La scuola è socialità. Non si rimpiazza con monitor e tablet. L’appello di 16 intellettuali contro la prospettiva di un «modello in remoto»

[La Stampa, 18 maggio 2020]

Per quanto ancora frammentari e non univoci, i messaggi che ci raggiungono in questo esordio della fase 2 a proposito della scuola sono ben più che allarmanti.

La prospettiva che emerge è quella di una definitiva e irreversibile liquidazione della scuola nella sua configurazione tradizionale, sostituita da un’ulteriore generalizzazione e da una ancor più pervasiva estensione delle modalità telematiche di insegnamento. Non si tratterà soltanto di utilizzare le tecnologie da remoto per trasmettere i contenuti delle varie discipline, ma piuttosto di dar vita ad un nuovo modo di concepire la scuola, ben diverso da quello tradizionale.

Ebbene, si può certamente riconoscere – come da più parti nel corso degli ultimi anni si è sostenuto in maniera argomentata – che la scuola italiana avrebbe bisogno di interventi mirati Continua a leggere “La scuola è socialità. Non si rimpiazza con monitor e tablet. L’appello di 16 intellettuali contro la prospettiva di un «modello in remoto»”

RETE BESSA Campagna per la riconquista della scuola, l’universo e tutto quanto

[Rete Bessa, 14 maggio 2020]

Intro: “3…2…1…”

Negli ultimi due mesi la fantasia ha brillato.
Ovunque sono apparse opinioni e proposte sulla scuola del futuro. Molti interventi hanno elogiato la Didattica A Distanza come un’autostrada spianata verso il paradiso dell’istruzione.

Tra le voci che hanno preso posizione mancano di fatto, quelle del corpo insegnante e dell’intera popolazione scolastica. Forse perché manca una voce decisa per affermare qualcosa di differente.
Tappat* in casa, la quarantena non ci ha impedito di confrontarci: abbiamo continuato a riflettere, cercando di scoprire e sviluppare pratiche di resistenza scolastica anche quando siamo statu costrettu fare il nostro lavoro da dietro uno schermo. Continua a leggere “RETE BESSA Campagna per la riconquista della scuola, l’universo e tutto quanto”

GIANNI MARCONATO Nata come scuola dell’emergenza, la didattica a distanza è diventata una questione politica

[Il blog di Gianni Marconato, 18 maggio 2020]

Abbiamo detto più volte che la didattica a distanza più che un’opzione pedagogica è una risposta all’emergenza, è LA didattica dell’emergenza.

Abbiamo detto e toccato con mano che insegnare e imparare a distanza è più difficile, meno efficiente e meno efficace che farlo in presenza.

Abbiamo più volte ribadito che la connessione non può sostituire la relazione e che la “diversa presenza”, quella ricreata attraverso il digitale, è, appunto, “diversa”; la presenza digitale è un succedaneo della presenza biologica.

Abbiamo, infine, detto che se nelle condizioni in cui tutti ci siamo trovati, la didattica a distanza non poteva non essere la risposta degli insegnanti alle criticità del momento, superato il momento, tale modalità didattica doveva essere abbandonata per ritornare alla scuola in presenza. Continua a leggere “GIANNI MARCONATO Nata come scuola dell’emergenza, la didattica a distanza è diventata una questione politica”

FEDERICA CAPPUCCIO Il pensiero di Andrea Gavosto sulla riapertura della scuola

Un piano del ministero per la riapertura non c’è, il plexiglass non va bene, è claustrofobico e antididattico (ma ha fatto parlare di sé per una settimana), con la didattica a distanza si è avuta una caduta degli apprendimenti del 30, 40, 50 per cento. Quanto ci piace a Confindustria quantificare gli apprendimenti. Tra l’altro sono dati americani. Cosa ci incastra la scuola italiana con gli americani? E poi vai a sapere cosa intendono questi qui per apprendimenti. Vedi infra. La generazione che ha subito il distanziamento didattico ne porterà una «cicatrice indelebile, che renderà più difficile sia il proseguimento degli studi sia l’ingresso nel mercato del lavoro». Non dimentichiamolo: la quarantena ha interrotto anche i PCTO, con tutti danni che ne conseguono. Fine delle premesse. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO Il pensiero di Andrea Gavosto sulla riapertura della scuola”

MARCO GUASTAVIGNA Il pig-bang è già avvenuto

[post su facebook, 22 maggio 2020]

Sinceramente.
La scuola a logistica da definire mi preoccupa. E molto.
Ma ciò che mi indigna è la scuola della canalizzazione, del distanziamento culturale, della discriminazione nel campo della conoscenza, della capacità di interpretare, della emancipazione critica e consapevole. Della cittadinanza repubblicana, insomma.
E questa è lì, in piena e trionfante azione.
Quando è toccato a me, c’era un bivio alla fine dell’elementare.

Quando è toccato ai miei figli -dopo la riforma del 1962 – era diventato un trivio, che si delineava a 14 anni. La summa dell’ipocrisia era poi l’esame finale
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UMBERTO CURI La scuola non è più scuola se è solo tecnologia

[Strisciarossa, 15 maggio 2020]

Per quanto ancora frammentari e non univoci, i messaggi che ci raggiungono in questo esordio della fase a proposito della scuola sono ben più che allarmanti. Pur prescindendo dai provvedimenti adottati a partire dalla fine di febbraio, e sostanzialmente prorogati fino al prossimo mese di settembre, concentrati sulla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, ciò che preoccupa non poco è quanto filtra relativamente a ciò che dovrebbe accadere nel prossimo anno scolastico. Per dirla in estrema – ma realistica – sintesi, la prospettiva che emerge è quella di una definitiva e irreversibile liquidazione della scuola nella sua configurazione tradizionale, sostituita da un’ulteriore generalizzazione e da una ancor più pervasiva estensione delle modalità telematiche di insegnamento.

Esibendo in numerose occasioni un atteggiamento immotivatamente trionfalistico, neanche si trattasse di annunciare la cancellazione del contagio virale Continua a leggere “UMBERTO CURI La scuola non è più scuola se è solo tecnologia”

FIORELLA FARINELLI I limiti della didattica a distanza

[Manifesto sardo, 10 maggio 2020]

Aver vissuto la pandemia ci farà diventare migliori? Impareremo a non massacrare il pianeta in nome del profitto e del mercato, saremo meno complici di un modello economico e sociale devastante, ci convinceremo che il bene di ciascuno passa dal bene di tutti? Non fa bene, forse, un troppo facile ottimismo. Ma è certo che stiamo reimparando l’essenziale. Come il valore di una scuola di tutti e per tutti, capace di tener conto delle caratteristiche di ciascuno, fiduciosa nella possibilità di chiunque di imparare e di migliorare.
Per molto tempo è stato sottovalutato o distorto, e troppi – proprio come per i sistemi sanitari pubblici e per la ricerca scientifica di base – hanno applaudito distratti e distruttori. Ma ora sappiamo cosa significa avere le scuole chiuse. Sembrava un problema dei soli Paesi poveri, quelli massacrati da guerre infinite o da ricorrenti catastrofi ambientali, quelli sotto il giogo di poteri determinati ad escludere. Continua a leggere “FIORELLA FARINELLI I limiti della didattica a distanza”

ROBERTO GRENDENE Imprese miracolose: le scuole private cattoliche

«Left», 5 giugno 2020

Il 2020 sarà l’anno di un triste primato. Sfonderanno il tetto del miliardo di euro i soldi pubblici (le nostre tasse) incassati dagli istituti che portano avanti il progetto educativo della Chiesa. Perché la Cei non li finanzia con una piccola parte delle sue immense ricchezze?

Ci risiamo: la Conferenza episcopale italiana batte cassa perché ulteriori soldi pubblici vengano versati alle sue scuole private, e il governo di turno non solo glieli concede, ma raddoppia lo stanziamento straordinario già inserito nel decreto Rilancio, portando a 150 i milioni da girare agli istituti paritari. Il 2020 sarà cosi l’anno di un triste primato, quello dello sfondamento del tetto del miliardo di euro di spesa pubblica destinato a tenere in piedi le scuole private cattoliche, che da sole già ricevono annualmente 430 milioni dallo Stato e 500 milioni dalle amministrazioni locali. Continua a leggere “ROBERTO GRENDENE Imprese miracolose: le scuole private cattoliche”

FRANCO LORENZONI Contro la pigra e ingiusta pretesa di dare voti a distanza

[Internazionale, 18 maggio 2020]

Il diavolo si nasconde nel dettaglio e così, a conclusione di un anno scolastico drammatico, Lucia Azzolina, ministra dell’istruzione italiana, ha scelto e comunicato sabato 16 maggio che i voti in tutte le discipline andranno dati a ogni costo fin dalla prima elementare, nonostante i numerosissimi pronunciamenti contrari. È un’assurdità pretendere di dare voti a distanza in classi in cui oltre un quinto degli alunni non è stato raggiunto da alcuna proposta didattica e una gran parte ha solo svolto compiti assegnati su una piattaforma senza alcun contatto diretto con compagni e insegnanti. Proprio per questo, nelle ultime settimane, intorno al tema dei voti e della valutazione stanno crescendo preoccupazioni e agitazioni.

Dall’istituto comprensivo Simonetta Salacone di Roma alla Casa del sole di Milano un tam tam percorre la penisola coinvolgendo numerose scuole e migliaia di insegnanti.
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Chi ricorda la storia della mosca?

Da «24 ore in Italia», in «Internazionale», 1358, 15 maggio 2020

Fragagnano, 9-57 Rosaria Piccione è pronta ad accogliere su Zoom la sua classe, una prima media della scuola Edmondo De Amicis di Fragagnano, in provincia di Taranto. Insegna arte e immagine, e ora l’aula è una stanza di casa sua piena di quadri alle pareti. «Vedi come sono puntuali! dice. Sono collegati in tredici, di solito sono diciotto. Si aggiungono Serena, Cristian (con delle cuffie giganti) e Sofia.
La professoressa comincia parlando di un’opera di Banksy in cui si vede un’infermiera supereroina. Chiara ascolta entusiasta, Andrea dice che pure a lui piace. «Vedete il potere delle immagini? Lo stiamo imparando anche con Giotto».
Chi ricorda la storia della mosca? Marisol: «Allora, un giorno Giotto disegnò sulla lavagna una mosca, e la fece così bene che Cimabue andò per scacciarla pensando che fosse vera». Continua a leggere “Chi ricorda la storia della mosca?”