Nastro di Möbius

Se prendiamo una strisciolina di carta rettangolare e uniamo i due lati più corti imprimendo a uno di essi una leggera torsione, ciò che otteniamo è una figura che in topologia viene chiamata nastro di Möbius. La caratteristica più rilevante del nastro di Möbius è di essere percorribile all’infinito senza che si possa mai distinguere tra un dentro e un fuori, tra un sopra e un sotto. Il nastro di Möbius è una superficie ininterrotta che induce a un movimento potenzialmente eterno.

Jerzy Kosinski, Oltre il giardino

MARIANO BÀINO E tu non mi destare parla basso

E tu non mi destare parla basso
Mentre impazzano i guasti e la vergogna
Vedere non lo voglio quell’ammasso
Marcioso irrancidito di carogna

Né udirne i gas i blobbi quello schiasso
Di quaccheri sbracati con la rogna
Di mercenari stronzi col prolasso
Finale dello scroto in una gogna

Non ce la faccio manco a dire abbasso
Sempre l’ho detto sempre alla bisogna
Ma ora nel silenzio mi rilasso

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PIETRO CATALDI La scuola è aperta a tutti

Da La scuola e noi, 10 gennaio 2013

Le domande di un pastore

Nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Leopardi affida alla voce di un pastore nomade le grandi domande sul senso della vita e dell’universo. Solo, sotto il cielo stellato, il pastore tenta di spiegare la condizione umana, il ripetersi dell’esistenza di generazione in generazione, il succedersi dei giorni e delle notti, il susseguirsi delle stagioni; cerca di capire il perché del dolore e di quell’inquietudine angosciosa definita dalle parole “tedio” e “fastidio”, un’inquietudine che è infine tutt’uno proprio con il bisogno di senso. La spiegazione è tentata dapprima guardando la vita dal punto di vista della luna, dall’alto, e poi guardandola invece dal punto di vista delle pecore, dal basso. Continua a leggere “PIETRO CATALDI La scuola è aperta a tutti”

LUCA MALGIOGLIO Tornare a scuola

[La nostra scuola, 26 agosto 2024]

Il paradosso del patagogista. Secondo qualche sedicente esperto gli studenti, ancora sprovvisti di sufficienti basi culturali e impossibilitati perciò a contestualizzare le conoscenze, andrebbero lasciati il più possibile all’apprendimento “autonomo”; gli insegnanti invece, che hanno alle spalle dei lunghi e approfonditi percorsi conoscitivi, dovrebbero essere sottoposti a una “formazione” coatta – abbiamo sentito persone con grandi responsabilità nel campo dell’istruzione parlare di “riaddestramento” – che li spinga soprattutto a non interferire proprio con l’“apprendimento autonomo” degli studenti.

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MARCO MAURIZI Il laboratorio del capitale. Metafisica delle competenze e controriforma scolastica

[Le parole e le cose, 8 gennaio 2024]

In cammino verso l’Oltre-Scuola

È sintomatico che l’intervento del Ministro Valditara alla Presentazione del Programma Nazionale “Suola e competenze 2021-2027”[1] sia passato relativamente inosservato. Dalle parti degli “ultra-pedagogisti” di sinistra[2] che lo avevano subito bollato come fascistissimo rappresentante di una scuola passatista, gentiliana e dal pugno duro non si è levato suono. Si capisce il perché. Non avrebbero saputo cosa dire. Continua a leggere “MARCO MAURIZI Il laboratorio del capitale. Metafisica delle competenze e controriforma scolastica”

DAVIDE VIERO La cattedra regressiva

[La nostra scuola, 12 febbraio 2024]

In data 25/01/2024 è stata presentata una proposta di legge da parte dei seguenti promotori: Dario Ianes, Evelina Chiocca, Paolo Fasce, Fernanda Fazio, Raffaele Iosa, Massimo Nutini, Nicola Striano. Tale proposta di legge verte sul fatto che i docenti curricolari dovranno svolgere obbligatoriamente alcune ore del loro orario su posto di sostegno e i docenti di sostegno dovranno dedicare delle ore all’insegnamento nella classe anche in attività extracurricolari (quali? Di che tipo? Didattiche o burocratiche?). A questa nuova cattedra è stato dato il nome di cattedra inclusiva.

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RENATA PULEO Ci rimane tempo? Scuola, lavoro, vita

[Quaderni della decrescita, 1 gennaio 2024]

I dispositivi per la comunicazione stanno avendo enormi impatti culturali specie sui giovani, sulla loro educazione e capacità di percezione. Quando la loro visione di vita viene infilata a forza in uno schermo.

Introduzione

…sembra che per tutti coloro che hanno esaltato il postmoderno informatico e segnico-linguistico, quanto a liberazione del lavoro e della soggettività, si sia ripetuto, in vero, l’effetto di deformazione ottica provocato dalla sovrapposizione di ciò che è tecnica a ciò che è tecnologia, che da sempre impedisce a uno sguardo, che pur si vorrebbe critico, di lacerare il velo di un accecante positivismo e di un’ottundente reificazione.
Roberto Finelli, 2014

Siamo dentro, catturati nella grande rete. Siamo attori, ognuno con una parte assegnata Continua a leggere “RENATA PULEO Ci rimane tempo? Scuola, lavoro, vita”

LUCA MALGIOGLIO La scuola democratica, per davvero (su «L’educazione democratica» di Christian Laval e Francis Vergne)

[La nostra scuola, 21 dicembre 2022]

Chi riflette seriamente sulla scuola democratica ed emancipatrice si trova lontanissimo dalle formulette attivistiche più vuote e banalizzanti, ad esempio tutta la retorica delle “competenze”, degli “ambienti di apprendimento innovativi”, della falsa contrapposizione tra lezione ed esperienza e di quell’autoritarismo che in neolingua viene chiamato “autonomia”. Non a caso, queste formulette convergono senza sforzi con quelle aziendalistiche delle soft skills, degli stakeholders, del longlife learning, del middle management, del capitale umano, e servono a giustificare a posteriori lo smantellamento della scuola, la distruzione del potenziale rivoluzionario della cultura e la perpetuazione morta dell’esistente.

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GIORGIA LOI Le ragioni della lezione frontale

[post su facebook, 13 marzo 2024]

La parola «scuola» viene dal greco «scholé» (σχολή) e significa «tempo libero», che per i Romani era l’«otium», per differenziare il tempo del lavoro, dell’attività pratica, da quello della meditazione personale, dello studio, della lettura, della creatività.

Quando penso alla «scholé» mi viene in mente Aristotele che passeggia con i suoi discepoli nel Peripato conversando amabilmente con loro del mondo, della vita e della morte, del bene e del male, dell’amore e dell’odio. Penso a Socrate che parlava ai suoi per le strade e le piazze di Atene, a Galileo che teneva le sue lezioni di matematica da una cattedra universitaria di fronte a centinaia di studenti affascinati.

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