GUIDO GUINIZZELLI Vedut’ ho la lucente stella diana

Vedut’ ho la lucente stella diana,
ch’apare anzi che ’l giorno rend’ albore,
c’ha preso forma di figura umana;
sovr’ ogn’ altra me par che dea splendore:

viso de neve colorato in grana,
occhi lucenti, gai e pien’ d’amore;
non credo che nel mondo sia cristiana
sì piena di biltate e di valore.

Ed io dal suo valor son assalito
con sì fera battaglia di sospiri
ch’avanti a lei de dir non seri’ ardito. Continua a leggere “GUIDO GUINIZZELLI Vedut’ ho la lucente stella diana”

ANTONIO MANZINI E adesso amici miei siamo alla domanda di rito. Siete pronti?

Da «La mala erba»

Non c’era il sindaco a presenziare, ma un assessore con una fascia tricolore messa di traverso. Si strinsero le mani. Il dottor Moresi, questo era il nome dell’officiante, aveva un bel sorriso e fece finta di niente quando cercò di stringere la mano a Mariuccio e quello se la tenne almeno un minuto buono di orologio scuotendogliela in su e in giù e spettinandogli il ciuffo. I due novelli sposi si misero seduti davanti al tavolo e Moresi cominciò a leggere gli articoli del codice civile.
«…con il matrimonio i coniugi assumono gli stessi diritti e gli stessi doveri…».
Mariuccio aveva gli occhi chiusi e dondolava appena la testa. Moresi arrestò per un attimo la lettura. «Ma sta bene?» chiese a Cicci che annuì e gli fece cenno di proseguire. Continua a leggere “ANTONIO MANZINI E adesso amici miei siamo alla domanda di rito. Siete pronti?”

EDOARDO BENNATO Tempo sprecato

Da «Non farti cadere le braccia» (1973)

Anche ammesso e non concesso che
facessi i salti mortali per te,
so che è tempo sprecato.

Anche se io mi facessi in quattro,
anche se ti accontantassi in tutto,
so che è tempo sprecato.

Le conosco troppo bene quelle
che con la scusa di esser brave figlie
sanno solo farsi servire.
Hanno fatto la scuola, come farsi pregare…

GUIDO CALOGERO La riforma sociale della scuola

Da «Primo manifesto del liberalsocialismo» (1940)

Riforma sociale della scuola significa organizzazione nazionale dell’insegnamento, tale da rispondere, al massimo, all’esigenza prima di ogni giustizia sociale: all’esigenza che ogni giovane possa sviluppare in pieno le sue attitudini, qualunque sia la sua posizione economica di partenza. Bisogna, anzitutto, creare insegnanti: attirare alla scuola forze viventi della nazione, e non soltanto forze di scarto, come fatalmente deve avvenire, nonostante le nobilissime eccezioni, quando si trascura il lato economico della cosa. Bisogna, in secondo luogo, eliminare dappertutto la vergogna dell’analfabetismo, organizzando ed estendendo al massimo, anche nel numero degli anni, l’insegnamento obbligatorio, e dando ad ognuno la reale possibilità di adempiere a tale obbligo. Continua a leggere “GUIDO CALOGERO La riforma sociale della scuola”

Senhal

Il senhal (pronuncia occitana /se’ɲal/, trascrivibile in pronuncia italofona come segnàl) è una figura retorica impiegata per la prima volta nella poesia trobadorica. Era un appellativo riservato generalmente alla donna amata ma anche ad amici o altri personaggi. Guglielmo d’Aquitania nasconde il nome dell’amata con bon voisin (il buon vicino), Sordello da Goito la cela dietro dolza enemia (dolce nemica), o restaur («ristoro»). Successivamente il termine ha assunto, in una circostanza storica particolare, un significato negativo: nel XIX secolo, nella Francia del Sud, per limitare l’uso della lingua provenzale e imporre maggiormente il francese, nelle scuole ai ragazzi che parlavano questa lingua veniva consegnato un medaglione Continua a leggere “Senhal”

Preghiera

Il pedagogista democratico non si pronuncia sul provvedimento che ha colpito la maestra rea di aver fatto pregare alunne e alunni in classe. Dice che non ha le competenze per giudicare e giustamente non si fida delle ricostruzioni giornalistiche, ma osserva «la preghiera – esattamente come la valutazione basata sui voti – non rientra tra le attività didattiche che migliorano gli apprendimenti». Lo aveva detto, in tempi non sospetti, anche Ivan Illich: da una parte c’è Dio e dall’altra l’uomo che prega, e la distanza è incolmabile perché la preghiera è inutile, e la scuola anche.

GUIDO CAVALCANTI Biltà di donna e di saccente core

Biltà di donna e di saccente core
e cavalieri armati che sien genti;
cantar d’augilli e ragionar d’amore;
adorni legni ‘n mar forte correnti;

aria serena quand’apar l’albore
e bianca neve scender senza venti;
rivera d’acqua e prato d’ogni fiore;
oro, argento, azzuro ‘n ornamenti:

ciò passa la beltate e la valenza
de la mia donna e ‘l su’ gentil coraggio,
sì che rasembra vile a chi ciò guarda;

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GIOVANNI BOCCACCIO Andreuccio da Perugia

Dal «Decameron», II giornata

Andreuccio da Perugia, venuto a Napoli a comperar cavalli, in una notte da tre gravi accidenti soprapreso, da tutti scampato con un rubino si torna a casa sua

Fu, secondo che io già intesi, in Perugia un giovane il cui nome era Andreuccio di Pietro, cozzone di cavalli; il quale, avendo inteso che a Napoli era buon mercato di cavalli, messisi in borsa cinquecento fiorin d’oro, non essendo mai più fuori di casa stato, con altri mercatanti là se n’andò: dove giunto una domenica sera in sul vespro, dall’oste suo informato la seguente mattina fu in sul Mercato, e molti ne vide e assai ne gli piacquero e di più e più mercato tenne, né di niuno potendosi accordare, per mostrare che per comperar fosse, sì come rozzo e poco cauto più volte in presenza di chi andava e di chi veniva trasse fuori questa sua borsa de’ fiorini che aveva. Continua a leggere “GIOVANNI BOCCACCIO Andreuccio da Perugia”

EDOARDO BENNATO Il gatto e la volpe

Da «Burattino senza fili» (1977)

Quanta fretta, ma dove corri, dove vai
Se ci ascolti per un momento, capirai
Lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società
Di noi ti puoi fidar

Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai
I migliori, in questo campo siamo noi
È una ditta specializzata, fai un contratto e vedrai
Che non ti pentirai

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