A questo porta il trionfo della logica binaria, a replicare sequenze preconfezionate: 0 1 0 0 1 1 1 0 1. Tony F. canta canzoni sessiste. E allora Bukowski? Nella logica binaria Tony F. e Bukowski possono stare nello stesso sottoinsieme. Magari insieme a Giovenale, al marchese De Sade e quant’altri. Forse anche Julio Cortázar, che ha scritto: «Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca. Se sei donna, certamente metteresti la virgola dopo la parola “donna”; se sei uomo, la metteresti dopo la parola “ha”». Uomo, donna, quattro zampe. Allarme.
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CHIARO DAVANZATI Il parpaglion, che fere a la lumera
Il parpaglion, che fere a la lumera
per lo splendor che sì bello gli pare,
s’avventa ad essa per la grande spera
tanto che si conduce a divampare,
così facci’io, mirando la vostra cera,
madonna, e ‘l vostro dolce ragionare,
che dilettando struggo come cera
e non posso la voglia rinfrenare.
Così son divenuto parpaglione,
che more al foco per sua claritate
e per natura ha ‘n sè quella cagione,
FRANCESCO GUCCINI Argentina
Da «Guccini» (1983)
Il treno, ah, un treno è sempre così banale
se non è un treno della prateria
O non è un tuo «Orient Express» speciale, locomotiva
di fantasia
L’aereo, ah, l’aereo è invece alluminio lucente,
l’aereo è davvero saltare il fosso
L’aereo è sempre «The Spirit of Saint Louis»,
«Barone Rosso»
E allora ti prende quella voglia di volare
che ti fa gridare in un giorno sfinito
Di quando vedi un jumbo decollare
e sembra che s’innalzi all’infinito
Abominevoli
Rimango fedele al principio di Chomsky: «Le vittorie nel campo della libertà di parola si ottengono spesso difendendo le opinioni più abiette e abominevoli». Nel panegirico contro la censura dei colleghi cantautori di Tony F. manca questo passaggio, che è invece decisivo: abominevoli. O anche sconsolatamente inconsistenti. E inoltre: Chomsky non consiglierebbe di dare il palco del Circo Massimo a un tizio che esprime dei contenuti abominevoli in nome della difesa della libertà. E infine: Tony F. è una cosa e Celine un’altra per dire
ROSSELLA LATEMPA Coreografi, dati e intelligenza artificiale a scuola
[Le parole e le cose, 13 maggio 2024]
Immaginiamo un’aula dove alcuni studenti stanno lavorando alla progettazione delle piramidi con difficili calcoli che vengono dati in pasto a un’intelligenza artificiale per generare il progetto perfetto, altri dialogano con Dante al fine di farsi spiegare cosa c’è dietro agli aneddoti che vengono raccontanti nell’Inferno mentre un altro gruppo scrive un racconto collaborando con una chat intelligente. Sono scenari di utilizzo di strumenti di Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) che molti oggi stanno iniziando a immaginare, e, alcuni, a sperimentare.
Le parole, tratte da un’intervista al sole 24 ore sul futuro dell’istruzione, sono di Cristina Pozzi, oggi Ceo & Co-Founder Edulia dal Sapere Treccani Continua a leggere “ROSSELLA LATEMPA Coreografi, dati e intelligenza artificiale a scuola”
LINDA CAVADINI A cosa serve la letteratura? Note a margine dell’Addio ai monti
[La scuola e noi, 18 marzo 2024]
A che serve la letteratura? Perché io mi ostino a credere che sia sempre più necessaria? Più passa il tempo più mi trovo a non avere una risposta netta e univoca: so quello che vale per me, ma non trovo una spiegazione assoluta e il tutto si complica se penso al suo senso in classe oggi, in un mondo così liquido o orizzontale. Un tempo credevo che proprio la sua inutilità fosse segno di quanto ci fosse necessaria, ma mi rendo conto che è retorica anche questa e certo non una risposta; non mi convince appieno nemmeno chiamare in causa bellezza e piacere perché spesso le due cose arrivano dopo molto tempo e sono frutto di mediazione. Continua a leggere “LINDA CAVADINI A cosa serve la letteratura? Note a margine dell’Addio ai monti”
EUGENIO MONTALE «Pregava?» «Sì, pregava Sant’Antonio»
Da «Satura» (1971)
«Pregava?» «Sì, pregava Sant’Antonio
perché fa ritrovare
gli ombrelli smarriti e altri oggetti
del guardaroba di Sant’Ermete».
«Per questo solo?» «Anche per i suoi morti
e per me».
«È sufficiente» disse il prete.
Le magnifiche sorti e innovative (2)
– Amministravo condomini, ed ero molto apprezzato, sai. Sì, poi hanno deciso di affidare tutto a un software.
– Capisco molto bene.
– Questo alla fine è un buon lavoro […]. Però, Arturo, non è giusto, no, perché vedi un domani magari le cose potrebbero essere peggiori di queste, e poi ancora peggio, e peggio. Quando questo avverrà, perché avverrà, Arturo, noi che questo peggio l’abbiamo visto crescere, ci domanderemo: cosa abbiamo fatto noi per arginarlo? E sai cosa ci risponderemo?
– Cosa?
– E noi come stronzi rimanemmo a guardare.
Da «E noi come stronzi rimanemmo a guardare» di Pierfrancesco Diliberto
Sempre a proposito delle magnifiche sorti e innovative (non lo sono mai abbastanza): si torna a parlare dei danni della DaD, ma non si parla abbastanza di quanto abbiamo cooperato ai danni della DaD. Di come ci siamo integrati velocemente, di come ci siamo adattati in modo agile alla didattica digitalizzata.
Continua a leggere “Le magnifiche sorti e innovative (2)”PIETRO VERRI Cos’è questo Caffè?
Da «Il Caffè», numero 1, articolo 1 (giugno 1764)
Cos’è questo Caffè? È un foglio di stampa che si pubblicherà ogni dieci giorni. Cosa conterrà questo foglio di stampa? Cose varie, cose disparatissime, cose inedite, cose fatte da diversi Autori, cose tutte dirette alla pubblica utilità. Va bene: ma con quale stile saranno eglino scritti questi fogli? Con ogni stile, che non annoj. E sin a quando fate voi conto di continuare quest’Opera? Insin a tanto, che avranno spaccio. Se il Pubblico si determina a leggerli, noi continueremo per un anno, e per più ancora, e in fine d’ogni anco dei trentasei foglj se ne farà un tomo di mole discreta: se poi il Pubblico non li legge, la nostra fatica sarebbe inutile, perciò ci fermeremo anche al quarto, anche al terzo foglio di stampa. Continua a leggere “PIETRO VERRI Cos’è questo Caffè?”
Acqua alta
In certe sere d’inverno il mare, incalzato dal vento contrario di levante, riempie ogni canale come una vasca da bagno, fino all’orlo, e a volte trabocca. È un allagamento the non provoca le urla dell’inquilino del piano di sotto, perché non c’è un piano di sotto. La città si ritrova con l’acqua alle caviglie, e le imbarcazioni, «legate ai muri come animali» (per citare Cassiodoro), s’impennano. La scarpa del pellegrino, dopo essersi avventurata nell’acqua, si sta asciugando sul radiatore della sua camera d’albergo; il veneziano si tuffa nelle profondità del proprio armadio per pescare un paio di stivali di gomma. «Acqua alta» dice una voce alla radio, e il traffico umano ha una pausa. Le strade si vuotano, negozi, bar, ristoranti e trattorie chiudono i battenti. Continua a leggere “Acqua alta”