RENATA PULEO Valutare in tempi di Covid19

[Roars, 2 aprile 2020]

Mentre continua il balletto dei comunicati da parte della Ministra Azzolina sui temi legati alla didattica a distanza – anche questi sospesi nella zona d’ombra fra legalità e legittimità – si mantengono aperte tutte le questioni che hanno a che fare con la didattica, generale e disciplinare. Rimane decisivo per il futuro della scuola, nel dopo pandemia, il tema della valutazione. Forse, nel tempo attuale e in quello che ci aspetta, è necessario rimettere in campo una critica serrata al Sistema Nazionale di Valutazione, a cura dell’INVALSI, alla sua funzione di stampella all’autonomia delle istituzioni scolastiche e al rapporto che tale insieme di dispositivi intrattiene con la libertà di insegnamento.

Scrivo – come in altre occasioni – di valutazione, tema che provo ad aggiornare al periodo che stiamo vivendo, di cui la scuola con le sue problematiche specifiche rappresenta un dato emergenziale. Continua a leggere “RENATA PULEO Valutare in tempi di Covid19”

Behind the curtain hold the line

L’insegnante vuole valutare, non può farne a meno, è il suo mestiere, lo chiede il preside, lo prescrive una circolare del MI, l’abbiamo deciso nel consiglio di classe (in streaming), non mi sento sicuro, è un diritto dello studente, lo faccio per il suo bene, lo fanno tutti, mi mancano i voti, sono per la meritocrazia (sempre e comunque). Ma giustamente dice: non mi faccio fregare. Ingaggia una prova di forza con la/lo studente (che perderà di sicuro). Chiede allo studente di bendarsi (a nessun insegnante verrebbe mai in mente di interrogare un alunno bendato in classe. E allora perché a casa sì?). Pretende che lo studente sia incollato allo schermo mentre lo interroga «come se effettivamente guardasse negli occhi il docente» (e mentre lo vede in primo piano non sa che sta leggendo le risposte sullo schermo). In ultima analisi, constatata la propria impotenza, «agli studenti si chiede un supplemento di correttezza ed onestà». Continua a leggere “Behind the curtain hold the line”

CARLO SCOGNAMIGLIO La persona (Lezioni sulla Costituzione 7)

[MicroMega, 15 gennaio 2020]

Il tema della libertà, e delle libertà, non si articola esclusivamente nella forma della contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali. Quella è certamente la questione cruciale, maggiormente sentita dai nuovi partiti di massa concentrati intorno alla fucina costituzionale. Tuttavia il concetto moderno di individuo, che Lelio Basso aveva inteso superare nel suo intervento, proponendo una concezione organicista dello Stato, non può e non deve essere del tutto abbandonato. Solidarietà sociale e statalismo, in alcuni interventi in Assemblea, sono percepiti come elementi di rischio per le libertà individuali.

Per comprendere meglio la dimensione preliminare di questo tema, possiamo rileggere criticamente l’articolo 2:

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
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ROBERTO CALOGIURI Il paradosso della scuola a distanza: istruzione o libertà?

[Limonate, 23 marzo 2020]

Il paradosso

Il generale stravolgimento provocato dal Covid-19, com’è noto, ha avuto conseguenze nefaste su tutta la società, e ha generato anche una situazione paradossale soprattutto nella scuola.
Perché l’unico e più urgente rimedio alla sospensione delle lezioni, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, è la didattica a distanza, ovvero la negazione della didattica tradizionale, quella in presenza, quotidiana, articolata su un contatto diretto e immediato.
Un contatto che comprende una serie di dinamiche che a distanza non possono essere controllate o praticate. Continua a leggere “ROBERTO CALOGIURI Il paradosso della scuola a distanza: istruzione o libertà?”

Fabbrica

La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti, deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia.
Adriano Olivetti

Il lavoro in fabbrica è orribile. Un lavoro freddo ed insulso, un mero ingranaggio, una fetta minuscola di una operazione molto più grande la cui interezza ci è sconosciuta, e il cui scopo mi fa inorridire. Questo lavoro non solo indebolisce fisicamente, ma anche e soprattutto psicologicamente. Il rumore stesso delle macchine, continuo, l’orribile fischio della sirena, il quadro degradante dell’uomo alla macchina, come se questa lo tenesse completamente in suo potere, non aiutano di certo a rafforzare i nervi. Com’è bello, all’opposto, il lavoro del contadino, dell’artigiano, sì, perfino il lavoro del netturbino!
Sophie Scholl, lettera a Lisa Remppis, 2 settembre 1942 Continua a leggere “Fabbrica”

CATTIVE MAESTRE La scuola ai tempi del coronavirus. Alcune considerazioni sulla didattica a distanza

[Cattive maestre, 16 marzo 2020]

La chiusura delle scuole è stata una delle prime limitazioni a carattere nazionale introdotta dalle direttive governative. Un atto senza dubbio necessario. Forse persino tardivo. Una limitazione che ha anticipato solo di pochi giorni il blocco di altri settori, compreso quello recente del commercio. Si prova a rassicurare le persone sostenendo che i servizi pubblici saranno universalmente garantiti, ma nella realtà non siamo sicure sia così. La gestione dell’emergenza sta ulteriormente accentuando l’accesso differenziato ai servizi pubblici fondamentali. Basti pensare che si è messa in «quarantena» la scuola per limitare la propagazione del virus, affinché le persone bisognose di cure non affollassero un sistema sanitario nazionale strutturalmente sottodimensionato e impreparato a gestire questo evento. Continua a leggere “CATTIVE MAESTRE La scuola ai tempi del coronavirus. Alcune considerazioni sulla didattica a distanza”

LUCIA R. CAPUANA Ministro Azzolina, no, così non va!

[L. R. Capuana, 30 marzo 2020]

Ho già scritto un post sulla scuola al tempo del coronavirus, per l’esattezza appena due settimane fa, tuttavia poiché proprio in questo breve lasso di tempo si sono susseguite a ritmo serrato una lunga serie di confronti sui social network, tanti articoli sull’argomento apparsi su quasi tutti i quotidiani principali, dirette Facebook del ministro, note e contronote ministeriali a cui ha fatto seguito un risoluto comunicato dei sindacati che ha, a sua volta, suscitato piccate prese di posizione da parte di un gruppo di dirigenti scolastici che, conseguentemente ha ottenuto la pubblicazione, sempre a mezzo stampa di una risposta ferma da parte di alcuni docenti, sento l’urgenza di tornare sull’argomento.
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OFFLAGA DISCO PAX Sensibile

Da «Bachelite», 2008

La parola «sensibile» è vaga come stelle dell’Orsa.
Francesca Mambro, protagonista dell’eversione nera degli anni ’70,
si è presa qualche ergastolo
per omicidi organizzati, realizzati, rivendicati, confessati,
ma si è proclamata innocente rispetto alla strage di Bologna.
Francesca Mambro era allora come oggi la donna di Giusva Fioravanti,
un tizio colpevole di decine di delitti a sfondo labilmente politico.
Delitti diventati famosi per la ferocia e la facilità con cui vennero commessi,
spesso a danno di gente che nulla aveva a che fare con le sue cause,
e a volte dettati dalla follia piuttosto che da un qualche credo neofascista. Continua a leggere “OFFLAGA DISCO PAX Sensibile”

STEFANO BARTEZZAGHI La cultura è un viaggio di sola andata. L’unico modo per tornare indietro è abrogarla ovvero «Il ragazzo ama il latino (ed è subito polemica)»

[«la Repubblica», 18 marzo 2013]

«IL LATINO non serve». Ad affermarlo non è stato Papa Francesco, giovedì scorso, quando ha deciso di pronunciare in italiano la sua prima omelia (Ratzinger l’aveva tenuta in latino, e aveva detto messa voltato verso l’altare). La recisa opinione è stata invece espressa lo scorso sabato, in una lettera che il lettore Giuseppe Chiassarini ha inviato a Repubblica.Il figlio non aveva avuto le ore di latino previste per quel giorno, e se ne era dispiaciuto perché il «latino è cultura». Il padre si è dichiarato preda di «una grande tristezza e anche di una certa rabbia. La classe politica che per decenni ha lasciato che tanti nostri figli impegnassero molte energie per imparare una lingua morta e, peggio, che ha inculcato in loro l’idea che questa lingua morta fosse importante, è una classe politica a sua volta morta». Certamente la pensa diversamente Giovanna Chirri Continua a leggere “STEFANO BARTEZZAGHI La cultura è un viaggio di sola andata. L’unico modo per tornare indietro è abrogarla ovvero «Il ragazzo ama il latino (ed è subito polemica)»”