LUCIO MASTRONARDI La scuola palestra di vizio

Da La sigaretta, in «L’assicuratore»

Non è che ami molto il mio lavoro, però ci tengo, e tanto, alla stima. Voglio essere stimato sia dai superiori che dalle famiglie. Ho visto che tutti quelli che campano su di un magro stipendio, hanno l’ossessione della stima. I maestri, della stima, ne fanno un culto.
Avere la stima dalle famiglie non è difficile: basta dargli la media alta di voti sulla pagella. La stima è in proporzione ai voti che si danno. E avere la forza di ascoltare i genitori che raccontano i misfatti e le prodezze dei loro bambini, senza sbadigliargli davanti. Io sono stimatissimo.
Più difficile è ottenere la stima dai superiori. La mia direttrice in quanto a stima è avara. Io faccio del mio meglio per conquistarmela. Arrivo a scuola in anticipo. Scatto sull’attenti quando la incontro. Continua a leggere “LUCIO MASTRONARDI La scuola palestra di vizio”

Gender

Interrogazione di grammatica in prima azzurra. I nomi. Maschile e femminile: zio e zia, tavolo e tavola. No, tavolo-tavola è un falso cambiamento di genere. Elefante è un nome di genere comune? Si dice lo e la elefante? No, la moglie dell’elefante si chiama elefantessa. Nomi di genere promiscuo: la rana, la tigre, il maiale. Nomi indipendenti: genero e nuora, bue e mucca. È il toro il maschio della mucca, non il bue. Il bue è un toro castrato. Cosa vuol dire castrato? Non è il mio campo, chiedete alla prof di scienze.

Fagioli

«Le ombre bianche», 27 ottobre 2015

In seconda si parla di energie alternative. I pannelli solari non vanno bene perché spesso non c’è sole, le pale eoliche uccidono gli uccelli e fanno rumore (ma sono belle da vedere), le macchinette elettriche devi fermarti ogni mezzora a ricaricare la batteria.
Ma è vero che le scureggie dei maiali producono metano?
Sì ma la puzza?
Chi se ne frega, l’importante è andare.
Niente, li ho lasciati che parlavano di fagioli.

Corso sulla sicurezza

«La solitudine del satiro», 27 febbraio 2015

Il corso sulla sicurezza non mi è dispiaciuto. In particolare quando l’ingegnere, in realtà è un chimico ed ex insegnante, ha detto che il blocco degli scrutini è l’unico modo efficace per protestare perché incide su interessi economici. Tralasciando il fatto che a un certo punto ha detto di voler radere al suolo la nostra scuola.

Ho trascritto alcuni passaggi.
Nel bagno dei professori non c’è lo sciacquone. Si usa lo zicchiu?
Bisogna convocare un entomologo quando si pulisce dietro i termosifoni. Continua a leggere “Corso sulla sicurezza”

ANDREA CAMILLERI Un pacchetto di sigarette Macedonia a settimana

Da «La lingua batte dove il dente duole», dialogo sulla lingua italiana con Tullio De Mauro

Era uno scioperato, passava le notti nelle bische clandestine, ma ci spiegava Dante in un modo straordinario. Aveva la capacità di smontare il testo, riducendolo a delle concretezze, da noi facilmente afferrabili e poi ricostruirlo poeticamente trascinandoci nel turbinio di sensazioni e di idee e tornare ai livelli di Dante.

Al liceo avevo un professore di italiano che si chiamava Emanuele Cassesa.

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Volontari

Da «Frasario essenziale per passare inosservati a scuola», 14 febbraio 2022

Stamattina vado in quarta rossa dove avevo contrattato due volontari per l’interrogazione su Tasso.
Chi sono i volontari?

Mi devo arrabbiare?


Prof, se l’è visto il PSG? Ha vinto 3-0 contro il Bordeaux

La Champions, provi a cercare su prime, ci sta tutta la partita Continua a leggere “Volontari”

Come si chiamano gli abitanti di Singapore?

[«Le ombre bianche», 13 ottobre 2015]

Metà degli studenti di una seconda liceo pensa che la repubblica di San Marino faccia parte dell’Ue.
Due terzi pensano che la Cina sia più densamente popolata della Corea del Sud.
Metà pensa che l’Olanda sia una repubblica.
Due studenti pensano che la maggior risorsa dell’Iran siano le banane.
La corona svizzera è più gettonata del franco svizzero e della lira svizzera (te l’avevo detto, cretino!).
Due terzi pensano che la Serenissima è Firenze.
Tutta la classe pensa che i singalesi sono gli abitanti di Singapore.
Io penso che non rifarò questo test.

L’attimo fuggente

«La solitudine del satiro», 16 gennaio 2013

La letteratura italiana penso talvolta dovrebbe essere interessante di per sé. Allora siccome vedo che mentre spiego Verga nessuno mi ascolta dico: ma possibile che non ve frega niente neppure di Verga? Quando si parlava del Trecento, di Machiavelli, di Ariosto dicevate tutti che erano lontani nel tempo e ora?
Se vuole saliamo sui banchi e facciamo l’attimo fuggente propone Martina.
Ma che c’entra, non sto facendo un discorso anticonformista…
Ma no, è per animare la sua lezione.

6 politico

Alle elementari la maestra ci faceva fare i dibattiti. Il formato era quello di «Berlinguer ti voglio bene»: «Pole la donna pareggià con l’omo? No». Nella fattispecie: «È giusto il 6 politico? No». Si era, del resto, nel ’77 e gli studenti dell’Università di Roma, così diceva, chiedevano il 6 politico. Per me il ’77, per tanto tempo, è stato questo. L’input era: se passa il 6 politico Alerino, lo squinternato e Pollo potrebbero avere la stessa valutazione di Maria Novella Teofanelli di Albafiorita che ogni giorno studia otto ore al giorno, e anche dopo cena. Falso, tra l’altro. Chiamato in causa risposi: a me il 6 va bene, a Maria Novella ci puoi mettere il 10.

STEFANO BENNI A scuola non possiamo ridere un minuto

Da «Margherita Dolcevita»

Ogni mattina che mi alzo presto per andare a scuola penso:
Qualcuno pagherà per tutto questo.
Ero stanca, faceva ancora buio. Oltretutto l’acqua calda non arrivava, usciva solo un filo gelido e dispettoso, una bava di strega. Poi avevo un orecchio chiuso. Poi le scarpe non si allacciavano. Poi lo zainetto pesava. Poi con un po’ di biscotti e latte e una fetta di pane e marmellata e un po’ di quei cereali croccanti e guarda un po’ un ovetto, la giornata si è avviata. Lo scuolabus mi ha caricato, insieme a tre scolari medi tristi come deportati. Il sole era color uovo sodo vecchio. Continua a leggere “STEFANO BENNI A scuola non possiamo ridere un minuto”