DANIELE LO VETERE In difesa della lezione frontale

Da Le parole e le cose, 1 settembre 2016

Tre aneddoti.

a) Una volta mi è capitato di intercettare casualmente la conversazione di due studenti intorno a due loro insegnanti. Entrambi i colleghi facevano, come si poteva facilmente inferire, una “lezione frontale”. Eppure la loro reputazione presso i due ragazzi era ben diversa:

«Ah, quando parla X, capisco la filosofia; invece Y fa una… Lezione Frontale» (smorfia incerta tra noia e senso di sufficienza).

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GIROLAMO DE MICHELE L’ordine del discorso scolastico: il rapporto Invalsi 2019 e la decadenza della scuola

[Euronomade, 21 luglio 2019]

1. Del buon uso dello sciacquone (ovvero: se proprio devo, faccio prima a parlare coi miei)

Giovanni De Mauro [Sciacquone, in Internazionale, 19/25 luglio 2019, p. 3] ci ricorda uno studio condotto dall’università di Yale, nel quale è stato chiesto a un gruppo di studenti «di scrivere una spiegazione dettagliata del funzionamento di alcuni oggetti d’uso quotidiano, tra cui lo sciacquone del bagno», e di valutare il proprio livello di conoscenza: «lo sforzo di spiegare rivelava agli studenti quanto poco ne sapessero». In psicologia cognitiva, questo meccanismo si chiama “Illusione della profondità esplicativa”: pensando di sapere più di quello che effettivamente sappiamo, «ci sentiamo autorizzati a esprimere delle opinioni più o meno su ogni cosa». Continua a leggere “GIROLAMO DE MICHELE L’ordine del discorso scolastico: il rapporto Invalsi 2019 e la decadenza della scuola”

GIANNI MARCONATO Il cambiamento antropologico della società e della scuola, tra bieco realismo e illuminato idealismo

[Apprendere sempre – il blog di Gianni Marconato, 19 novembre 2021]

La scuola vorrebbe cambiare, inseguendo un’innovazione che non è sostanziale, perché è cambiato il modo di apprendere dei giovani (1): nulla di più sbagliato perché la scuola vorrebbe cambiare solo per adeguarsi alle richieste dei giovani che crescono in una civiltà dei consumi di massa e che domandano un “prodotto” educativo che sia di consumo semplice, facile e veloce. Questa è, però una scuola che tradisce se stessa, che gioca al ribasso, che adotta una strategia difensivistica. È una scuola che ha deciso di rinunciare ad una proposta culturale che richiede tempo, capacità di ascolto, osservazione, riflessione. Questa, la scuola di massa, crea le condizioni all’avvento della scuola delle élite.

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FERNANDA MAZZOLI Dall’esame di Stato «alla tessera per competenze»

[Roars, 9 luglio 2021]

Si impone ormai all’evidenza che la pandemia è stata utilizzata come formidabile acceleratore nei più svariati ambiti  di processi già in atto da tempo di ridisegno e riassestamento delle strutture portanti della nostra società. Il fenomeno è particolarmente evidente a livello di politiche scolastiche dove, come è stato puntualmente analizzato e denunciato anche in questo sito[1], il Covid 19 ha fornito l’occasione per promuovere e rafforzare, attribuendo loro il sigillo dell’inevitabilità, digitalizzazione e riduzione dei contenuti culturali, mentre si è persa l’occasione, che invece le circostanze avrebbero perentoriamente richiesto, per una salutare pausa di riflessione relativamente all’Invalsi o all’alternanza Scuola-lavoro, cui non è bastato cambiar nome -PCTO[2] – per cambiar sostanza.

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MARIA MANTELLO La riconquista clericale della scuola

[Micromega, 19 maggio 2021]

Un disegno diventato centrale nell’era berlusconiana e che adesso forse riesce ad arrivare al suo compimento. La svolta è avvenuta in occasione dell’approvazione in Senato il 13 maggio scorso delle misure per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, contenente un emendamento del senatore Pd Rampi, che permetterà ai laureati in Scienze delle religioni di occupare le cattedre di Filosofia, Storia dell’arte, Storia, Italiano, Latino, Greco… e molto altro ancora.

Le operazioni di clericalizzazione della scuola statale non sono nuove in questo nostro Paese, dove la separazione Stato-Chiesa è la grande incompiuta. E si sono intensificate in anni recenti con sempre maggiori finanziamenti alle scuole confessionali in parallelo depauperamento della scuola statale; mentre c’era chi alacremente si affaccendava per farne la zona franca della riconquista vaticana.

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GIROLAMO DE MICHELE Dad. Life on Mars?

[Doppiozero, 6 aprile 2021]

È uno dei capolavori di David Bowie: una ragazzina triste e sola che si lascia catturare da uno schermo argentato e dal freakiest show di una successione demenziale di immagini che scorrono davanti ai suoi occhi – un film noioso, che lei ha già vissuto dieci volte; finché da spettatrice, diventa lei stessa creatrice di immagini allucinatorie: che si susseguono demenziali come le precedenti, perché questo film lo ha già scritto dieci volte. Chissà se lo sa che è il suo, il best selling show? Sarà forse su Life on Mars?

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ANTONIO VIGILANTE La scuola che verrà

[Comune-Info, 31 marzo 2021]

Gli studenti sono i grandi assenti nel dibattito pubblico sulla scuola. Parlano tutti, di scuola; anche, e soprattutto, quelli che mai hanno insegnato: psicologi, pedagogisti, politologi, politici, politicanti. Non sorprende: l’accesso al discorso pubblico è legato allo status sociale, e se gli insegnanti hanno uno status sociale basso – per cui quello che dice un docente con vent’anni di esperienza conta meno dell’ultima uscita d’un Galli della Loggia – gli studenti (e questo è uno dei problemi della nostra società) non esistono quasi, come soggetti degni di parola. Per questo non si può non accogliere con favore le 95 tesi del collettivo studentesco torinese Rinascimento Studentesco per ripensare la scuola italiana post-pandemia.

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ENRICO REBUFFAT Il curriculum dello studente: un altro vestito nuovo dell’imperatore

[Da Roars, 20 aprile 2021]

Il curriculum dello studente

Con l’avvio quest’anno scolastico del “curriculum dello studente” la transizione da scuola reale a scuola virtuale, alla quale si sta lavorando da anni negli uffici di viale Trastevere, raggiunge un nuovo traguardo.

Ma che cos’è il curriculum dello studente? Leggiamo dalla nota ministeriale protocollo 15598 del 2 settembre 2020:

«La prima parte, a cura della scuola, denominata “Istruzione e formazione”, riporta i dati relativi al profilo scolastico dello studente e gli elementi riconducibili alle competenze, conoscenze e abilità acquisite in ambito formale e relative al percorso di studi seguito Continua a leggere “ENRICO REBUFFAT Il curriculum dello studente: un altro vestito nuovo dell’imperatore”

Manifesto per la nuova scuola

[Da La nostra scuola]

1) La scuola come luogo della relazione umana e del rapporto intergenerazionale

La scuola si occupa delle persone in crescita, non di entità astratte scomponibili e riducibili a una serie di “competenze”. L’insegnamento e l’apprendimento toccano infatti tutte le dimensioni dell’essere umano – intellettuale, razionale, affettiva, emotiva, relazionale, corporea – tra loro interconnesse e inscindibili; bisogna sempre ricordare, in tal senso, che quello tra gli insegnanti e gli studenti è prima di tutto un rapporto umano.

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GIOVANNI DE MAURO Aperta

Da «Internazionale», 1403, 2 aprile 2021

Se in Italia si fosse investito nell’istruzione come sarebbe stato giusto fare, e come è stato fatto altrove in Europa, il dibattito sulla riapertura delle scuole sarebbe diverso. Ma non è successo e oggi studenti e insegnanti sono abbandonati a se stessi. L’Italia è ultima in Europa per spesa nell’istruzione in rapporto alla spesa pubblica totale (8,1 per cento nel 2018) e quart’ultima per spesa in rapporto al pil (3,9 per cento). Numeri che, da soli, indicano la scarsa considerazione che da sempre i governi e la società in generale riservano all’istruzione. Riaprire o no le scuole è di fondo una scelta politica, prima che sanitaria. In questi mesi è aumentata la dispersione scolastica. Sono aumentati i ragazzi e le ragazze che non riescono a seguire le lezioni a distanza, anche per le difficoltà di connessione e per il costo di strumenti tecnologici adeguati. Continua a leggere “GIOVANNI DE MAURO Aperta”