Da «Kinotto» (1979)
La mia vita è nella fretta
La mia strada s’è ristretta
La mia casa è una cantina
La mia vita è in officina
Il lavoro a me mi stende
E per giunta non mi rende
Per comprarmi una maglietta
Ho venduto la mia lambretta
oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou
pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di didattica in presenza e in assenza, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e etero didatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)
Da «Kinotto» (1979)
La mia vita è nella fretta
La mia strada s’è ristretta
La mia casa è una cantina
La mia vita è in officina
Il lavoro a me mi stende
E per giunta non mi rende
Per comprarmi una maglietta
Ho venduto la mia lambretta
[L’identità di Clio, 21 febbraio 2023]
La didattica della storia
La “didattica della storia” è un campo di studi piuttosto problematico, soprattutto quando intende presentarsi come disciplina a sé stante, con un proprio statuto epistemologico. Il principio che alcuni sostengono è che essa non possa svilupparsi autonomamente a partire dall’esperienza degli stessi storici, ma debba comprendersi attraverso una relazione virtuosa con le riflessioni di carattere pedagogico, creando di fatto una sintesi tra le due discipline, peraltro secondo un criterio gerarchico che relega lo specifico disciplinare in posizione subordinata. Continua a leggere “GIOVANNI CAROSOTTI Il digitale al servizio della Storia, o il contrario?”
«Il Fatto quotidiano», 26 aprile 2023
Il “liceo del made in Italy”, la mistica del “merito”, l’istruzione “professionalizzante” guidata dal “docente orientatore”, l’umiliazione dei ragazzi, la demonizzazione dei licei “inutili”, le circolari antistoriche… Al di là del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, come mai queste retoriche preoccupanti hanno preso così piede?
La risposta sta nel “prima”, nell’esasperazione prodotta da decenni di malgoverno della scuola pubblica: pedagogismi astrusi, burocratizzazione a oltranza, verticismo aziendalistico, omologazione tecnologica coi fichi secchi, proletarizzazione sociale dei docenti, concorrenza al ribasso tra istituti Continua a leggere “FILIPPOMARIA PONTANI Quel caos chiamato Scuola. Da una schiforma all’altra”
– A Pasqua è venuto il prete benedirci la casa. Gliel’ho fatta vedere tutta. Quando è arrivato in quel posto ha detto che no, quel bidè si fa peccato usarlo!
– Il bide?
– II bidè, sicuro. Il nostro è ultimo tipo, non di quelli che ci hanno lo sciacquone, no. Il nostro bidè, ripete compiaciuto, è di quelli che hanno come una specie di rubinetto che proprio entra dentro. A me non me ne fa niente, alla mia donna nemmeno: peccato più peccato meno… ma è per i bambini, sa com’è! Il prete ci ha messo in guardia: dice che si possono prendere dei vizi…
Da Lucio Mastronardi, Il compleanno, in «L’assicuratore»
Da «Res amissa» (1991)
Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore Continua a leggere “GIORGIO CAPRONI Versicoli quasi ecologici”
Avevo sfondato le scarpe… Oltre le ghette assortite ebbi un nuovo paio di calzature, di marca inglese, Broomfield, con suole sporgenti, a prova d’acqua, rinforzate. Fu scelta la misura doppia perché mi durassero almeno due anni… Lottavo molto risolutamente contro strizzoni e storte. Facevo scafandro, sui boulevards.
Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito
Da Il falso autostop, in «Amori ridicoli»
«E allora, come si prenderà cura di me adesso?» chiese la ragazza con aria provocante.
«Che aperitivo vuole?».
La ragazza non era abituata agli alcolici; al massimo beveva del vino e le piaceva il vermut. Ora però disse apposta: «Una vodka».
«Ottimo» disse il giovane. «Spero che non mi si ubriacherà»
«E se anche fosse?» disse la ragazza.
Il giovane non rispose, chiamò il cameriere e ordinò due vodke e bistecche per cena. Dopo un po’ il cameriere portò un vassoio con due bicchierini e li poggiò davanti a loro. Continua a leggere “MILAN KUNDERA Berrò alla sua specie nella quale si fonde il meglio dell’animale e il peggio dell’uomo”
Da «Ingresso libero» (1974)
Agapito Malteni era un ferroviere
Viveva a Manfredonia giù nel Tavoliere
Buona educazione di spirito cristiano
E un locomotore sotto mano
Di buona famiglia giovane e sposato
Negli occhi si leggeva, molto complessato
Faceva quel mestiere forse per l’amore
Di viaggiare sul locomotore
La storia è la scienza del contesto cit.
Una prof universitaria, venuta per orientare le e gli studenti, chiede a tutti se hanno già deciso cosa faranno dopo il liceo. Intervengo per dire che se tornassi indietro mi iscriverei all’università del crimine. Stupita chiede: vorrebbe fare dei reati? Assassinare delle persone? No, niente omicidi, però mettiamo che voglio cominciare a confezionare dei soldi falsi, io personalmente non saprei nemmeno da che parte cominciare. Continua a leggere “Università del crimine”
[Corriere della sera, 20 marzo 2020]
Il poema dantesco, benché dotato di uno spessore culturale impressionante, che ha affaticato e affatica la critica accademica di ogni tempo, continua a parlare a tutti e a essere il libro meno libresco di ogni altro. Nessuno può pensare all’Inferno e al Purgatorio (meno il Paradiso, terreno privilegiato per l’ingegno dei dotti) in un modo diverso da quello che si è inventato Dante che con il potere metamorfico della fantasia ha rivestito di realtà un mondo immaginario. E lo ha fatto trasfigurando con la poesia leggende popolari, visioni, superstizioni, rozze figurazioni di cantastorie, assecondando il gusto per il grottesco, per il mostruoso, per il magico, per il sorprendente. Continua a leggere “ANDREA BATTISTINI Dantedì, ecco perché Dante è vivo e ci racconta il futuro”