RENATA PULEO La Ragioneria dello Stato e gli organici scolastici

[Roars, 28 luglio 2020]

La Ministra Lucia Azzolina che, com’è noto, tanto tuonò contro le classi sovraffollate, una volta arrivata a dirigere il dicastero durante l’emergenza pandemica, non ha fatto che contraddirsi sui numeri, sull’incremento dei posti, sul concorso ordinario e straordinario, sull’eventualità di sforare sui conti. Non è solo frutto di una personale, indiscutibile, incapacità a gestire il problema delicato del rapporto fra docenti e alunni in epoca di distanziamento e di DaD, è anche la conseguenza del perverso legame esistente fra la parte del decisore politico e quella dell’esecutore burocratico. Infatti, anche un Ministro dotato di ben altro calibro come Gualtieri ha le sue difficoltà nel momento in cui – assunta una decisione politica che comporti un onere di spesa – deve chiedere il parere obbligatorio e vincolante alla Ragioneria Generale dello Stato. Qui entra in gioco il ruolo dei funzionari, della burocrazia qualificata a tenere in ordine i conti, capace con un tratto di penna di raffreddare l’ardore politico di qualsiasi ministro, anche se a capo del Ministero dell’Economia e Finanze. Faccio riferimento, a titolo di esempio, al Disegno di Legge presentato dal Presidente del Consiglio Conte e dal Ministro Gualtieri per la conversione in legge del DL 19 maggio 2020 n.34 contenente, fra le varie misure urgenti sul lavoro e la tutela della salute, l’articolo 231-bis sull’incremento degli organici scolastici di ogni ordine e grado: “Misure per la ripresa dell’attività didattica in presenza”.

Le difficoltà connesse all’avvio dell’anno scolastico 2020/21 sappiamo sono strettamente attinenti al nesso fra spazi disponibili per consentire un numero ridotto di alunni, formazione delle sezioni e delle classi in presenza, numero di insegnanti necessari a garantire la ripresa della didattica ordinaria. Dopo giorni e giorni di tentennamenti, di espressione di parere da parte degli esperti di vari tavoli e task force, di pressione esercitata da educatori e famiglie perché si cogliesse finalmente l’occasione per emendare il taglio spaventoso di posti operato negli anni a decorrere dal 2008, il Governo presenta – nel disegno di legge su citato –  la sua proposta di deroga alle disposizioni vigenti sulla formazione delle classi. Una proposta molto prudente, non derivante dalla discussione in Parlamento di una nuova norma che abroghi le precedenti e sani la difficilissima situazione frutto – come ho ricordato – non solo della pandemia. Eppure, al comma b dell’articolo, laddove si parla dell’attivazione temporanea di incarichi, non stabilizzabili, e dunque suscettibili di revoca  per giusta causa in qualsiasi momento, troviamo sulla parola “posti” un tratto di penna. La correzione è opera del solerte funzionario della Ragioneria: senza revisione delle norme di bilancio non è opportuno utilizzare un  vocabolo che potrebbe dare adito ad un’interpretazione pericolosa, foriera di futuri equivoci con le Organizzazioni Sindacali. Infatti un posto è suscettibile di diventare proprio ciò che il comma vuole escludere: una unità-organico stabilizzata.

Così, mentre i conti dello stato continuano a rimanere in ostaggio delle compatibilità di spesa previste dalla normativa europea e consolidatesi nei Documenti di Economia e Finanza annuali, vengono confermati i dati degli organici 2019/20. Infatti, il MIUR, o meglio il suo funzionariato che agisce in modo automatico senza far ricorso ad alcun elemento di compatibilità politica, nemmeno legata all’attuale contingenza, pubblica – il 10 aprile, in piena pandemia – la nota 487  in cui si confermano i parametri generali, basati sulla legislazione vigente e sulla serie storica dell’ultimo triennio (valutazione incremento/decremento popolazione scolastica per situazione “socio-economica e orografica”). Gli Uffici periferici si adeguano e la mobilità viene bandita sulla base dei posti disponibili che non copriranno nemmeno i pensionamenti[1]. L’inizio d’anno 2020/21 si configura come una catastrofe annunciata, forse la fine della Scuola della Repubblica.

Un commento a parte andrebbe fatto sugli organici del sostegno. Dati che sottolineano la gravissima situazione dell’inclusione scolastica, tanto sbandierata e fortemente penalizzata sia prima della pandemia che durante come rassegna il documento prodotto dall’Associazione First.

 

 

[1] Ancora più grave si prospetta la situazione dell’organico del sostegno. Molti posti sono stati convertiti in posto-cattedra nel movimento dei trasferimenti per l’as 2020/21. Ciò configurerà successive e tardive assegnazioni e i soliti ricorsi ai TAR da parte delle famiglie. https://firstfederazione65.it/wp-content/uploads/2020/06/Proposte-First-per-ordinato-avvio-anno-scolastico-2020-2021-10062020.pdf