Dubbio inessenziale che mi frulla di domenica mattina: una petizione su Change è mai andata a buon fine? Non nel senso che ha raggiunto lo scopo, ma: è stata recapitata?
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CAPAREZZA La scelta
Da grande suonerò la Pastorale
Ora sul piano resto curvo come un pastorale
Mio padre è d’umore un po’ grigio, mi vuole prodigio
Ma sono solo un bambino e c’è rimasto male
Padre lascia stare l’alcool, ti rovini
Sei severo quando faccio tirocini
Io sono romantico ma pure tu
Mi vedi solo come un mazzo di fiorini
Sono Ludo, vico, culto, mito
Donne mi scansano come avessi avuto il tifo
Troppi affanni, a trent’anni ho perduto udito
Tu mi parli e mi pari un fottuto mimo
Se la mettiamo su questo piano la mia vita ha senso
se la mettiamo su questo piano
Quindi prendo lo sgabellino e lascio la corda
Canto l’«Inno alla gioia»
Perché vedo l’abisso ma su questo, plano
Stakeholder
Portatore di un interesse puramente economico e materiale, circoscritto nel perimetro di una res privata, di uno spazio individuale o settoriale, destinato al perseguimento di particolari interessi materiali, propri o altrui.
Anna Angelucci, Le mani sulla scuola
Un po’ di tempo fa, per esempio, mi hanno invitato a Parma a un incontro dove c’erano una decina di persone che dovevano scegliere delle parole che non sopportavano, e c’era anche i lsegretario del comune di Parma per il quale una di queste parole era stakeholders. Continua a leggere “Stakeholder”
EUGENIO MONTALE Non chiederci la parola
Da «Ossi di seppia» (1925)
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
FERNANDO ARAMBURU «Non assassiniamo, giustiziamo»
Da «Patria», Guanda, Milano 2020, pp. 274-6
La verità: a Joxe Mari, sul sedile accanto all’autista, il cuore batteva forte. Già lungo la strada aveva fatto finta di appoggiare le mani sulle ginocchia. Invece no. Si teneva le gambe per controllare il tremore. Oggi sa che c’è un prima e un dopo della prima vittima uccisa, anche se queste cose, pensa, dipendono da come si è fatti. Perché, è chiaro, fai esplodere con una bomba un ripetitore televisivo, faccio un esempio, o la succursale di una banca, e sì, provochi dei danni, ma sono sempre cose che si possono riparare. Una vita, no. Ora ci pensa con freddezza. Allora lo preoccupava un’altra cosa. Cosa? Be’, che i nervi gli giocassero un brutto tiro. Temeva di mostrarsi debole, insicuro, alla presenza dei compagni, o che l’ekintza fallisse per colpa sua.
Continua a leggere “FERNANDO ARAMBURU «Non assassiniamo, giustiziamo»”FRANCO BATTIATO Centro di gravità permanente
Da «La voce del padrone» (1981)
Una vecchia bretone
con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù.
Capitani coraggiosi furbi contrabbandieri macedoni.
Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
della dinastia dei Ming.
Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
avrei bisogno di
Cerco un centro di gravità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
over and over again
WU MING Ostaggi in Assurdistan, ovvero: il lasciapassare e noi (prima puntata)
[Giap, 31 agosto 2021]
0. Introduzione
Questa è una miniserie da leggere con lentezza. «Chi è veloce si fa male», cantava Enzo Del Re. «Se non vale la pena impiegare tanto tempo per dire, e ascoltare, una qualsiasi cosa, noi non la diciamo», dice Barbalbero.
Nelle settimane scorse abbiamo ospitato o segnalato contributi critici sul cosiddetto «green pass», posizioni e analisi altrui che non coincidevano in toto con la nostra.
La nostra posizione l’abbiamo espressa solo tra i commenti, esplicitandola e rifinendola man mano, il che va bene, ma anche sparpagliandola, il che va male. Mancava un testo in cui, sul «green pass» e su questa fase dell’emergenza pandemica, dicessimo come la pensiamo in modo dettagliato e dal principio alla fine.
Continua a leggere “WU MING Ostaggi in Assurdistan, ovvero: il lasciapassare e noi (prima puntata)”BERTOLT BRECHT Generale, il tuo carro armato
Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
L’uomo può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
RICHARD YATES «Papà? Indovina! Ho le mestruazioni!»
Da «Il vento selvaggio che passa», minimum fax, Roma 2020, pp. 465-8
«Il Kansas!», disse Michael al capezzale della moglie, mentre lei, sdraiata, sorseggiava debolmente con una cannuccia del ginger ale da un bicchiere di carta. «Un’incompetenza così goffa la puoi trovare solo nel fottutissimo Kansas».
«Ah, che sciocchezza», rispose lei. «Comunque io lo trovo proprio simpatico».
E lui pensò che si riferisse a uno dei dottori, qualche stronzo del Kansas dal fare paterno che magari le aveva sussurrato qualche parola affabile mentre lei si riprendeva dall’anestesia. «Chi?», volle sapere. «Chi è proprio simpatico?»
«Il bambino», fece lei. «Non trovi che sia un bimbo dall’aria proprio simpatica?»
CLAUDIO LOLLI Ho visto anche degli zingari felici
1.
È vero che dalle finestre
non riusciamo a vedere la luce
perché la notte vince sempre sul giorno
e la notte sangue non ne produce,
è vero che la nostra aria
diventa sempre più ragazzina
e si fa correre dietro
lungo le strade senza uscita,
è vero che non riusciamo a parlare
e che parliamo sempre troppo.