Da «Radici» (1972)
Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato
Fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato…
Sono distese lungo la pianura bianche file di campi,
Son come amanti dopo l′avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi…
Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
Lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza…
L’inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
Nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza.
Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo,
Porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo…
Riempi il bicchiere, e con l′inverno butta la penitenza vana,
L’ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana…