolling Stone, 26 febbraio 2020]

Siamo un Paese con un tasso di dispersione scolastica molto serio, con un livello di abbandono scolastico preoccupante, con un grado di analfabetismo funzionale allarmante, in cui ci sono meno diplomati e meno laureati rispetto all’Unione Europea… eppure in molti credono di saper fare gli insegnanti ed ora anche di saper fare i virologi.
Siamo un Paese che non si preoccupa seriamente del pericoloso virus dell’ignoranza… infatti svuotiamo i supermercati come se ci fosse la carestia, accumuliamo bottiglie d’acqua come se ci fosse la siccità, cerchiamo un benzinaio che possa farci il pieno di amuchina, indossiamo mascherine solo fra una sigaretta ed un’altra, ci laviamo le mani ma ci teniamo la coscienza sporca. Continua a leggere “MAURO PRESINI Dieci consigli per evitare l’infezione da virus dell’ignoranza”

ANTONIO GRAMSCI Perché studiare il latino e il greco?

[Quaderni dal Carcere, 4, XIII, 55]

Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po’ meccanicamente: ma c’è molta esagerazione nell’accusa di meccanicità e aridità. Si ha che fare con dei ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti. Uno studioso di trenta-quarant’anni sarebbe capace di stare a tavolino sedici ore filate, se da bambino non avesse «coattivamente», per «coercizione meccanica» assunto le abitudini psicofisiche conformi? Se si vogliono allevare anche degli studiosi, occorre incominciare da lì e occorre premere su tutti per avere quelle migliaia, o centinaia, o anche solo dozzine di studiosi di gran nerbo, di cui ogni civiltà ha bisogno.
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CARLO FORMENTI Meritocrazia e disuguaglianza (su «Contro l’ideologia del merito» di Mauro Boarelli)

[MicroMega, 7 febbraio 2020]

Le opere che mettono in luce la stretta relazione fra ideologia meritocratica e aumento delle disuguaglianze sociali sono ormai molte e significative, vedi il recente, monumentale lavoro di Thomas Piketty, Capital e idéologie.

Particolarmente stimolante, ancorché meno pletorico, mi è parso un pamphlet di Mauro Boarelli dal titolo Contro l’ideologia del merito (Ed. Laterza). Boarelli affronta il tema da un punto di vista gramsciano, nel senso che prende le mosse dalla costruzione egemonica di un senso comune fondato su un set di parole che svolgono a priori il ruolo di marcatori di valori positivi, senza che nessuno ne interroghi più il senso.

Si tratta di parole feticcio come trasparenza. Chi oserebbe mettere in dubbio che l’invito a fare delle istituzioni una “casa di vetro” sia di per sé cosa buona e giusta? Continua a leggere “CARLO FORMENTI Meritocrazia e disuguaglianza (su «Contro l’ideologia del merito» di Mauro Boarelli)”