Fraternizzazione

C’è una parola che mi esalta. Una parola che non ho mai potuto udire senza un gran brivido e una grande speranza, la più grande di tutti, quella di poter vincere le potenze di rovina e di morte che schiacciano gli uomini. Questa parola è: fraternizzazione.

Paul Éluard, L’evidenza poetica

SALVATORE QUASIMODO Alle fronde dei salici

Da «Giorno dopo giorno» (1947)

E come potevano noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Spingitori di incentivi

C’è questo decreto 36 che parla di formazione incentivata per i docenti. Tu ti formi e io ti premio. Non è così facile perché: i soldi sono pochi e non si possono distribuire a pioggia. E poi la pioggia sporca, qua bisogna che il godimento dei benefici spetti a una elite. Che ci sia l’incentivo per acchiappare gli incentivi: spingitori di incentivi. Tutto bene. Tranne una cosa. Chi decide a chi vanno gli incentivi. Un comitato di valutazione formato dal dirigente e da docenti non stabilisce dei criteri astratti ma premia altri docenti (e se stesso) sulla base di criteri decisi da un istituto parastatale (che non nomino). Il principio della valutazione tra pari che la Buona Scuola ha introdotto. Che io vorrei attuare in classe. Io sono l’istituto, distribuisco i criteri, ma poi il lavoro sporco lo fate voi. Ma attenzione, perché solo un terzo della classe potrà meritare i voti alti

Sogliola

Goffredo Mameli aveva una quarantina d’anni. Storto, era il primo aggettivo che venne in mente a Rocco. Guardandolo meglio realizzò che Goffredo Mameli altro non era che una Solea solea, detta comunemente sogliola, che ha gli occhi uno di fianco all’altro e la bocca che forma una O piena di stupore, una sorta di ritratto cubista.

Antonio Manzini, Le ossa parlano

ARTHUR DOMBROWSKI Fast

Se mi cavate di sotto terra in tempo li vedrete anche voi
il mio naso all’insù, i capelli giallastri e il volto largo.
A nessuno piace troppo guardarsi allo specchio…
Io, poi, avevo cominciato a farmi la barba solo tre mesi fa.
A una ragazza poteva andare a genio la mia faccia.
Con un poco di buona volontà…
Ma anche l’amore avevo rimandato a più tardi, pazzo com’ero sempre appresso a un moccioso di tre anni, mio fratello.
C’erano sedici anni tra di noi, io, figlio di mia madre giovinetta
E lui, ultimo frutto della sua maturità.
Insomma ecco com’era Continua a leggere “ARTHUR DOMBROWSKI Fast”

ELSA MORANTE Il compagno

Da «Lo sciallo andaluso»

Ero un ragazzo di tredici anni, scolaro di ginnasio: fra tanti miei compagni né belli né brutti, ce n’era uno bellissimo. Egli era troppo ribelle e pigro per essere il primo della classe; ma, tutti lo vedevano, il minimo sforzo gli sarebbe bastato per diventarlo. Nessuna delle nostre intelligenze si rivelava, come la sua, limpida e felice. Il primo della classe ero io; avevo l’indole poetica e, pensando al compagno, mi veniva fatto di chiamarlo Arcangelo.
A rievocarlo con questo nome, rivedo i suoi capelli dorati e piuttosto lunghi, la curva delle sue guance che si accordava così gentilmente con quella delle sue labbra, l’orgogliosa luce degli occhi. Continua a leggere “ELSA MORANTE Il compagno”

FRANCO BATTIATO Serial Killer

Da «L’imboscata» (1996)

Mentre al riparo di un faggio
Anelo alla felicità delle foglie
Sfilano lontane carovane
E il mio sogno è perfetto
Ma l’esistenza mi attira
Mi vedo riflesso sulle acque del lago
Sogno pomeridiano di un fauno che si sveglia

No non voglio farti del male
Fratello mio, non credere
Perché ho un coltello in mano
E tu mi vedi quest’arma a tracolla
E le bombe che pendono dal mio vestito
Come bizzarri ornamenti
Collane di scomparse tribù

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