Il ministro ci ricorda (almeno una volta a settimana) che nella scuola dovranno (fino ad ora carenti) essere insegnati i valori della «nostra» civiltà a chi ne fa parte e anche (forse soprattutto) a chi non ne fa parte, perché possano, l’uno e l’altro, diventare migliori, o diventare come noi. Fin qui tutto bene, cioè tutto male, il principio che io come insegnante devo imporre alcunché non solo va contro la libertà di insegnamento ma contro la stessa logica della programmazione didattica, quand’anche si trattasse di insegnare alle e agli studenti l’importanza della libertà contro la schiavitù.
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