LOUIS-FERDINAND CÉLINE Contro il laidume degli uomini l’istinto non inganna

Da «Guerra»

Una mattina mi vedo entrare nella sala un generale con quattro galloni, preceduto per l’appunto da L’Espinasse. Dalla faccia che c’avevano tutti e due, sento la sfiga che mi piomba addosso.
Ferdinand, penso io, ecco il nemico, quello vero, quello della tua carne e del tuo tutto… guarda che faccia che c’ha ‘sto generale, se non lo fai fuori tu, ti fa fuori lui, dovunque mi trovo, mi dico fra me e me. Pensieri così mi isolano da tutti. Ora come ora parla soltanto l’istinto e non sbaglia. Allora possono pure rifilarmi canzonette, sagre, panna montata, opera lirica, cornamuse, perfino un culo satinato dagli angeli del paradiso. Continua a leggere “LOUIS-FERDINAND CÉLINE Contro il laidume degli uomini l’istinto non inganna”

Caccia

Oggi uccidere gli animali, anche per l’alimentazione umana, è divenuto assolutamente superfluo, come è provato dal numero sempre crescente di persone che si nutrono intenzionalmente solo di alimenti vegetali o di latticini. Proprio per questo la caccia oggi non è più una forma naturale di lotta per l’esistenza, bensì un ritorno volontario allo stato selvaggio.

Lev Tolstoj, La crudeltà della caccia (1985)

VALERIO MAGRELLI Saldi

Da «Didascalie per la lettura di un giornale» (1999)

Quei pantaloni offerti
a diciannove e nove
in un azzurro elettrico,
quei calzettoni di tessuto sintetico
nei quali la corrente guizza via
come in un corpo ad alta conduzione:
l’impuro della casta
imperscrutabilmente regna
su questi sudari di terital,
messi in liquidazione
fino a sabato prossimo.

Non sono razzista ma

Gli alunni stranieri (l’espressione è del ministro), se vogliono integrarsi, devono imparare l’italiano. O forse vorrebbero. Dice Valditara: «non sono razzista io ma chi vuole integrarli senza fare nulla». Suonava meglio: chi vorrebbe integrarli senza poter fare nulla, perché, anche se fa finta di non saperlo, per l’integrazione linguistica non c’è un soldo, e tutti gli aggeggi che riempiono le aule grazie al pnrr servono a poco o nulla per la didattica, e ancora meno di poco o nulla per l’integrazione dei nuovi arrivi. Ora, siccome l’interazione in classe senza un soldo è destinata al fallimento, in aggiunta al vituperio per chi la sostiene, si propongono, su suggerimento del generale, le classi di potenziamento, «poiché è proprio la diversità (anche tra i livelli di conoscenze e di apprendimento) a rendere efficace l’apprendimento».

FEDERICO CALÒ CARDUCCI La scuola che vogliamo

«Quaderni della decrescita», settembre-dicembre 2023

Sul finire dello scorso anno scolastico si è verificato un evento inatteso, una scintilla, che auspichiamo possa risvegliare un dibattito e un confronto sul ruolo e sulla missione della scuola pubblica: il Consiglio di Istituto del Liceo Pilo Albertelli di Roma non ha approvato i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Next Generation Labs e Next Generation Classrooms) previsti all’interno del Piano Scuola 4.0 del Ministero, rifiutando di fatto 273 mila euro.

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LANFRANCO CARETTI La suspense tassiana

[Da «Ariosto e Tasso»]

Il bifrontismo spirituale del Tasso trova solo nella Liberata la sua vera forma congeniale, la sua più compiuta sanzione artistica. Gli ameni inganni e le alte disposizioni vivono infatti, nel poema, in una luce comune di vibrante trepidazione. Tanto sui personaggi che sui luoghi, innestati di scorcio e con funzione partecipante, si stende l’ombra d’una minaccia, di una segreta insidia. È la tipica suspense tassiana. Non quella romanzesca, estrosa e inventiva, dell’Ariosto, quel sublime espediente narrativo calcolato come un congegno perfetto Continua a leggere “LANFRANCO CARETTI La suspense tassiana”

Più in basso di così c’è solo da scavare

Dalla seconda metà degli anni novanta a oggi nella scuola è passata una lunga riforma che ha seguito varie fasi e si può articolare in quattro tipi di interventi: quelli che hanno reciso, quelli che hanno inciso, quelli che hanno fatto la zavorra, e infine, ma non per ultimi, gli interventi che sono serviti a riempire le pagine dei giornali.

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Sehnsucht

Domina nella sensibilità romantica l’amore dell’irresolutezza e delle ambivalenze, l’inquietudine e l’irrequietezza che si compiacciono di sé e si esauriscono in sé. La più caratteristica parola del romanticismo tedesco, Sehnsucht, non è lo Heimweh, nostalgia («male», cioè desiderio, «del ritorno» ad una felicita già posseduta o almeno nota e determinabile); è invece un desiderio che non può mai raggiungere la propria meta, perché non la conosce e non vuole o non può conoscerla: è il «male» (Sucht) «del desiderio» (Sehnen). Ma Sehnen stesso significa assai spesso un desiderio irrealizzabile perché indefinibile, un desiderare tutto e nulla ad un tempo […].

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